Davila freed after 550 days describes torture by Maduro regime

Un incubo durato 550 giorni. Williams Davila, dissidente italo-venezuelano ed ex deputato dell’Assemblea nazionale di Caracas, e finalmente libero. In un’intervista ad Adnkronos racconta la sua detenzione sotto il regime di Nicolas Maduro: l’arresto, avvenuto poche ore dopo un’intervista rilasciata alla stessa agenzia, le condizioni subite in carcere e i gravi problemi di salute sviluppatisi durante la prigionia. Tutto inizio in una notte d’agosto di due anni fa, nel pieno delle proteste scoppiate dopo le contestate elezioni presidenziali. “L’8 agosto 2024 fui vittima di una sparizione forzata”, dice Davila, ricordando che per giorni della sua sorte non si ebbero notizie e che la famiglia, pur cercando nelle strutture di detenzione, ottenne ripetutamente il rifiuto ufficiale di riconoscerne la presenza.

La cattura fu violenta e lascio conseguenze serie sulla sua salute. Nei primi giorni di detenzione all’Helicoide, noto centro dei servizi di sicurezza a Caracas, Davila rischio di morire: una caduta provoco una ferita che si infetto, evolvendo in setticemia e in una grave prostatite. Trasferito in un ospedale solo quando le sue condizioni divennero critiche, ricorda di essere entrato in uno stato di shock prima di ricevere cure adeguate.

Davila denuncia che l’isolamento fu intenzionale e che furono violati diritti fondamentali: due volte fu negata all’Ambasciata del Portogallo la conferma che si trovasse in clinica, ostacolando l’assistenza consolare; gli fu inoltre impedito di ricevere assistenza religiosa, compresa la comunione da parte di Monsignor Ovidio Perez Morales, suo parente. Nonostante le condizioni estreme, afferma di non essersi spezzato moralmente: “Sono rimasto saldo nello spirito; credo che verita e giustizia prevarranno”. Secondo Davila, il trasferimento in ospedale si verifico solo per il peggioramento improvviso delle sue condizioni, altrimenti la sua detenzione sarebbe rimasta nascosta a lungo.

Descrive mesi di isolamento, interrogatori e pressioni psicologiche: gli venivano ripetutamente chiesti dettagli sul suo presunto “padrino politico”, sul telefono e su eventi successivi al voto del 28 luglio. Davila sottolinea l’importanza della liberta di coscienza e di espressione, definendole inalienabili e non negoziabili anche nelle circostanze piu difficili.

La liberazione giunse inaspettata il pomeriggio del 18 luglio 2025, intorno alle 17:00, ma la scarcerazione non porto subito alla fine delle restrizioni: gli fu imposta una misura sostitutiva con liberta condizionata, divieto di lasciare il Paese e l’obbligo di presentarsi in tribunale ogni 30 giorni. Per mesi visse una liberta parziale, “una specie di Helicoide allargato”, fino al 9 marzo 2026, quando arrivo il proscioglimento definitivo.

La sua esperienza personale si colloca in un contesto politico che si e trasformato nei mesi successivi: all’inizio del 2026 un’operazione militare degli Stati Uniti porto alla cattura dell’allora presidente Nicolas Maduro, trasferito poi negli Usa per accuse legate a narcotraffico e terrorismo. Davila attribuisce un ruolo decisivo al sostegno internazionale, citando in particolare l’Ambasciata del Portogallo in Venezuela per l’assistenza fornita durante gli oltre undici mesi di detenzione. Ringrazia inoltre la mediazione internazionale – che vide coinvolti attori come l’ex presidente Zapatero nelle trattative tra Stati Uniti, Venezuela ed El Salvador – e il sostegno di leader europei come la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni. Saluta anche l’appoggio dell’Istituto Milton Friedman, di cui e membro del consiglio direttivo, che denuncio pubblicamente il suo caso.

Davila critica le manifestazioni in Italia a favore di Maduro promosse da alcune forze di sinistra e invita chi le organizza a informarsi attraverso le testimonianze di chi e passato per l’Helicoide. Ricorda che in Venezuela rimangono circa 502 prigionieri politici, molti privi di visite, cibo adeguato o condizioni dignitose. Denuncia inoltre la situazione sociale: salari insufficienti, blackout estesi in molte aree e problemi infrastrutturali, citando lo stato di Merida, dove e nato e dove e stato governatore, come esempio delle interruzioni di corrente prolungate.

Guardando al futuro, Davila esprime cauta speranza: vede il Paese in una fase di profonda riorganizzazione e auspica che la legge e il voto tornino a essere gli strumenti principali per decidere il destino collettivo. Immagina una transizione politica che sanera le ferite della crisi e restituira la liberta agli innocenti, auspicando un governo di unita che riduca divisioni e ingiustizie. Propone Maria Corina Machado come figura guida per questo processo e chiede alla comunita internazionale di osservare attentamente l’evoluzione politica, economica e sociale del Venezuela. “La liberta di un uomo e un passo; la liberta di una nazione e un processo continuo”, conclude, rinnovando l’impegno a lottare fino alla vittoria per un Paese in cui nessuno sia perseguitato per le proprie idee. (di Antonio Atte)