Da sci alpino a snowboard, quando vista fa la differenza: il contributo della visione alle performance sulla neve

Leggere una variazione del terreno, distinguere un avvallamento in una zona d’ombra, anticipare un cambio di pendenza e adattare il movimento in una frazione di secondo: nello sci alpino, la prestazione passa anche dalla capacità di elaborare rapidamente le informazioni visive. A velocità elevate e in condizioni di luminosità variabile, la qualità della visione rappresenta un aspetto importante nella preparazione dello sciatore, accanto alla tecnica, alla condizione fisica e alla capacità di reazione. “Nello sci, vedere significa infatti anche riuscire ad anticipare. La costruzione della traiettoria, la scelta del punto in cui impostare una curva e la capacità di prepararsi a ciò che si incontrerà pochi metri più avanti dipendono anche dalle informazioni raccolte attraverso lo sguardo. La visione contribuisce così alla coordinazione tra percezione e movimento, aiutando l’atleta a elaborare le informazioni ambientali e a organizzare la propria risposta motoria. Un aspetto particolarmente rilevante nelle discipline in cui il margine per correggere un errore è ridotto e ogni decisione deve essere presa in tempi molto brevi”. È da questa prospettiva che Angelo Appiotti, esperto in chirurgia refrattiva e con una lunga esperienza nel mondo dello sport agonistico, affronta il rapporto tra vista e performance, mettendo in relazione la correzione visiva con le esigenze specifiche delle diverse discipline. Appiotti ha operato atleti di alto livello negli sport invernali, da Federica Brignone, Elena Curtoni, Nicol Delago e Christof Innerhofer nello sci alpino a Fabiana Fachin nello snowboard.

“Nello sci alpino la visione non è soltanto una questione di nitidezza: significa riuscire a leggere ciò che si ha davanti, interpretare rapidamente i cambiamenti del terreno e adattare il gesto atletico in tempo reale. Le condizioni di luce possono variare continuamente e, quando si scende ad alta velocità, riconoscere correttamente un dislivello, un cambio di pendenza o una variazione del fondo è importante per orientare le proprie reazioni”, spiega Appiotti. Per uno sciatore, riuscire a interpretare correttamente il terreno significa anche disporre delle informazioni necessarie per anticipare le situazioni e organizzare il proprio gesto tecnico. È anche per questo che la valutazione della vista può rappresentare un aspetto da considerare nel percorso di preparazione dell’atleta, accanto agli altri elementi che concorrono alla performance.

Dai limiti delle lenti a una visione più stabile: l’esperienza di Federica Brignone. L’esperienza di Federica Brignone, campionessa di sci alpino, offre un esempio concreto del ruolo che la qualità visiva può avere nello sport ad alto livello. “Miope fin da giovane, Federica ha utilizzato per anni le lenti a contatto, che nel tempo erano diventate sempre meno soddisfacenti durante allenamenti e gare – ricorda la nota di Appiotti – Fu il suo allenatore Gianluca Rulfi a suggerirle di confrontarsi con Christof Innerhofer, già operato da Angelo Appiotti e soddisfatto del risultato. Federica si sottopose quindi a una valutazione specialistica che evidenziò un astigmatismo miopico composto di grado medio, corretto attraverso tecnica Femtolasik, abbinata al programma Psp- Personal sportsman profile”. “Mi sono accorta della differenza soprattutto nelle condizioni di ‘falsa luce’ e di poca visibilità, dove mi sembrava di vedere un po’ di più i particolari – ha spiegato Brignone – Questo mi ha aiutata già dall’allenamento ad acquisire più fiducia: fai certi passaggi in un certo modo, come non avevi mai fatto prima, e tutto questo poi te lo porti nel giorno della gara. Vedere meglio e avere più fiducia è davvero fondamentale”.

Dalla lettura della pista alla valutazione visiva personalizzata

Il caso di Federica Brignone mostra come, per un atleta professionista, l’obiettivo della chirurgia refrattiva non sia soltanto correggere un difetto visivo, ma ottenere una visione stabile e funzionale alle specifiche esigenze della disciplina praticata. È su questo principio che Appiotti ha sviluppato il ‘Personal Sportsman Profile’ (Psp), “un protocollo dedicato agli atleti professionisti che scelgono di sottoporsi a chirurgia refrattiva. Il percorso parte da una diagnosi refrattiva di alta precisione e tiene conto delle condizioni specifiche in cui l’atleta deve utilizzare la propria visione, come velocità, variazioni di luce e sforzo fisico. L’obiettivo – si legge – è quindi andare oltre la semplice correzione del difetto visivo, adattando il percorso refrattivo alle esigenze funzionali dello sport praticato”.

Chirurgia refrattiva: quando è possibile intervenire anche nei giovani sportivi? “Per chi pratica sci e altri sport invernali, la correzione di un difetto visivo può rappresentare un tema importante anche nella gestione della propria attività quotidiana e sportiva. Tra le opzioni disponibili, la chirurgia refrattiva può essere presa in considerazione per correggere difetti di miopia, astigmatismo e ipermetropia, quando il quadro oculare e clinico lo consente. Un aspetto ancora poco conosciuto riguarda l’età: indicativamente tra i 18 e i 20 anni è possibile valutare la chirurgia refrattiva. Questo vale anche per chi pratica sport a livello agonistico”, prosegue la comunicazione. “Anche per un giovane che pratica sport vedere bene è una componente importante della propria attività e del proprio benessere quotidiano. L’età, tuttavia, non è l’unico criterio: è fondamentale verificare che il difetto visivo sia stabile e valutare attentamente la salute oculare e le caratteristiche della cornea. Non tutti sono candidati all’intervento e non esiste una soluzione valida per chiunque: occorre individuare la tecnica più adatta al singolo caso”, conclude Appiotti.

(Adnkronos – Salute)

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