Dopo anni segnati da recuperi inattesi — che portarono il quotidiano El País a definirlo «il sopravvissuto inaspettato» — Pedro Sánchez ha deciso di sciogliere il Parlamento e indire elezioni anticipate. Con questa mossa rischia tutto: non soltanto la continuità del governo progressista che guida la Spagna da otto anni, ma anche il suo futuro politico personale. Non sarebbe la prima volta che opta per una decisione rischiosa: nel luglio 2023, in piena estate e all’inizio della presidenza di turno dell’Ue, aveva già chiamato al voto dopo il pessimo risultato delle amministrative di maggio. Allora riuscì a impedire la vittoria scontata dei popolari e a formare un governo di minoranza che è rimasto in carica fino a pochi giorni fa, quando gli indipendentisti catalani di Junts hanno respinto i decreti sul tema abitativo.
Nel 2019 Sánchez stesso riconosceva di raccogliere la sfida nei momenti difficili: un anno prima, con la prima mozione di sfiducia nella storia recente della Spagna, aveva estromesso il popolare Mariano Rajoy per diventare presidente. Il suo percorso politico è stato caratterizzato da svolte improvvise: dopo essere stato allontanato dalla guida del partito nel 2016 per il suo rifiuto di appoggiare Rajoy, tornò a guidare i socialisti vincendo le primarie e, con l’accordo del nuovo blocco progressista, approdò infine a La Moncloa.
Oggi però la situazione è più critica e, secondo El País, per Sánchez è quasi «una questione di vita o morte politica». Negli ultimi mesi il premier è stato sotto pressione per scandali giudiziari che hanno coinvolto collaboratori stretti, hanno marginalizzato un suo importante sostenitore come l’ex premier Luis Rodríguez Zapatero e hanno investito la sua cerchia familiare: la moglie Begoña Gómez è stata rinviata a giudizio per corruzione e il fratello David è stato condannato per abuso d’ufficio.
A questi problemi si è aggiunta la crisi migratoria a Ceuta, avviatasi tra il 30 e il 31 luglio quando tra le 60.000 e le 72.000 persone hanno cercato di entrare o sono entrate dall’exclave marocchina, per la maggior parte poi rientrate volontariamente nei giorni seguenti. Alcuni migranti, soprattutto minorenni, sono però rimasti sul posto, e l’episodio ha alimentato critiche verso le politiche di inclusione e regolarizzazione adottate dal governo, misure che, peraltro, hanno contribuito positivamente all’economia. I popolari e Vox hanno sfruttato lo scontento, e l’immigrazione sarà verosimilmente uno dei temi centrali della campagna elettorale.
A far precipitare la crisi politica è stato anche il fallimento parlamentare sui decreti contro la crisi abitativa, una problematica di lunga data in Spagna esplosa con grande risonanza mediatica dopo il caso di Mariacarmen Abascal, un’87enne sfrattata a Madrid dopo che l’immobile in cui viveva era stato venduto a un fondo e l’affitto era aumentato del 275%. In risposta alle proteste e alla mobilitazione del sindacato delle inquiline, il governo aveva presentato due decreti con misure per sospendere gli sfratti delle persone in difficoltà economica, favorire la proroga dei contratti e introdurre meccanismi di rinnovo automatico, oltre a regole più severe per gli affitti turistici e gli acquisti speculativi.
Con lo scioglimento delle Camere anticipato rispetto alla naturale scadenza del 2027, Sánchez punta sulla mobilitazione sociale attorno alla crisi abitativa come leva elettorale, cercando di trasformare la protesta in un recupero di consensi. Ma il rischio è elevato: come osserva El Mundo nel pezzo intitolato «Quanti voti recupera Sanchez con Maricarmen?», convincere milioni di elettori che servano altri otto anni per migliorare le condizioni abitative non sarà facile dopo un lungo periodo di peggioramenti percepiti.
La carriera politica di Sánchez è stata intensa: ha sfidato tre leader del Partito Popolare (Mariano Rajoy, Pablo Casado e Alberto Núñez Feijóo), ha visto la caduta di figure come Pablo Iglesias di Podemos ed è stato protagonista di primati istituzionali — la prima mozione di sfiducia vittoriosa, la prima guida di un governo di coalizione e la gestione di un intero mandato senza un bilancio approvato. Ora affronta la sua sesta campagna come candidato socialista, consapevole che una sconfitta accelererebbe il dibattito sulla successione nel PSOE. Il Pais descrive le settimane a venire come piene di incertezza e rischi, ma anche come un’opportunità che fino a poco tempo fa non esisteva per il premier sotto assedio, che cerca di sfruttarla.
Nel discorso con cui ha annunciato le elezioni anticipate, Sánchez ha difeso il bilancio del suo governo: ha ricordato che la Spagna è tra le economie europee a più rapida crescita, che il potere d’acquisto è aumentato più rapidamente rispetto a Francia e Germania e che sono state ampliate borse di studio, il congedo di maternità, l’assistenza a lungo termine e i servizi sanitari. Ha inoltre citato il ruolo dei fondi Next Generation EU nella modernizzazione del Paese, l’aumento dell’energia proveniente da fonti rinnovabili e la scelta di non sacrificare lo stato sociale per rispettare un tetto di deficit del 5%. Su queste promesse intende basare la sua campagna per i mesi a venire.