Come sta evolvendo il mercato dell’energia? Nel mese di gennaio 2026 non si registrano interventi incisivi da parte dell’Autorità. Si segnalano due sole misure:
- un ritocco al ribasso del mercato di Maggior Tutela;
- l’aggiornamento ISTAT della soglia ISEE per l’accesso al bonus sociale.
Si tratta di interventi limitati, che non incidono sui nodi strutturali del sistema energetico italiano. Ma come sta realmente andando il mercato?
Andamento del PUN e mercato libero
Il mercato libero è sempre più identificabile con l’andamento del PUN, espresso in euro/MWh. Pur non essendo immediatamente confrontabile con altre soluzioni di fornitura, il PUN è quotato sulla Borsa elettrica (GME) ed è quindi facilmente consultabile. Nel 2025 il PUN ha raggiunto il picco di 150 €/MWh a febbraio, per poi scendere e stabilizzarsi intorno ai 110 €/MWh nel secondo, terzo e quarto trimestre.
La media 2025 si attesta a 116 €/MWh, con un calo del 16% rispetto al primo trimestre 2025, anche se resta superiore del 7% rispetto alla media del 2024.
La quotazione del PUN di gennaio 2026 è pari a 131 €/MWh, in diminuzione rispetto ai 143 €/MWh di gennaio 2025. Questa ritrovata stabilità dell’indice, insieme al forte calo rispetto all’inverno precedente, è ancora una volta legata alle condizioni del mercato del gas.
Il ruolo del gas nel sistema energetico
Anche il mercato del gas ha registrato un picco nel febbraio 2025 (0,5622 €/Smc), seguito da una discesa costante fino a 0,3269 €/Smc a dicembre 2025, con una riduzione complessiva del 41,8%. Questa dinamica è stata favorita dall’abbondanza di gas in Europa, anche grazie agli acquisti di GNL americano. I dati confermano l’aumento dei volumi scambiati: nella negoziazione continua, il confronto tra quarto trimestre 2024 e 2025 evidenzia una crescita del 32%. Nel nostro Paese, circa il 25% del gas arriva sotto forma di GNL, attraverso i quattro impianti di rigassificazione attivi. Anche il rimbalzo di gennaio 2026, a 0,39 €/Smc, rimane contenuto se confrontato con i 0,53 €/Smc di dodici mesi prima.
Nonostante ciò, l’Italia resta fortemente esposta alle condizioni del gas, utilizzato in larga parte per la produzione di energia elettrica, in assenza di alternative credibili e realizzabili nel breve periodo.
Fonti energetiche e mix di produzione
Nel novembre 2025, il gas rappresenta il 54% delle materie prime utilizzate per la produzione di energia elettrica (52% nell’anno precedente), mentre il solare si attesta al 9,7% (9,1% nel 2024). Fonti rinnovabili come solare, eolico e idroelettrico sono per loro natura non continuative, poiché dipendono dalla disponibilità della fonte primaria, dalla stagionalità e da altri fattori esterni.
Accumulo, autoconsumo e interconnessioni europee
Il tema dell’accumulo energetico (storage) è centrale per un Paese strutturalmente in deficit energetico come l’Italia, che importa una quota significativa di energia da Paesi europei dotati di produzione nucleare. Le strategie regionali sono differenti:
- grandi impianti di accumulo in Lombardia e Piemonte;
- forte diffusione del micro-accumulo domestico in Veneto, legato al fotovoltaico.
L’istantanea del sistema elettrico nazionale del 26 gennaio 2026 mostra come il fabbisogno giornaliero sia coperto principalmente dalla produzione termica a gas, seguita dalle importazioni, dall’autoconsumo – attivo anche nelle ore notturne grazie all’accumulo – e infine dalle fonti rinnovabili. L’autoconsumo non è quindi marginale: oltre al contributo diurno, l’energia accumulata consente di sostenere la domanda anche durante la notte.
Infine, l’Italia è pienamente interconnessa con il sistema europeo, in particolare con Francia, Svizzera, Austria, Slovenia, Corsica, Albania e Grecia, con scambi regolati da accordi bilaterali.
Il bilancio elettrico degli ultimi 12 mesi (310 GWh) evidenzia:
- 130 GWh da termico a gas
- 47 GWh importati
- 42 GWh idroelettrico
- 34 GWh fotovoltaico
- 33 GWh autoconsumo
- 21 GWh eolico
- 5 GWh geotermico
Investire nel fotovoltaico e nelle CER
I dati confermano la necessità di continuare a investire nel fotovoltaico, per aumentare la potenza installata sul territorio.
I benefici sono duplice: maggiore autoconsumo e possibilità di valorizzare l’energia prodotta attraverso la vendita in rete, anche partecipando a una Comunità Energetica Rinnovabile (CER).
