How Iran’s attacks on radars and US bases are reshaping the war

Il conflitto ha visto un cambiamento di strategia da parte dell’Iran, che ha progressivamente mirato ai punti deboli statunitensi in Medio Oriente. Nelle prime fasi, dopo l’attacco iniziato il 28 febbraio e condotto da Usa e Israele, Teheran aveva lanciato ondate massicce di missili e droni; successivamente ha spostato l’obiettivo su radar e sistemi di difesa aerea, considerati elementi chiave della protezione nelle basi del Golfo. Il presidente Donald Trump ha piu volte dichiarato che <>, sostenendo che le forze avversarie avrebbero perso capacita navali, aeree, radar e di difesa. Nonostante queste affermazioni, l’Iran continua a riuscire a infliggere danni mirati.

Fonti come il New York Times rilevano che Teheran affianca agli attacchi diretti azioni condotte tramite milizie alleate nella regione. In Kurdistan iracheno, una milizia filo-iraniana ha infatti impiegato uno sciame di droni contro un hotel di Erbil frequentato da militari statunitensi: secondo fonti del Pentagono, questo episodio indica che l’Iran e consapevole della presenza di truppe Usa anche in strutture civili.

Tre funzionari militari americani hanno osservato che l’Iran sembra aver riconosciuto di non poter competere con Stati Uniti e Israele sul piano della pura potenza di fuoco. Tuttavia, resistendo ai bombardamenti e trasformando il confronto in una guerra di logoramento, il governo iraniano potrebbe ottenere un risultato politico vantaggioso. In questa ottica la strategia iraniana sembra mirare soprattutto a indebolire le difese americane, in particolare gli intercettori e gli altri sistemi antimissile impiegati per proteggere truppe e installazioni.

La lezione del 2025

L’andamento del conflitto indica che l’Iran ha rapidamente tratto insegnamenti dalla cosiddetta guerra dei 12 giorni dello scorso giugno, durante la quale le risorse occidentali per l’intercettazione antimissile furono fortemente sollecitate. <>, ha detto Vali Nasr, esperto di Iran alla Johns Hopkins University, sottolineando come Teheran abbia individuato fragilita nelle capacita difensive avversarie, tra cui intercettori, sistemi Thaad e Patriot.

Un rapporto del Center for Strategic and International Studies ha ricostruito che, nella guerra dell’anno precedente, gli Stati Uniti impiegarono tra i 100 e i 250 intercettori del sistema Thaad – arrivando fino a meta delle scorte disponibili – e circa 80 missili SM-3, pari a quasi un quinto delle riserve complessive.

Anche il capo degli Stati maggiori riuniti degli Stati Uniti, il generale Dan Caine, ha riconosciuto un adattamento dell’approccio iraniano. <>, ha dichiarato durante una conferenza stampa, evidenziando un processo di adeguamento reciproco sul campo.

Dopo i primi attacchi, l’Iran ha ampliato la portata delle proprie operazioni: oltre a colpire asset statunitensi e israeliani, ha lanciato migliaia di droni kamikaze a basso costo contro alleati e installazioni nella regione, colpendo siti in Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq e Bahrein. Washington segnala un rapido calo nei lanci iraniani successivi, ma valutazioni riservate del Pentagono stimano che Teheran possa aver mantenuto fino al 50% del proprio arsenale di missili e sistemi di lancio come riserva, potenzialmente destinata a bersagli militari strategici quali radar e infrastrutture di comunicazione statunitensi.