Manovra, ok del Senato alla fiducia sul maxi emendamento: 113 voti a favore

L’Aula del Senato ha votato la fiducia posta dal governo sul maxi emendamento alla manovra, con 113 voti favorevoli, 70 contrari e 2 astenuti. La seduta ora è sospesa fino alle 13.05 in attesa del Consiglio dei ministri per la Nota di variazione, poi l’Aula di Palazzo Madama tornerà a riunirsi.

Al termine delle dichiarazioni di voto, l’opposizione ha intanto protestato in Aula: i senatori del Pd hanno esposto dei cartelli con la scritta ‘Voltafaccia Meloni’, mentre quelli del M5S sventolavano l’opuscolo ‘Tre anni di tasse’ sul governo (VIDEO).

“Voglio ringraziare tutti, anche i rappresentanti dell’opposizione, perché abbiamo vissuto momenti complicati però è prevalso sempre il senso dell’istituzioni e la responsabilità di garantire, come dire, un percorso il più possibile ordinato alla manovra stessa’’, ha detto il ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani a margine dei lavori al Senato.

“Lo devo riconoscere – ha aggiunto – ci sono stati momenti complicati in cui tutti hanno fatto appello alla propria responsabilità, anche di rappresentare l’opposizione, come chi rappresenta la maggioranza’’.

Dai lavoratori sottopagati alla Pa, le 5 norme cancellate

La Commissione bilancio del Senato ha concluso in mattinata l’esame del maxi-emendamento, il provvedimento è quindi tornato in Aula per le dichiarazioni di voto. Confermato intanto lo stralcio di cinque misure prima del nuovo round. “Hanno fatto un approfondimento, quindi si è ritenuto di espungere queste disposizioni. Anche per la tenuta costituzionale del provvedimento, per non esporci a censura sul piano costituzionale”, ha commentato il viceministro al Mef, Maurizio Leo, rispondendo a chi gli chiedeva un commento sullo stralcio delle cinque norme.

Si tratta della norma che permetteva a quei datori di lavoro che non pagano adeguatamente i propri lavoratori di non corrispondere gli arretrati nel caso si siano comunque attenuti agli standard di alcuni contratti collettivi; lo stop all’inconferibilità di incarichi nelle amministrazioni statali, regionali o locali a soggetti provenienti da enti di diritto privato regolati o finanziati dalle stesse; la norma che riduce da 3 anni a 1 anno il cosiddetto divieto di ‘sliding doors’, cioè il divieto per i dipendenti che hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni di svolgere, alla cessazione del rapporto di lavoro, incarichi presso privati inerenti all’attività svolta nella Pa; le disposizioni in materia di magistrati fuori ruolo, tra cui la riduzione da 10 a 4 anni dell’anzianità di servizio per poter essere autorizzati al collocamento fuori ruolo; la revisione della disciplina del personale Covip.

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(ADNKRONOS)