Iran’s ambassador Ferrara says diplomacy not over

La diplomazia resta rilevante. Lo ha sostenuto l’ambasciatore Pasquale Ferrara con la sua lectio magistralis – la prima tenuta a Brescia – nell’aula magna dell’Universita Cattolica del Sacro Cuore, in occasione del decennale del corso triennale in Scienze politiche e relazioni internazionali. Secondo il preside della facolta, Andrea Santini, l’incontro e nato dall’esigenza di offrire una riflessione storica sulla diplomazia proprio mentre si osserva una ripresa delle logiche di potenza.

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A generare incertezza sul futuro della pratica diplomatica e, secondo Ferrara, la situazione internazionale. Ha portato come esempio gli Stati Uniti, dove il Dipartimento di Stato – tradizionalmente associato a una “diplomazia riflessiva” e alla professionalita degli addetti – sembra aver perso parte della sua funzione consultiva. In questa lettura, molte decisioni appaiono prese da una cerchia ristretta di consiglieri intorno al presidente, con un ruolo ridotto per i diplomatici di carriera, riporta l’Universita Cattolica.

Due figure sono state indicate come simboli di questo cambiamento: Jared Kushner e l’imprenditore immobiliare Steve Witkoff, entrambi chiamati a occuparsi di dossier diplomatici. Ferrara ha avvertito che l’esclusione della diplomazia professionale – spesso accusata dai populisti di far parte del “deep state” – puo causare danni duraturi, soprattutto quando i consiglieri sostituiscono i diplomatici nelle negoziazioni.

Sempre secondo il relatore, alcune politiche statunitensi recenti – tra cui misure economiche unilaterali e un uso prevalente della forza militare – sono state interpretate da alcuni studiosi come segnali di un ruolo egemonico e predatorio, con conseguenze negative per l’ordine internazionale.

Accanto a criticita, Ferrara ha ricordato esempi di diplomazia efficace esercitata attraverso la mediazione e la “manutenzione” dei rapporti da parte di potenze piccole e medie, citando Paesi come Qatar, Giordania, Norvegia, Svizzera, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Egitto e Algeria. Tali forme di intervento, ha osservato, hanno permesso il rientro di prigionieri di guerra russi e ucraini e hanno favorito il rilascio di molti ostaggi trattenuti da gruppi armati, risultati non ottenuti con la forza militare indiscriminata.

Ferrara ha poi denunciato pratiche di “pseudo-diplomazia” che compromettono i processi negoziali, portando esempi recenti: in piu occasioni negoziati sul nucleare iraniano sembravano vicini a un’intesa quando sono intervenuti attacchi o azioni militari che hanno interrotto il dialogo. Ha citato anche l’eliminazione – in un contesto di tensioni diplomatiche – di figure coinvolte nelle trattative, segnalando come tali eventi possano ostacolare soluzioni pacifiche.

Sui fronti di conflitto, Ferrara ha osservato come annunci di tregue siano stati talvolta accompagnati da attacchi alle infrastrutture, come nel caso della guerra tra Russia e Ucraina, e come si registrino frequenti violazioni dei cessate il fuoco in altre aree. Ha citato, inoltre, la situazione a Gaza dopo gli accordi e le iniziative internazionali, sottolineando che molte violazioni hanno provocato vittime e feriti tra la popolazione civile.

Infine, il relatore ha discusso il concetto di “diplomazia coercitiva”, definendolo un ossimoro: la coercizione e la diplomazia sono strumenti diversi e spesso contrapposti. Il modello del negoziato imposto, associato allo stile politico di alcune amministrazioni recenti, tende piu all’ultimatum che al confronto e puo trasformare la minaccia in una forma preliminare di conflitto, indebolendo la possibilita di soluzioni negoziate.