Un’apertura nel dibattito ufficiale dell’Ue sull’Ucraina e arrivata dal primo ministro belga Bart De Wever, noto per il suo approccio intellettuale alla politica. Prima del vertice conclusosi stanotte, De Wever ha rilasciato un’intervista al quotidiano francofono L’Echo che ha suscitato attenzione in Belgio e oltre, proponendo una riflessione sulla necessita di considerare anche approcci pragmatici nei rapporti con la Russia, compresa la possibilita di riprendere importazioni energetiche.
Il ragionamento di De Wever e stato spesso sintetizzato in modo riduttivo: un accordo con la Russia e la ripresa delle forniture di idrocarburi. In realta la sua posizione e piu articolata. Al termine del Consiglio Europeo ha spiegato con maggiore calma le sue argomentazioni, sottolineando che posizioni simili circolano anche in ambienti europei, seppure non espresse pubblicamente. De Wever e un politico che non teme il confronto e che, per caratteristiche personali e biografiche, esprime opinioni controcorrente.
Il primo ministro ha ricordato che l’Europa sta finanziando in larga misura la guerra e che, pur dichiarandosi <
‘Qual e il nostro rapporto a lungo termine con la Russia?’
De Wever ha posto una domanda cruciale: una volta definita una pace accettabile per l’Ucraina, quale dovra essere il rapporto dell’Europa con la Russia? Ha sottolineato che l’obiettivo primario nelle trattative deve essere una soluzione che Kiev consideri accettabile, ma ha anche osservato che occorre pensare alle relazioni future con Mosca: esclusione totale e ostilita permanente, o una prospettiva di normalizzazione che potrebbe offrire incentivi al dialogo?
Ha poi sollevato un problema pratico: l’Europa finanzia in modo massiccio il conflitto ma non e rappresentata al tavolo delle trattative, dove siedono Stati Uniti, Russia e Ucraina. Per De Wever questa discrepanza e anomala e meriterebbe riflessione politica e diplomatica.
Secondo De Wever, se si negozia occorre pensare sia agli interessi dell’Ucraina sia a come incentivare concretamente l’altra parte a trattare; senza alcuna prospettiva di normalizzazione, ha argomentato, la Russia potrebbe ritenere che il tempo giochi a suo favore e non sentirsi spinta a fare concessioni.
‘Senza prospettiva normalizzazione, abbiamo poco da offrire a Putin’
De Wever ha ammesso che proporre la normalizzazione e un’ipotesi rischiosa e politicamente controversa, che in Belgio ha scatenato un ampio dibattito. Ha anche ricordato la sua opposizione, non isolata, all’idea di usare i beni congelati della Banca centrale russa per finanziare l’Ucraina, posizione che ha alimentato critiche.
Il suo ragionamento, ha spiegato, e pragmatico: se esiste una concreta possibilita militare di vittoria, continuare a finanziare lo sforzo bellico ha senso; ma se una vittoria non e verosimile, puo risultare piu efficace negoziare cercando di offrire all’avversario incentivi realistici per accettare una soluzione. Ha riconosciuto che esprimere pubblicamente questi ragionamenti puo portare a fraintendimenti.
‘Guerra in Iran, dazi Usa, dumping Cina: e un po’ troppo’
De Wever ha inoltre posto il tema della congiuntura internazionale: guerra in Medio Oriente, conflitto in Ucraina, misure protezionistiche e dazi statunitensi, concorrenza cinese con pratiche di dumping, e dipendenza energetica. Per lui e un insieme di pressioni che rende l’attuale strategia europea troppo frag ile e richiede un ripensamento. Ha sottolineato che non si tratta di cedere a Mosca, ma di considerare strumenti negoziali che possano portare a una pace sostenibile e a una visione strategica a lungo termine.
Ha ammesso che parlare apertamente di questi temi e <
‘Nel Consiglio Europeo nessuno si e agitato per mie posizioni’
De Wever ha detto di non aver percepito reazioni forti alle sue posizioni all’interno della stanza del Consiglio Europeo: i colleghi conoscono le sue opinioni e, secondo lui, non mettono in dubbio la sua lealta verso l’Ucraina. Ha sottolineato che a volte servono voci che aprano prospettive diverse per stimolare una discussione piu ampia.
Il primo ministro belga ha concluso invitando a riflettere sulla situazione strategica dell’Europa e a cercare soluzioni per migliorare la propria capacita di reazione e autonomia. Resta da vedere se le sue proposte, formulate dopo anni di conflitti nel Donbass e oltre quattro anni di guerra su larga scala, riusciranno a ottenere consensi piu ampi nei forum europei. (di Tommaso Gallavotti)
