La crisi si gestisce con l’efficienza dei processi

La crisi si gestisce con l’efficienza dei processi

 

Siamo ufficialmente stanchi di parlare di spread , di spending review e di fiscal compact, visto che non risiede la vera economia reale ma in altri aspetti ben più concreti. Qualche mese fa mi sono imbattuto in una multinazionale Koreana la quale dopo solo un anno di permanenza in Italia , ha deciso di chiudere la propria filiale. La cosa può sembrare ai più una normale dinamica d’azienda, in realtà una multinazionale prima di chiudere un asset si pone una verifica temporale almeno pari ad un triennio. Parlando con il management, oltre le solite annotazioni di carattere generale relative alla situazione generale dell’economia nazionale, è venuto fuori che la nostra struttura distributiva risulta costosa e poco efficiente. Questo significa che il percorso che porta il prodotto nelle mani del consumatore finale ha delle inefficienze che gravano in parte sullo stesso, ma molto sulla distribuzione stessa.

Quando negli scorsi articoli parlavamo di arretratezza culturale di alcune aziende , intendevamo puntare l’attenzione proprio sull’incapacità, vuoi anche per i timori legati alla crisi, di trovare delle soluzioni idonee a creare valore in maniera efficiente.

E’ vero che il costo del carburante ha un effetto pesante sul costo a scaffale dei prodotti, ma visto che questo è un dato di fatto che non attiene alla discrezionalità dell’azienda, occorre non perdere tempo nell’analisi politica ma è necessario agire sull’analisi dei processi interni, che sono le uniche variabili che l’azienda è in grado di gestire e modificare.

Quando si insiste nella necessità di immettere tecnologia e modernità all’interno delle imprese, non si tratta solamente della semplice fase infrastrutturale, reti ad alta velocità, fibra ottica e wi-fi, ma significa creare processi comuni ed omogenei di scambio dati, di fatturazione di processazione ordini e di logistica in grado di minimizzare i costi legati alle inefficienze di questi processi. Se pensiamo che da recenti analisi in alcuni settori gli sprechi legati alla sola fase di fatturazione creano costi per circa 80,00 euro a fattura , proviamo ad immaginare che risparmio può generarsi su base annuale grazie solo alla correzione di un singolo passaggio.

Il successo e la continua crescita dell’e-commerce anche in fasi economiche recessive sta nel fatto che tutte le inefficienze strutturali ed organizzative sono state bypassate da processi informatici in grado di offrire ad un minor costo il prodotto a casa propria, soprattutto per quelle categorie merceologiche ad alta rotazione ed a scontrino medio e medio/basso.

In questo periodo la stessa distribuzione organizzata vive grosse difficoltà: ordini che vengono bloccati a causa dell’alto stock nei magazzini, reti distributive cresciute più con la logica del presidio del territorio che con quella della redditività del singolo spazio, logiche di scelta del prodotto imposto a volte più dall’obbligo contrattuale con il brand, piuttosto che da un’analisi attenta delle referenze maggiormente performanti.

Certo nessuno si sogna di creare un mondo “Blade Runner” in cui il ruolo degli uomini si riduca alla sterile esecuzione di compiti pianificati sulla carta, le risorse umane vengono distratte da ruoli a basso valore aggiunto (fatturazione manuale, logistica manuale, inserimento dati) per essere destinate nelle aree funzionali strategiche di supporto o di analisi o di controllo dei flussi informativi.

Molti obiettano che vista l’erosione del potere d’acquisto del consumatore, occorre congelare il tutto in attesa di una ripresa favorevole; in realtà, proprio queste decisioni sono il freno stesso alla ripresa. Se ci soffermiamo al concetto che magazzini pieni significano attesa, ci si arrende al concetto che il mercato non sia governabile. Questo genera comportamenti distorsivi poiché si interrompono gli ordinativi, la produzione cala a danno del cash flow aziendale che a sua volta genera la necessità di ricorso al credito .

Quello che resta da chiederci realmente è se le nostre aziende hanno al loro interno le competenze necessarie a gestire nuovi processi, perché da qui a qualche anno potrebbero rappresentare il punto discriminante tra paradiso ed inferno.

 

Luigi Del Giacco

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