Argentieri of John Cabot says Hungarian crowd chanted Russians go home like in 1956

Nel celebrare la vittoria del leader dell’opposizione Peter Magyar alle elezioni di ieri in Ungheria, folle numerose hanno intonato lo slogan che riecheggia ancora dalla rivolta del 1956: “russi a casa”. Lo racconta all’Adnkronos Federigo Argentieri, docente di scienze politiche e direttore del Guarini Institute for Public Affairs alla John Cabot University, spiegando come questo grido sia riemerso dalla memoria collettiva del Paese. A cantarlo sono stati anche giovani nati dopo il 1956, che comunque hanno ereditato e rinnovato la memoria storica a partire dal 1989. Argentieri ricorda inoltre che fu lo stesso Viktor Orban a usare quel motto nell’anno della caduta del Muro di Berlino quando si batteva per l’indipendenza dell’Ungheria dall’influenza sovietica, per poi pero allontanarsene politicamente in seguito; secondo l’analista, le masse hanno voluto rinfacciarglielo e chiedere il suo allontanamento per le scelte successive.

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Nella campagna elettorale hanno contato sia questioni di vita quotidiana sia grandi temi internazionali, spiega Argentieri. Hanno pesato problemi concreti come prezzi e inflazione, cosi come la percezione di corruzione e il favoritismo verso una burocrazia legata a Fidesz dopo sedici anni di governo. Anche il rapporto con l’Unione europea e stato un tema rilevante: a Budapest molti tengono all’identita di capitale europea e al ruolo di membri leali di Ue e Nato. L’analista aggiunge che la guerra in Ucraina richiama nella memoria un conflitto simile per l’Ungheria di settant’anni fa e che le campagne diffamatorie provenienti da Mosca hanno elementi che ricordano quelle del passato.

Con la supermaggioranza ottenuta alle urne, Magyar avra margine di manovra per realizzare la “de-orbanizzazione” promessa in campagna elettorale e ribadita nel discorso di vittoria, dove ha invitato i dirigenti fedeli a Fidesz a dimettersi prima che lo faccia il nuovo esecutivo. Argentieri prevede resistenze da parte dell’apparato, ma ritiene possibile una transizione se condotta con pazienza e promuovendo nuove leve, con l’obiettivo di riportare l’Ungheria a una condizione politica piu ordinaria e meno dominata dalla figura di Orban.

‘Magyar puo appianare scetticismo ungheresi’

Secondo Argentieri, Peter Magyar puo in tempi relativamente brevi ridurre lo scetticismo diffuso in Ungheria nei confronti dell’Ucraina e del presidente Volodymyr Zelensky, alimentato da anni di campagne e propaganda statale promosse dal premier uscente. L’intenzione dichiarata del leader dell’opposizione sembra essere quella di “normalizzare” i rapporti di Budapest sia con l’Ue sia con Kiev.

Oggi tra Budapest e Kiev permangono divergenze nette: il blocco ungherese su alcune iniziative Ue a favore dell’Ucraina, l’approvvigionamento energetico russo usato come leva politica da Orban, e questioni relative ai diritti della minoranza ungherese in Ucraina, influenzate dalla legge del 2019 che ha esteso l’uso dell’ucraino nell’istruzione. Argentieri ritiene che molte di queste tensioni possano essere risolte attraverso un confronto diretto tra Magyar e Zelensky, che potrebbe portare a rimuovere gli ostacoli ungheresi al sostegno europeo verso Kiev.

Durante la campagna Magyar non ha assunto una posizione apertamente filo-ucraina, concentrandosi su temi interni e mitigando promesse stringenti sulla diversificazione dalle forniture energetiche russe rispetto ai tempi indicati dall’Europa. Sull’eventuale adesione dell’Ucraina all’Ue, ha proposto un referendum: una misura che Argentieri giudica comprensibile in campagna elettorale, e che probabilmente mirava anche a non intensificare lo scontro diretto con la retorica di Orban, che negli ultimi anni aveva dipinto il suo avversario come vicino a Kiev e all’Unione.

‘Infiltrazioni spaventose da Cina e Russia, dovra combatterle’

Argentieri segnala un’insidiosa penetrazione di interessi cinesi e russi a Budapest, presente a piu livelli – accademico, culturale, scientifico, commerciale, politico e di intelligence – con ambasciate e presenze operative piu estese rispetto al passato. Per questo, secondo l’analista, Magyar dovra impegnarsi a contrastare queste influenze.

L’auspicio e che l’Ungheria sotto Magyar mantenga relazioni cordiali con la Cina, ma senza una presenza eccessiva sul territorio. Tuttavia, la profonda integrazione economica cinese realizzata negli anni rende difficile un ritorno indietro immediato: Orban ha strutturato rapporti tali da rendere complesso un rapido “roll-back”. Con una solida maggioranza parlamentare, comunque, Argentieri ritiene che si possano ottenere progressi, seppure graduali.

‘Per Meloni situazione inedita: lasciava rapporti stretti con Orban a Salvini, ora si appoggera piu a Tajani?’

Il risultato elettorale in Ungheria crea per la premier italiana Giorgia Meloni una situazione nuova, osserva Argentieri, perche il governo italiano convive tra un orientamento costruttivo verso l’Ue e una linea filo-ucraina, e insieme rapporti politici con leader europei piu euroscettici o vicini alla Russia. Fino a oggi, con Orban al centro, Meloni aveva lasciato a Matteo Salvini la gestione dei rapporti piu stretti con il premier uscente: Argentieri ricorda la visita di Salvini a Budapest in sostegno di Orban, riferendosi ironicamente al fatto che quell’appoggio non ha portato fortuna.

Dall’altro lato, Antonio Tajani rappresenta la componente europeista del governo e guarda con favore al successo di Peter Magyar, europarlamentare del Ppe con cui condivide posizioni. Argentieri si chiede quindi se Meloni manterra il doppio binario politico o se, di fronte al nuovo scenario, dovra avvicinarsi maggiormente alla linea di Tajani, rischiando pero di allontanare Salvini.