Il presidente Donald Trump cambia strategia dopo il fallimento dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad e annuncia l’immediato avvio di un blocco navale nello Stretto di Hormuz. La misura entra in vigore oggi, mentre Washington mantiene aperta anche l’opzione diplomatica in attesa di eventuali nuovi negoziati o di ulteriori attacchi. Teheran non esclude il dialogo ma avverte di essere pronta a difendere il controllo del tratto di mare. Tra gli effetti immediati, la prospettiva di un aumento dei prezzi del petrolio e dei carburanti.
I due punti fermi
In uno scenario molto fluido, Trump indica due certezze della sua linea: impedire all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare e imporre un blocco navale nello Stretto di Hormuz. <<Gli Stati Uniti realizzeranno un blocco navale nello Stretto di Hormuz>>, ha affermato il presidente in dichiarazioni a Fox News e su Truth. Secondo Trump, durante i colloqui in Pakistan sono stati raggiunti diversi accordi, ma il punto decisivo resta la riluttanza dell’Iran a rinunciare alle sue ambizioni nucleari, cosa che per la Casa Bianca rende insufficienti gli altri patti.
Il blocco navale
La novita annunciata e l’istituzione di un blocco navale, operativo dal 13 aprile, per controllare il traffico nell’area dello Stretto di Hormuz, tramite cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. La zona e gia sotto pressione per la minaccia di droni, missili e mine, con effetti sul mercato energetico e rialzi nei prezzi di benzina e diesel anche in Italia.
Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), le forze statunitensi inizieranno a implementare il blocco <
Trump ha anche sostenuto che l’Iran avrebbe posizionato mine in acqua e ha invitato Teheran a riaprire la via di navigazione internazionale. Gli Stati Uniti avevano gia inviato segnali nella giornata di sabato, con il transito di due cacciatorpediniere attraverso lo Stretto come primo passo per rimuovere ordigni. Ora, ha detto il presidente, la Marina iniziera a controllare tutte le navi che tentano di entrare o uscire dallo Stretto, con l’obiettivo dichiarato di consentire alla fine un traffico regolato ma sotto sorveglianza.
Gli effetti sui prezzi
Gli analisti avvertono che il blocco potrebbe aggravare una carenza di greggio e prodotti raffinati sul mercato. Karen Young, ricercatrice del Center on Global Energy Policy della Columbia University, stima che manchino all’appello circa 7 milioni di barili di greggio, di cui 4 milioni di prodotti raffinati che non riescono a essere esportati, a cui si sommerebbero i volumi iraniani assenti dal mercato.
Young osserva che potrebbero passare mesi prima che i prezzi scendano, anche dopo la fine di eventuali ostilita, perche la riapertura dello Stretto e la ricostruzione degli impianti petroliferi danneggiati richiedono tempo. Per queste ragioni, sostiene, e probabile che i prezzi rimangano elevati almeno fino alla fine del 2026.
L’Iran e il dialogo da rianimare
Nonostante lo scontro verbale, la via diplomatica resta in campo. Teheran afferma che i negoziati di Islamabad non hanno prodotto fiducia reciproca e sono avvenuti in un clima di sospetto, motivo per cui non ci si attendeva un accordo immediato. Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento e capo della delegazione iraniana, e il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei hanno ribadito che la diplomazia continua.
L’Iran respinge l’accusa di voler ottenere armi nucleari: fonti ufficiali dicono che il Paese rivendica il diritto all’energia nucleare per scopi pacifici e sarebbe disponibile a limitare alcune attivita per costruire fiducia, compresi livelli di arricchimento dell’uranio, secondo quanto riportato da media internazionali.
Teheran si tiene stretto lo Stretto
Teheran conserva strumenti per influenzare la situazione nello Stretto: secondo il Wall Street Journal, oltre il 60% delle imbarcazioni usate dai Pasdaran per pattugliare l’area e ancora operativo. Si tratta di piccoli veloci motoscafi e di unita armate con missili e mine che, per le loro dimensioni, sono piu difficili da rilevare dai satelliti. Consulenti della leadership iraniana sottolineano che il controllo dello Stretto e centrale nella loro strategia di sicurezza nazionale.
I Pasdaran avvertono che l’avvicinamento di navi militari allo Stretto sara considerato una violazione del cessate il fuoco e che ogni nave militare che si avvicini sara trattata con fermezza. Dicono allo stesso tempo che il passaggio innocuo di navi non militari e consentito secondo regolamenti specifici, ma che qualsiasi azione che appaia ostile o pretestuosa sara contrastata.
Trump e la minaccia, torna l’attacco finale?
Il rischio di escalation resta reale ma incerto. Trump ha alternato toni concilianti, sostenendo che gli Stati Uniti hanno ottenuto molti punti nei colloqui, a minacce molto nette contro l’Iran. Il presidente ha detto di aspettarsi un ritorno di Teheran al tavolo dei negoziati, ma ha anche parlato della possibilita di attacchi militari mirati: ha elencato infrastrutture energetiche, centrali elettriche, ponti e impianti di desalinizzazione tra gli obiettivi che potrebbero essere colpiti, osservando che danni a tali strutture avrebbero conseguenze pesanti e di lungo termine.
