(Adnkronos) – Trasformare la ricerca in valore tangibile e propagarla come linfa vitale lungo tutto il sistema socio-economico del Paese: è la traiettoria delineata dalla seconda edizione dello Studio di Impatto di Roche in Italia, realizzato con il supporto metodologico di PwC Italia e presentato oggi a Roma durante l’incontro istituzionale ‘L’impatto di Roche e il valore del settore biotech come motore di sviluppo e crescita per l’Italia’. Per ogni euro di valore aggiunto diretto generato da Roche in Italia – informa una nota – l’impatto complessivo sul Pil nazionale è pari a 2,8 euro. Un effetto moltiplicatore che si estende anche all’occupazione, con 3,2 posti di lavoro complessivi sostenuti lungo tutta la filiera e nell’indotto per ogni dipendente diretto, e alla ricerca clinica, dove ogni euro investito negli studi sponsorizzati genera un risparmio stimato di 2,82 euro per il Servizio sanitario nazionale. Sono 3 indicatori che “evidenziano come gli investimenti in innovazione producano benefici che vanno oltre il perimetro del comparto, contribuendo alla crescita economica, alla creazione di occupazione qualificata, alla salute dei cittadini e alla sostenibilità della spesa sanitaria pubblica, generando valore per l’intera società e il Sistema Paese”.
In occasione dell’evento, Roche ha annunciato di aver ottenuto l’assegnazione del Bollino per le buone pratiche partecipative, istituito dal Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e il premio Parità di Genere 2026, promosso da Assolombarda, Assolombarda servizi società benefit e dall’Associazione Steamiamoci. I riconoscimenti – si legge nella nota – certificano l’eccellenza dei modelli aziendali di Roche nella promozione del dialogo sociale e dell’inclusione, come evidenziato anche nello Studio di Impatto, in cui si attesta l’assenza di gender pay gap (certificazione Uni/PdR 125) e, guardando all’occupazione diretta, si rileva che più di una dipendente su due è donna (54%) e si registra la compresenza attiva di quattro generazioni, con una quota pari al 30% di giovani under 40.
Il Cnel ha premiato, in particolare, 3 forme di partecipazione: quella economico-finanziaria, grazie a un piano di azionariato, aperto su base volontaria, a tutti i dipendenti; quella organizzativa, che conta su organismi paritetici dedicati alla parità di genere e alla diversità – la Commissione ne ha apprezzato in particolare la storicità e la strutturazione – e quella consultiva, che passa per un ascolto continuo delle persone. “Lo Studio di Impatto presentato oggi – scrive Renato Brunetta, presidente del Cnel, in un messaggio letto in apertura dell’evento – descrive un’azienda in cui il 78% dei dipendenti è laureato e in cui per ogni ora di formazione obbligatoria se ne svolgono 2,4 di formazione non obbligatoria. Dove il valore nasce dalla conoscenza, coinvolgere chi lavora nelle scelte dell’impresa diventa una condizione per competere. È il ‘paradigma partecipativo’ in cui il Cnel crede, un investimento in produttività, il nodo che la nostra economia non ha ancora sciolto”.
Dopo i saluti istituzionali dell’Ambasciatore di Svizzera in Italia, Roberto Balzaretti, e del Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Claudio Durigon, l’incontro ha ospitato un intervento dell’economista e docente universitario Tito Boeri, dando poi spazio a un dibattito con contributi dei General Manager di Roche Spa, di Roche Diagnostics Spa e con la partecipazione di rappresentanti di: ministero della Salute, Mimit, Mur, Farmindustria, Assobiotec, Confindustria Dispositivi medici e Istituto Bruno Leoni. Le voci sono state concordi nel delineare con chiarezza come il settore delle scienze della vita sia a un punto di svolta strategico.
“Apprezziamo i primi segnali del Governo nella manovra e sul Testo Unico, ma la velocità delle riforme è ancora troppo lenta rispetto a come corrono i capitali internazionali”, afferma Amy VanBuskirk, nuova General Manager di Roche Spa. “Il rischio reale per l’Italia è quello di una delocalizzazione silenziosa: ogni giorno che passa senza decisioni strutturali, i grandi investitori scelgono altri hub. I dati sono inequivocabili: secondo lo studio Altems, solo le lungaggini burocratiche nell’attivazione dei centri clinici sono costate al Paese oltre 10.500 pazienti non arruolati e 180 milioni di euro di benefici sanitari persi in 3 anni. A questo si somma un payback che sottrae liquidità vitale proprio dove l’effetto moltiplicatore su ricerca e lavoro qualificato è massimo. Per invertire la rotta servono scelte coraggiose: superare gradualmente il payback, imporre tempi certi e contratti unici per i trial clinici e premiare chi sceglie di ancorare in Italia valore aggiunto, occupazione specialistica e una filiera di eccellenze territoriali”.
Anche nel 2025 Roche Italia si conferma la seconda azienda per contributo al payback farmaceutico, con un totale di 178 mln di euro versati, pari a una quota di ben il 7,5% dell’intero ripiano nazionale – riferisce la nota – Applicando la metodologia dell’analisi delle Missed Opportunities condotta da Altems Università Cattolica in collaborazione con Farmindustria, ai dati della ricerca clinica Roche, emerge che una più rapida attivazione degli studi e una gestione ottimizzata del ‘trial journey’ consentirebbero di arruolare più pazienti (+35% sui 34 studi interventistici sponsorizzati attivi in Lombardia nel 2025, analizzati come campione rappresentativo a livello nazionale) e generare un risparmio pari a 1,4 mln per il Ssn. Dati che andrebbero a sommarsi all’impatto complessivo della ricerca promossa da Roche in Italia. Sono 191 gli studi interventistici attivi al 2025, per un totale di 13.326 pazienti complessivamente coinvolti, in 6 aree terapeutiche (cardiovascolare e metabolica, ematologia, immunologia, neuroscienze, oftalmologia, oncologia). A questi – dettaglia la nota – si sommano 36 studi osservazionali e 25 Programmi di uso compassionevole (Cup). Un’attività di ricerca che rappresenta anche una leva per la sostenibilità del sistema salute: con i 137 studi sponsorizzati attivi al 2025 – dei 191 studi complessivi citati – è stato stimato un risparmio totale per il Ssn pari a 94,4 mln di euro.
Con 20 studi attivi promossi da Roche Diagnostics nel 2025 e un totale di 11.480 pazienti coinvolti, la diagnostica si conferma la bussola delle scelte cliniche (guidandone circa il 70%) e lo strumento principe per orientare il Ssn verso un paradigma preventivo, proattivo e personalizzato.
“È con questa consapevolezza che ci impegniamo costantemente nella generazione non solo di evidenze cliniche, ma anche dati di impatto economico e organizzativo, offrendo ai decisori sanitari gli strumenti necessari per un’adozione consapevole e informata dell’innovazione. Perché il valore della diagnostica non deve essere misurato solo all’interno del laboratorio ma lungo l’intero percorso clinico del paziente”, sottolinea Burçak Çelik, General Manager di Roche Diagnostics Spa. “L’Italia rappresenta un mercato strategico per la nostra azienda. A fronte del chiaro riconoscimento istituzionale del valore del nostro settore, inserito tra i comparti strategici nazionali, continuiamo tuttavia a scontrarci con misure fortemente penalizzanti, a partire dal payback sui dispositivi medici. Un sistema basato su tetti di spesa strutturalmente sotto finanziati impone alle imprese private di ripianare fino al 50% lo sforamento regionale per l’acquisto di tecnologie sanitarie: un meccanismo non più sostenibile. Il payback – rimarca – non è un problema che riguarda solo le aziende, ma un vero freno alla modernizzazione del Ssn. Per continuare a garantire ai cittadini l’accesso alle innovazioni diagnostiche più avanzate, è indispensabile superare questa logica e definire una governance chiara e prevedibile. Auspichiamo pertanto che il Parlamento possa rivedere l’impostazione della attuale legge di bilancio e che il Governo si impegni quanto prima in una riforma organica e strutturale per la governance dei dispositivi medici, a tutela della salute pubblica e della competitività dell’Italia in Europa”.
Il valore complessivo generato da Roche in Italia alimenta il tessuto industriale del nostro Paese in modo diffuso: con 718 mln di euro di impatto sul Pil nazionale, l’azienda – chiarisce la nota – coinvolge con le sue attività oltre 1.300 fornitori italiani in 51 settori merceologici e, nel 78% dei casi, si tratta di Pmi. Sul fronte occupazionale, i dipendenti diretti sono 993, ma si sostengono complessivamente 3.195 lavoratori equivalenti totali (Ula), considerando tutti i livelli della filiera e l’indotto, con un investimento continuo nello sviluppo delle competenze: sono oltre 60mila le ore di formazione erogate nel 2025 ai collaboratori Roche, con un effetto moltiplicatore di 2,4 di formazione non obbligatoria per ogni ora di formazione obbligatoria, mentre 5.700 sono state le ore dedicate all’Ai. Infine, rispetto all’impatto ambientale, a fronte di importanti traguardi già raggiunti tra il 2022 e il 2025 nella riduzione dei consumi di energia elettrica (-30%), di gas metano (-4%) e di emissioni di gas serra (-8%), il prossimo traguardo è rappresentato da un innovativo progetto geotermico che si pone l’obiettivo di rendere la sede Roche Italia di Monza a zero emissioni di Co2 entro il 2027.
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