“Io credo che questo alone di pessimismo intorno all’Intelligenza artificiale non corrisponda alla realtà. Dobbiamo guardare con grande fiducia e ottimismo al futuro dell’Ia, ma il punto decisivo per il futuro” di questa tecnologia” è l’accesso. La domanda infatti è: sarà nelle mani di pochi soggetti o saremo in grado invece di renderla accessibile a tutti, in modo distribuito? Questa è la sfida decisiva e questa è la nostra visione, per la quale vogliamo spendere le nostre energie” come Meta. Lo ha detto Flavio Arzarello, responsabile affari economici in Italia di Meta, intervenendo sul palco di Digithon, la più grande maratona digitale italiana che si conclude oggi a Bisceglie in Puglia.
E Arzarello sottolinea che l’azione di Meta ha un obiettivo preciso. “Vogliamo che l’intelligenza artificiale diventi un elemento di empowerment personale, per questo utilizziamo il termine superintelligenza. L’idea è sostanzialmente che attraverso l’utilizzo dell’Ia una persona singola possa essere più creativa, più produttiva, possa svolgere le stesse mansioni in un tempo minore e dedicarsi o ad altro oppure ad attività a maggior valore aggiunto”, ribadisce.
E per Arzarello “dobbiamo essere fiduciosi anche rispetto all’impatto occupazionale dell’Ia. La sfida semmai è adeguare tutti a questo salto”. E sul concetto di ‘nessuno escluso’ Meta non si tira indietro, come spiega Arzarello. “Mark Zuckerberg ha annunciato questo impegno fortissimo per fare in modo che le comunità possano trarre il massimo dall’intelligenza artificiale”, spiega sottolineando l’importanza di esperienze come “Digithon che è una gara di startup, ma è anche un luogo dove si costruisce consapevolezza”.
E sulla posizione dell’Europa in merito all’intelligenza artificiale Arzarello è chiaro. “Troppo spesso -spiega- in Europa la vicenda dell’intelligenza artificiale è stata guardata solo come un bilanciamento tra aumento di produttività da una parte o minaccia ai diritti dall’altra. In realtà l’intelligenza artificiale può e deve essere un elemento che anche allarga i diritti delle persone – continua – Pensiamo al mondo della salute, della difesa, dei saperi. E quindi quando si scrivono e fanno rispettare le regole sull’intelligenza artificiale, il diritto all’innovazione non può essere ignorato. Se da una parte ci sono i diritti fondamentali che devono essere salvaguardati, allo stesso tempo deve essere garantito il diritto all’innovazione. Che significa che l’intelligenza artificiale può essere usata per allargare i diritti, ma anche che i cittadini europei devono avere il diritto di utilizzare le ultime tecnologie disponibili”, sottolinea.
Se non si imbocca la strada della fiducia, ma piuttosto “si ha un atteggiamento troppo chiuso e con una prevalenza di paura” per Arzarello “la logica conseguenza può essere che i cittadini europei potrebbero avere accesso a una minore varietà e qualità di servizi”.
E per Meta l’obiettivo dei prossimi anni è lo sviluppo dei “nostri occhiali basati su Ia”, perché quella per noi -sottolinea- è la prossima frontiera dell’accesso a internet e dell’interazione degli esseri umani con il digitale. E gli Ia glasses sono anche un elemento che aiuta l’accessibilità, ad esempio i non vedenti possono sentire la descrizione di quello che c’è intorno a loro o chiedere di leggere un testo. E questo è un esempio pratico di che cosa vuol dire diritto all’innovazione. In più per noi in Italia è particolarmente significativo perché tutti questi Ia glasses sono sviluppati insieme al nostro partner Luxottica, che ci rende orgogliosi perché la nostra nuova frontiera ha un cuore europeo e italiano”, conclude.
(Adnkronos – Lavoro)
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