Hungary’s pivot on EU funds and Ukraine with Peter Magyar

Con la sconfitta di Viktor Orban nelle elezioni politiche di ieri, i rapporti tra l’Ue e l’Ungheria – tesi da tempo per l’uso ricorrente del veto da parte di Budapest – potrebbero migliorare significativamente. L’analogia piu immediata e con la Polonia, dove il passaggio dal governo di Mateusz Morawiecki alla coalizione guidata da Donald Tusk, a fine 2023, porto allo sblocco immediato del Pnrr polacco da parte della Commissione Europea dopo anni di attriti sul rispetto dello Stato di diritto.

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Per il Pnrr ungherese, pari a 10,4 miliardi di euro, replicare l’esperienza polacca e piu complesso: la scadenza finale per Next Generation EU prevista dal regolamento Ue e a fine agosto 2026 e il piano dell’Ungheria e tuttora bloccato. In passato si sono registrati sblocchi parziali contestati dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, il che complica ulteriormente una soluzione rapida. Non e pero escluso che la Commissione possa procedere a uno sblocco: molto dipendera dalle modifiche legislative che il nuovo governo adottera e dal tempo rimasto per attuarle.

I rapporti tra Bruxelles e Budapest resteranno in una fase di attesa fino alla formazione del nuovo esecutivo. Secondo Zsuzsanna Vegh del German Marshall Fund, intervenuta a un seminario dell’EPC a Bruxelles, un governo guidato da Peter Magyar potrebbe insediarsi “abbastanza rapidamente, entro un mese e mezzo”. Fino ad allora l’esecutivo dimissionario di Viktor Orban e il Parlamento in carica mantengono le proprie funzioni, pur essendo usciti dalle urne.

Vegh (Gmf), ‘Magyar cambiera politica verso Russia’

Un ambito in cui si prevede un cambiamento e la gestione delle relazioni con l’Ucraina. Vegh ritiene che Peter Magyar adottera “un atteggiamento piu collaborativo” tanto nei rapporti bilaterali con Kiev quanto nelle posizioni dell’Ungheria nelle iniziative Ue verso l’Ucraina. A livello bilaterale le relazioni tra Ungheria e Ucraina sono deteriorate, soprattutto nell’ultimo anno, principalmente per le questioni legate ai diritti della minoranza ungherese nella Transcarpazia. Vegh osserva che Orban ha spesso strumentalizzato questi problemi invece di cercare soluzioni negoziate, come hanno fatto Romania e Polonia, che sono riuscite a trovare accordi dialogando con Kiev.

Secondo Vegh, sull’arena Ue l’Ungheria ha usato il veto in passato in modo tale da apparire come a tutela di interessi russi; questo comportamento potrebbe cessare con il nuovo governo, perche “la narrativa e cambiata” e Magyar dovrebbe adottare una linea diversa verso Mosca. Resta pero il legame energetico con la Russia: anche dal partito di Magyar si parla di voler diversificare le forniture entro il 2035, una tempistica ritenuta da molti troppo lontana.

Un dossier urgente e il prestito comunitario da 90 miliardi all’Ucraina per il 2026-27 concordato lo scorso dicembre dal Consiglio Europeo. L’iniziativa sarebbe realizzata tramite una cooperazione rafforzata a 24 Stati, escludendo Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, ma Orban – con il sostegno dello slovacco Robert Fico – l’ha bloccata citando la mancata riparazione dell’oleodotto Druzhba, danneggiato da bombardamenti sul territorio ucraino. Orban ha accusato il presidente Zelensky di ritardare volontariamente i lavori per influenzare il voto in Ungheria.

Probabile rimozione veto su ventesimo pacchetto sanzioni Russia

Zelensky ha risposto accusando l’Ungheria e, in modo talvolta duro, ha minacciato ritorsioni verbali. La missione Ue che dovrebbe verificare lo stato delle infrastrutture energetiche ucraine rimane avvolta nell’incertezza: i portavoce della Commissione ripetono che e disponibile a inviare una missione ma non forniscono aggiornamenti concreti. Anche la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha evitato di fornire dettagli quando e stata interrogata sull’argomento.

Vegh ritiene che Magyar non blocchera a priori il prestito Ue all’Ucraina, ma potrebbe sollevare riserve legate alla situazione dei conti pubblici dell’Ungheria, attualmente sotto procedura per deficit eccessivo. E plausibile inoltre che il nuovo governo rimuova il veto sul ventesimo pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia, previsto inizialmente entro il 24 febbraio 2026. Rimane comunque la possibilita di un veto slovacco guidato da Robert Fico; senza il sostegno dell’Ungheria, mantenere l’opposizione su scala regionale sarebbe piu difficile per Bratislava.

Oggi la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che ha accolto con sollievo la prospettiva di non dover piu negoziare con Viktor Orban, ha dichiarato di voler lavorare “intensamente” con Budapest per sbloccare i finanziamenti europei rimasti fermi. L’ammontare complessivo e stimato in 17-18 miliardi di euro, risorse utili per il nuovo premier che ereditera un’economia in difficolta: nel 2024 il Pil ungherese e cresciuto solo dello 0,6%.

Darvas (Bruegel), ‘Magyar non sosterra fast-track per adesione Kiev’

Vegh ritiene che il negoziato tra Ue e Ungheria sullo sblocco dei fondi potra coprire vari temi, inclusa la posizione su Ucraina. Magyar dispone di una maggioranza parlamentare di due terzi, che gli conferisce ampio margine d’azione e opportunita di cooperazione con le istituzioni europee se scegliera di farlo.

Per quanto riguarda l’eventuale adesione dell’Ucraina all’Ue, Budapest potrebbe rinunciare all’uso del veto ma difficilmente appoggera una procedura accelerata di adesione. Questa posizione e coerente con una sensibilita politica nostrana verso i Paesi dei Balcani Occidentali, che temono di essere sorpassati dopo anni di riforme. Zsolt Darvas, del think tank Bruegel, prevede infatti che il nuovo governo non sosterra un “fast-track” per Kiev e che la decisione finale sull’adesione ungherese sara soggetta a referendum una volta conclusi i negoziati.

E comunque probabile un cambio di clima tra Bruxelles e Budapest. Pur provenendo dall’orbita di Fidesz, Magyar e membro del Partito Popolare Europeo, la principale forza al Parlamento Europeo, dove siedono anche von der Leyen e la presidente del Parlamento Roberta Metsola. Magyar non e un progressista: mantiene posizioni conservatrici, in particolare su immigrazione, dove si oppone a qualsiasi forma significativa di redistribuzione prevista dal Patto migratorio Ue. Tuttavia, a Bruxelles si spera che il suo governo si ancorera al consenso europeo su Stato di diritto e sostegno all’Ucraina, riportando l’Ungheria “al cuore dell’Unione”, per usare le parole di Metsola. (di Tommaso Gallavotti)