Christa Pike, legali: “Rifiutata la richiesta dei medici di togliere le manette dal letto”. I dettagli choc dell’esecuzione fallita

Christa Pike, la detenuta che è sopravvissuta a due tentativi di iniezione letale in Tennessee, è tornata cosciente e riesce a parlare in un ospedale di Nashville. Intanto la controversia giudiziaria continua. In un’udienza urgente, gli avvocati della 50enne, condannata a morte per un reato commesso a 18 anni, hanno dichiarato che le autorità carcerarie hanno respinto la richiesta del personale medico di rimuovere le manette che la tengono legata al letto d’ospedale.

Secondo l’avvocato Luke Ihnen, l’amministrazione penitenziaria sta imponendo ostacoli continui, bloccando anche l’accesso libero e costante dei difensori alla donna, che al momento non può comunicare direttamente con i suoi legali. Per questo motivo è stato chiesto al giudice di ordinare la rimozione delle restrizioni e di fornire un preavviso per qualsiasi eventuale trasferimento.

Sette aghi e ustioni: i dettagli choc dell’esecuzione fallita

La mozione d’urgenza presentata dai legali ricostruisce in dettaglio l’ora trascorsa nella camera della morte. Secondo il documento, il team incaricato non sarebbe riuscito a collocare correttamente l’ago, somministrando il Pentobarbital nei tessuti anziché nel circolo sanguigno. Sarebbero stati tentati sette inserimenti nell’arto della condannata; in un’occasione un ago si sarebbe piegato di novanta gradi durante la rimozione.

Durante i tentativi, Pike avrebbe cercato di collaborare indicando dove trovare la vena, nonostante i medici fossero stati avvertiti della difficoltà delle sue condizioni venose. Testimoni oculari riferiscono di averla udita gridare “mi sembra che mi stia scoppiando il braccio” prima di perdere conoscenza. I medici dell’ospedale hanno poi riscontrato braccia “ustionate, gonfie e con vesciche”, indicando che il Pentobarbital può causare gravi lesioni ai tessuti a contatto diretto.

La richiesta di preservare le prove dell’esecuzione fallita

Oltre alle questioni relative alle cure e alle restrizioni in ospedale, gli avvocati hanno chiesto formalmente al giudice un ordine per conservare tutte le prove connesse a questa esecuzione anomala e fallita. Il caso ha riacceso il dibattito etico e legale sui metodi di esecuzione negli Stati Uniti, sollevando interrogativi sui margini di errore e sulle procedure adottate nella camera della morte del Tennessee.

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