Usa, analista Teheran: “Midterm non cambiano strategia, nessuna illusione su divisioni a Washington”

Il controllo del Congresso da parte dei Democratici non dovrebbe modificare i calcoli strategici degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran, afferma Afifeh Abedi, analista del Centro per la Ricerca Strategica di Teheran legato al Consiglio del Discernimento, in un’intervista all’Adnkronos. Secondo Abedi, Teheran non ripone la sua speranza nelle divisioni interne di Washington e ritiene che le differenze tra i partiti siano più nelle modalità che negli obiettivi.

Abedi sostiene che non esista una differenza fondamentale tra Democratici e Repubblicani nella volontà di perseguire cambi di regime o di incoraggiare pressioni interne contro il governo iraniano: la distinzione, dice, è di tattica. Anche le pressioni dei Democratici per porre fine al conflitto rispondono a logiche di politica interna, poiché devono mantenere le promesse fatte agli elettori. Questa interpretazione, osserva, è in linea con il messaggio della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, pronunciato in occasione dell’anniversario dell’occupazione dell’ambasciata americana a Teheran.

Sull’operato di Donald Trump, Abedi rileva che il presidente ha fatto coincidere il proprio destino politico con l’esito della guerra, personalizzando la questione e considerandone la ritirata come una seria sconfitta. Tuttavia, riprendere operazioni militari comporterebbe rischi elevati per gli Stati Uniti: una nuova guerra rischierebbe di trasformarsi in un pantano dal quale sarebbe difficile uscire. È possibile che questa consapevolezza contribuisca all’esitazione dell’amministrazione nel riprendere il conflitto.

La prudenza americana potrebbe anche spiegare i tentativi di riaprire il negoziato, sebbene le possibilità di raggiungere un’intesa restino incerte. Gli sforzi negoziali Usa sono aumentati, ma le azioni e le dichiarazioni degli ultimi mesi attribuite a Trump hanno creato ostacoli che rendono più difficile arrivare a un accordo.

Teheran continua a indicare nella diplomazia la via per uscire dalla crisi e sostiene che la controversia con gli Stati Uniti debba essere risolta attraverso il negoziato. Abedi ricorda il Jcpoa del 2015 come esempio dell’impegno iraniano a trovare un accordo, ma sottolinea che la fiducia verso Washington è stata erosa da eventi successivi: il ritiro degli Stati Uniti dall’intesa sotto Trump, l’uccisione di funzionari iraniani, il mancato pieno ritorno degli Usa al patto sotto l’amministrazione Biden e le recenti escalation militari hanno lasciato l’Iran profondamente diffidente e disilluso riguardo a possibili intese.

Nonostante scetticismo e riserve, il negoziato resta una strada inevitabile: l’Iran continua a partecipare ai colloqui imponendo condizioni precise per evitare ulteriori inganni o inadempienze da parte americana. Tra gli ostacoli a un accordo, Abedi indica inoltre il ruolo di Israele, che insieme alle ambizioni e all’influenza personale di Trump potrebbe cercare di ostacolare qualsiasi possibile intesa.