Serbia al voto, affluenza altissima per le elezioni parlamentari

Alle urne in Serbia si registra un’affluenza molto elevata per quelle che sono considerate le elezioni parlamentari più combattute degli ultimi anni, segnate da un forte protagonismo degli studenti e da proteste antigovernative che hanno portato in piazza centinaia di migliaia di persone.

Si rinnovano i 250 seggi dell’Assemblea nazionale monocamerale. I seggi chiuderanno alle 20:00 e secondo la Commissione elettorale serba alle 14:00 l’affluenza registrata è stata del 46,3%, rispetto al 32,38% delle precedenti elezioni: una differenza di circa 14 punti percentuali, su circa 6,4 milioni di aventi diritto.

La Lista degli Studenti rappresenta la principale sfida al Partito Progressista Serbo (SNS) guidato dall’ex presidente Aleksandar Vučić. Diversi partiti d’opposizione hanno scelto di non presentare propri candidati, invitando i loro sostenitori a sostenere la Lista degli Studenti. Le elezioni anticipate arrivano dopo quasi due anni di mobilitazione studentesca, scatenata dal crollo di una pensilina nella stazione ferroviaria di Novi Sad nel 2024, episodio che causò la morte di 16 persone e che è stato indicato come emblema della corruzione; le successive proteste sono state tra le più vaste dal 2000.

«Oggi la Serbia lotta per la libertà e per il ritorno di un Paese che è stato dirottato», ha detto Dejan Bodiroga, candidato della Lista degli Studenti e presidente di EuroLeague Basketball, prima di votare a Belgrado. Vučić si è recato al seggio fin dalle prime ore, facendo la fila per votare; dopo aver votato ha dichiarato che il Paese è chiamato a scegliere «se andare verso il futuro o verso il passato». Il presidente ha più volte accusato il movimento studentesco di essere sostenuto dall’esterno con l’intento di rovesciare il governo.

La maggior parte dei candidati della Lista degli Studenti proviene dal mondo universitario e culturale, con esperienza politica limitata. Il programma è incentrato sulla lotta alla corruzione e sulla trasparenza. Vučić ha invece presentato se stesso come una figura indispensabile per il paese, cercando di mantenere un equilibrio tra apertura verso l’Unione Europea e rapporti con la Russia. In un clima di crescente tensione interna ha deciso lo scioglimento anticipato del parlamento, citando «forti turbolenze sulla scena politica interna».

150mila in piazza con gli studenti per tentare la spallata a Vucic

Ieri circa 150.000 persone hanno riempito piazza Slavija e le vie circostanti nel centro di Belgrado per la manifestazione conclusiva della Lista Studentesca. Migranti da varie parti del Paese e cortei di studenti giunti anche dopo marce a piedi hanno trasformato la chiusura della campagna in una grande dimostrazione di forza per la nuova opposizione. Le immagini della serata hanno richiamato il ricordo di momenti decisivi della storia serba, in cui la mobilitazione popolare giocò un ruolo cruciale nei cambiamenti politici.

Le elezioni del 2000

Il 24 settembre 2000 i cittadini serbi andarono in massa alle urne per sconfiggere l’allora presidente Slobodan Milošević. Nonostante il controllo esercitato sui media, sulla magistratura e sulle forze di sicurezza, Milošević perse; quando rifiutò di riconoscere il risultato, centinaia di migliaia di persone, molti giovani, scesero in piazza costringendolo a lasciare il potere. A distanza di oltre un quarto di secolo, una nuova generazione di elettori potrebbe giocare un ruolo determinante in questa consultazione per il rinnovo dell’Assemblea nazionale.

Chi è Aleksandar Vucic

Aleksandar Vučić è stato vice primo ministro e ministro della Difesa nel 2012, primo ministro dal 2014 al 2017 e presidente dal maggio 2017 fino a settembre 2026, quando si è dimesso prima della scadenza del mandato in vista delle elezioni anticipate. Non può candidarsi alle prossime presidenziali di dicembre avendo già svolto due mandati, ma è il candidato primo ministro della coalizione «Aleksandar Vučić – Serbia unita», guidata dal Partito Progressista Serbo (SNS). Per la prima volta da molti anni, il suo controllo sul Paese è messo in discussione da una sfida politica significativa, rappresentata dalla Lista Studentesca nata dalle proteste popolari.

La mobilitazione è nata dopo il crollo, il 1° novembre 2024, della pensilina della stazione di Novi Sad, che causò 16 vittime; i lavori di ristrutturazione, coinvolgendo aziende cinesi, hanno fatto della tragedia un simbolo di presunte pratiche corruttive e di mancanza di trasparenza. Le proteste sono cresciute rapidamente, coinvolgendo studenti, università, lavoratori e cittadini. Le misure repressive e le arresti non hanno fermato il movimento, che ha continuato a manifestare nel 2025 e nel 2026 fino alla grande manifestazione di Belgrado.

Il governo ha rafforzato il controllo sui media e cambi di proprietà in alcuni gruppi editoriali hanno suscitato preoccupazioni sul pluralismo dell’informazione. Secondo il Guardian, dieci giornalisti di rilievo di N1 si sono dimessi in protesta per nomine editoriali ritenute favorevoli al governo. Anche il popolare programma satirico «24 minuti con Zoran Kesić» è stato rimosso dal palinsesto, ufficialmente per ragioni commerciali; il conduttore aveva messo in evidenza il rischio per il futuro dei giovani. L’organizzazione indipendente di monitoraggio elettorale Crta ha segnalato che un comizio del partito di governo è stato trasmesso in diretta da 46 emittenti televisive in un Paese di circa 6,6 milioni di abitanti.

La campagna è stata segnata da denunce di intimidazioni, arresti, aggressioni e uso delle risorse pubbliche a vantaggio del partito al potere. Mentre la Lista Studentesca riempiva piazza Slavija, Vučić teneva un comizio alternativo promettendo una vittoria netta pur riconoscendo la difficoltà della competizione. Osservatori internazionali e associazioni della società civile hanno espresso preoccupazione sulla regolarità del voto; negli ultimi giorni la tensione è aumentata e la procura di Belgrado ha interrogato sei persone accusate di avere pianificato disordini in occasione delle elezioni.

I sondaggi

I sondaggi offrono un quadro incerto e contraddittorio. Un rilevamento dell’istituto indipendente Nspm del 20 ottobre attribuisce alla Lista Studentesca il 44,5% e alla coalizione di Vučić il 42,7%. Altri istituti, considerati vicini al governo, indicano un vantaggio per l’SNS. La scarsità di rilevazioni indipendenti pienamente affidabili rende difficile prevedere l’esito; gli analisti tuttavia sottolineano che un’affluenza più alta potrebbe favorire l’opposizione. Rimane il rischio che un risultato contestato dia luogo a nuove proteste e scontri dopo il voto.

Di fronte alla pressione dell’opposizione, Vučić ha intensificato la retorica nazionalista e ha cercato sostegno presso esponenti come Milorad Dodik della Republika Srpska, mantenendo al contempo rapporti con Mosca e un apparente equilibrio con l’Occidente. Sul piano geopolitico, un’eventuale vittoria della Lista Studentesca potrebbe influire sui rapporti con l’Unione Europea e rilanciare il percorso di avvicinamento di Belgrado a Bruxelles, finora ostacolato dalle ambiguità della politica estera serba e dai legami con il Cremlino. L’UE osserva con attenzione una Serbia considerata centrale per la stabilità dei Balcani, dove la Russia mantiene una significativa influenza.

Prima ancora delle conseguenze internazionali, la chiave sarà la capacità della Lista Studentesca di convincere gli elettori che un cambiamento è possibile. «Per la prima volta nella mia vita credo che sia possibile vivere in un Paese normale», ha raccontato all’AFP Marija Nedeljković Radić, 47 anni, presente in piazza per sostenere il movimento. Giovedì sera la folla ha scandito un coro di «vittoria, vittoria». Oggi si capirà se quella vasta mobilitazione popolare si tradurrà anche in una vittoria alle urne.