Confcommercio Padova chiede ai 101 Comuni che compongono la Provincia tre anni di tasse azzerate e sconti su Tari e Imu per chi riapre un negozio sfitto
Alla carica dei 101. Intesi come i 101 comuni che compongono la provincia. Ai quali Confcommercio Padova invia un appello pressante: niente tasse per tre anni ai negozianti che riaprono un negozio sfitto. Stessa agevolazione per i giovani che subentrano in una attività. E non sarebbe male se si pensasse anche ad uno sconto sulla Tari per chi produce pochi rifiuti e ad uno sconto sull’Imu per chi riduce gli affitti. O a riduzioni sulla pubblicità e sui plateatici.
Sono le proposte che Confcommercio Padova rivolge ai primi cittadini dei comuni padovani con l’obiettivo di favorire l’attività dei negozi di vicinato e, magari, arginare in tal modo la moria di esercizi che, per essere salvati, hanno bisogno di fatti concreti e non di sostegni di facciata.
“L’appello ai comuni e quindi ai sindaci – spiega il presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin – è perchè continuiamo ad avere fiducia nell’istituzione locale. I nostri sindaci vedono ogni giorno che si spengono una dopo l’altra le vetrine delle località che amministrano e quasi mai si riaccendono. Il risultato è che ne risente la qualità della vita perchè degrado e insicurezza prendono il posto di quel che fu un esercizio di vicinato”.
Serve dunque una cura da cavallo e Bertin non indora la pillola.
“Gli enti locali non devono inasprire la fiscalità locale perchè i commercianti devono già fare i conti con bollette stratosferiche, concorrenza spietata dell’e-commerce, inflazione ormai a ridosso del 5% cosa che se rappresenta un grandissimo problema per le famiglie, soprattutto se monoreddito, lo è anche per i negozianti che non vedono più clienti nei loro negozi”.
Detassare può dunque essere una via d’uscita.
“Se parliamo di Imu – continua il presidente di Confcommercio Padova – si potrebbe prevedere l’esenzione o comunque un’agevolazione per i proprietari di immobili non abitativi, destinatari di attività commerciali o turistiche, che riducano gli affitti, che utilizzino gli stessi locali per svolgere un’attività d’impresa o, infine, che concedano in locazione spazi sfitti ad esempio, da un anno, o ristrutturino in vista di una nuova apertura”.
“E’ chiaro – continua Bertin – che interventi del genere, come ad esempio la cedolare secca sugli immobili commerciali, dovrebbero essere un impegno del governo e conto che questo avvenga nella prossima legge di bilancio, però se anche dai singoli comuni arrivasse un segnale del tipo richiesto, credo che qualcosa potrebbe cambiare. In altre parole: dobbiamo evitare che si diffonda l’idea che alla desertificazione non c’è rimedio“.
Nei prossimi giorni queste idee troveranno conferma in una lettera che Confcommercio Padova invierà a tutti i sindaci.
“Sono certo- conclude Bertin – che l’appello non cadrà nel vuoto e siamo comunque pronti a riconoscere pubblicamente l’impegno di quelle amministrazioni che, magari anche con una sola delle proposte indicate, metteranno nero su bianco il loro impegno a far sì che il commercio di vicinato non alzi bandiera bianca”.
PADOVA 16 OTTOBRE 2026
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