FRIBURGO: DOVE LA PROGRAMMAZIONE STA SALVANDO VIVIBILITA’ DELLA CITTA’ E COMMERCIO DI VICINATO

Per la delegazione di Confcom Ascom Servizi il confronto con Padova è a dir poco disarmante

Città gemellate da quasi 60 anni
La distanza stradale tra Padova e la tedesca Friburgo in Brisgovia si aggira sui 630 chilometri, quella in progettualità ha invece dimensioni siderali.
E sì che si tratta di due città gemellate da ben 59 anni, anni che evidentemente non sono serviti a che il capoluogo padovano facesse tesoro di quanto avveniva nella città della Foresta Nera.
Qui un’organizzazione spesso frammentata, lì una visione sistemica che la visita studio a Friburgo ha permesso a Confcom Ascom Servizi Padova — partner operativo di OASI – Open Air Social Innovation, capofila FORCOOP CORA Venezia —  di capire che la sostenibilità urbana non regge se mobilità, tessuto commerciale, abitare, infrastruttura verde e servizi avanzano a spizzichi e bocconi senza una vera e propria fase progettuale.

La sostenibilità urbana
“Friburgo – ha detto al rientro della visita studio Marco Serraglio di Eurema Lab, spin off di Confcom Ascom Servizi Padova – ci ha fatto capire che la sostenibilità urbana funziona unicamente quando queste dimensioni operano come un sistema urbano integrato e governato con logiche di co-evoluzione. Per noi è stato un banco di prova cruciale per validare sul campo l’ipotesi fondante del progetto finanziato dal PR Veneto FSE+ 2021-2027 della Regione del Veneto, grazie al quale OASI, scommettendo esattamente su questo, intende mettere a sistema la gestione attiva degli spazi verdi, il placemaking e la cooperazione strutturata tra attori pubblici, imprese, associazioni e comunità con l’obiettivo di restituire agli spazi aperti la loro funzione strategica originaria quali nodi vitali di relazione, erogazione di servizi di prossimità, animazione economica, presidio culturale e inclusione sociale”.

Il “metodo Friburgo”
Ma cosa prevede il “metodo Friburgo”?
Guidato da Andrea Burzacchini, esperto di mobilità integrata, già operativo in quel di Modena, facilitatore e profondo conoscitore della realtà friburghese (è lì dalla bellezza di 17 anni), il gruppo di lavoro ha decostruito la retorica della semplice “best practice”, analizzando i driver reali del successo della città tedesca che conta all’incirca 250mila abitanti e 40mila studenti, per cui il raffronto con Padova regge se non altro per dimensioni.
“Con Burzacchini – ha sottolineato l’architetto Federica Bianconi, co-autrice del progetto –  ci siamo confrontati sui processi decisionali coraggiosi, sugli iter di sperimentazione continua, sulla gestione dei conflitti socio-ambientali, sulla democrazia partecipativa e, soprattutto, sulla straordinaria coerenza e continuità temporale delle politiche pubbliche. Spesso associata semplicisticamente al format della “città dei 15 minuti”, Friburgo dimostra che la prossimità non è l’esito di uno slogan estemporaneo, bensì il frutto di una pianificazione urbanistica strutturale che, sin dagli anni Ottanta, ha saldato indissolubilmente politiche energetiche, mobilità collettiva, reti ciclabili e rigenerazione urbana”.

La componente ecologica
Nel quartiere di Rieselfeld, ad esempio, la matrice infrastrutturale della linea tranviaria ha co-guidato lo sviluppo insediativo fin dalla fase iniziale, affiancata da riserve naturalistiche protette di rilevante estensione. Niente a che vedere, evidentemente, con i quartieri padovani che sono stati interessati dai cantieri del tram dove il verde ha dovuto fare spazio alla nuova infrastruttura.
A Vauban, invece, la gerarchia viaria riconfigura radicalmente il ruolo dell’auto privata, restituendo le strade interne a pedoni e ciclabili in qualità di veri spazi di vicinato. La componente ecologica penetra capillarmente nel tessuto edificato, integrando le alberature esistenti e un sistema avanzato di gestione delle acque meteoriche a cielo aperto. Il vero cambio di paradigma di Vauban risiede nel suo metodo, capace di produrre una forma urbana in grado di abbassare drasticamente la domanda di mobilità motorizzata, rendere le alternative più competitive dell’auto e garantire la multifunzionalità quotidiana entro i confini di quartiere.

La governance del commercio di prossimità
Ma è sulla governance del commercio di prossimità che Padova potrebbe prendere buoni spunti da Friburgo.
La città tedesca considera infatti il commercio parte integrante della pianificazione e ne governa la localizzazione strategica da oltre trent’anni classificando rigorosamente il centro storico, i centri di quartiere, i poli di prossimità e le aree commerciali non integrate, sventando attivamente il rischio che grandi polarità periferiche svuotino di funzioni e vitalità i nuclei urbani consolidati. Un pilastro fondamentale di questo approccio è lo strumento del Vollausschluss (il divieto assoluto): attraverso i piani attuativi, l’amministrazione vieta rigorosamente l’insediamento di grandi strutture commerciali o di assortimenti rilevanti per i centri all’interno delle aree produttive o periferiche non integrate, proteggendo la rete della prossimità da derive speculative.
“La logica economica sottostante – avverte Serraglio – non è un protezionismo nostalgico del piccolo negozio, ma la difesa intransigente della struttura della prossimità e delle peculiarità locali. Un grande insediamento commerciale periferico altera i flussi di traffico e depaupera il capitale relazionale dei quartieri, mentre una rete capillare e diffusa di esercizi di vicinato garantisce presidio civico, coesione sociale e continuità d’uso dello spazio pubblico“.

Il verde
E poi c’è il verde. A Friburgo la vegetazione agisce come una vera e propria infrastruttura ecologica e metabolica. Il verde regola i microclimi locali, mitiga le isole di calore, drena le acque meteoriche, preserva la biodiversità e struttura spazi di sosta e socialità. Il verde si configura, a pieno titolo, come un’estensione dell’abitare. La qualità urbana si misura sulla capacità di offrire luoghi di permanenza, non solo corridoi di transito. 
E’ la cosa che più si avvicina ai progetti di Confcom Ascom Servizi Padova (GREENTA e Veneto Villa Works), che puntano alla rigenerazione partendo dalla valorizzazione del patrimonio storico-territoriale, della creatività d’impresa e della duplice transizione ecologica e digitale.

“L’esperienza di Friburgo – chiosa il presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin – offre spunti utili per accompagnare le trasformazioni in corso anche nella nostra città. Il potenziamento del trasporto pubblico, la qualità degli spazi urbani e la vitalità del commercio di prossimità sono obiettivi da sviluppare insieme, attraverso una programmazione sempre più coordinata. In questo percorso è importante dedicare particolare attenzione all’inserimento delle infrastrutture del tram nello spazio pubblico, garantendo percorsi accessibili e pienamente fruibili da tutti, a partire dalle persone con disabilità. Allo stesso tempo, occorre sostenere la presenza dei negozi nei quartieri e nelle vie storiche, riconoscendone il valore economico e sociale. Il confronto tra amministrazione, categorie economiche e cittadini può aiutarci a costruire soluzioni condivise e una visione di lungo periodo. Come Confcommercio siamo pronti a contribuire, affinché ogni intervento concorra a rendere Padova più accessibile, attrattiva e vivibile”.

PADOVA 13 OTTOBRE 2026

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(Ascom Padova)