L’ordine internazionale costruito dopo il 1945 si è progressivamente disintegrato nell’ultimo decennio, indebolito dalle politiche nazionaliste delle grandi potenze in competizione, dal disimpegno degli Stati Uniti rispetto al multilaterismo che avevano promosso, dalla Brexit e dalla rinascita dei nazionalismi in Europa. Nessuna delle altre potenze, inclusa la Cina, sembra intenzionata o in grado di sostituirsi agli Stati Uniti nel garantire quell’ordine. Con quarant’anni di esperienza diplomatica tra Washington, Mosca, Bruxelles e New York, l’ambasciatore Maurizio Massari analizza in “I dieci anni che hanno sconvolto il mondo – la fine dell’ordine globale” le cause dell’erosione di un sistema che ha retto per settant’anni e riflette su come governare l’attuale disordine attraverso coalizioni multilaterali informali sui temi più urgenti dell’agenda globale.
«Ho scritto questo libro per raccogliere le mie osservazioni in quattro decenni di carriera e tracciare idee su dove sta andando il mondo e su come gestire il disordine che stiamo vivendo, soprattutto in relazione all’Europa», spiega Massari. Il suo ragionamento parte dall’assunto che l’Europa, non essendo un impero o una potenza nello stesso senso degli altri attori, ha un interesse particolare in un ordine basato su regole e in una governance che limiti il caos globale. Tuttavia, per preservare quelle regole a livello globale l’Europa deve dotarsi di una capacità di potenza autonoma e indipendente: senza potenza non c’è indipendenza. Di fronte al rischio che l’Europa soccomba, Massari individua nella costruzione di «più Europa» una possibile via d’uscita dalle tensioni interne alle società europee.
Secondo Massari, la frattura del consenso multilaterale inizia verso la fine del 2015 e l’inizio del 2016: si incrina la coesione attorno ad accordi come quelli sul clima di Parigi, sull’accordo nucleare con l’Iran, sul commercio e sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Il decennio successivo ha visto l’ascesa di Donald Trump, la Brexit e una ondata di nazionalismo in Europa, alimentata anche dalla crisi finanziaria e dalle scelte migratorie dell’epoca. A questi fattori si aggiungono la conquista russa della Crimea, l’affermarsi di una Cina più assertiva sotto Xi Jinping e una politica indiana più nazionalista con Narendra Modi.
Queste dinamiche spiegano il disordine attuale, mentre non esiste ancora un nuovo ordine chiaro all’orizzonte. Siamo in una fase di transizione tra un sistema che si disgrega e un nuovo equilibrio che non si è ancora formato. Il ruolo degli Stati Uniti come garante dell’ordine mondiale è stato finora centrale, ma a Washington si ritiene ora che quel ruolo non coincida più con l’interesse nazionale; la Cina non pare disposta a raccoglierne l’eredità. La Russia mantiene ambizioni più circoscritte e l’Europa rimane divisa e non pronta a assumere un ruolo pienamente autonomo.
Per Massari, questo disordine è destinato a prolungarsi e comporta rischi crescenti di conflitto e instabilità, a meno che non si trovi un modo per gestirlo. La sua proposta è puntare su forme pratiche di multilateralismo: accordi tra un ampio numero di Stati su questioni globali che non possono essere affrontate da soli — come clima, gestione delle pandemie, proliferazione nucleare, intelligenza artificiale e rispetto della Carta Onu — e che però includano le grandi potenze per essere efficaci. Poiché riformare le istituzioni multilaterali è difficile e creare nuove architetture è improbabile, servono soluzioni pragmatiche. Nell’attesa di un nuovo ordine, Massari sottolinea la necessità che l’Occidente mantenga un ruolo coeso, basato su un’Europa più unita e su un forte legame transatlantico.