Per ora dalla Casa Bianca non arrivano annunci ufficiali sulle azioni che il presidente Donald Trump intende intraprendere nei confronti dell’Iran: i consiglieri piu stretti mantengono il riserbo, mentre alcuni media statunitensi ipotizzano che un attacco potrebbe essere imminente. Centinaia di militari americani sono stati spostati da basi in Medio Oriente, fra cui l’Al Udeid in Qatar. Venerdi mattina il presidente ha detto di valutare un’operazione mirata per indurre Teheran a negoziare un nuovo accordo sul nucleare, affermando ai giornalisti: “Penso di poter dire che ci sto pensando”.
I tempi della bozza d’intesa con Washington
Teheran sostiene che una bozza d’intesa con Washington sara pronta entro due o tre giorni, anziche nei dieci giorni precedentemente indicati. Secondo Axios, l’amministrazione Trump potrebbe prendere in considerazione una proposta che consenta all’Iran un arricchimento nucleare limitato e simbolico, senza permettere la capacita di costruire una bomba. Il Guardian riferisce che l’Iran non sarebbe disposto a esportare le sue riserve di circa 300 kg di uranio altamente arricchito, ma sarebbe disponibile a ridurne la purezza – fino al 60% – sotto la supervisione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).
Le opzioni in campo
Al presidente sono state presentate diverse opzioni militari gia nelle settimane scorse, incluse ipotesi che prevedono attacchi diretti contro il leader supremo, l’ayatollah Ali Khamenei, e suo figlio Mojtaba. Fonti citate da Axios precisano che la decisione non e ancora stata presa e che in ogni caso Trump potrebbe decidere di non procedere. Un’eventuale decisione di colpire segnerebbe la seconda operazione offensiva degli Stati Uniti e di Israele contro obiettivi iraniani in meno di un anno, dopo i raid aerei dello scorso giugno. Secondo un’intelligence consulted dall’Adnkronos, la Casa Bianca preferirebbe attendere alcuni giorni, in parte perche la potente portaerei Gerald R. Ford non e ancora in posizione – presumibilmente nei pressi di Cipro per un ruolo difensivo a protezione di Israele.
La Gerald R. Ford ha recentemente attraversato lo Stretto di Gibilterra dopo un lungo dispiegamento nell’area del Venezuela e necessita di alcuni giorni per raggiungere la destinazione prevista: la Casa Bianca sembra voler completare il posizionamento delle forze – sia per un’eventuale operazione offensiva sia per difendersi da possibili ritorsioni iraniane – prima di compiere la prossima mossa.
L’incontro tra Rubio e Netanyahu del 28 febbraio
Il senatore Marco Rubio incontrera il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu il 28 febbraio per discutere della strategia americana verso l’Iran, un appuntamento che puo essere interpretato come ulteriore segnale di prudenza e volonta di coordinamento. Al momento, il dispiegamento statunitense comprende la portaerei Abraham Lincoln nel Mar Arabico e tre navi da combattimento nel Golfo Persico; vari cacciatorpediniere sono posizionati nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, mentre altre due unita sono nel Mar Mediterraneo a scopo difensivo. Con l’arrivo della Ford, lo schieramento sarebbe quasi completo e il pieno dispiegamento di tutte le forze potrebbe avvenire entro la meta di marzo.
Fonti della regione ritengono piu probabile un’escalation che un accordo definitivo, osservando che Washington sta allestendo uno dei piu imponenti schieramenti militari nell’area dagli anni dell’invasione dell’Iraq del 2003. Il governo israeliano valuta che Teheran e Washington siano in stallo e si sta preparando a una possibile azione congiunta con gli Stati Uniti. Da parte sua Washington punta sulla pressione di una forza schiacciante per costringere l’Iran a cedere, mentre Teheran conta sul fatto che l’amministrazione americana voglia evitare una campagna prolungata. (di Iacopo Luzi)
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