Christa Pike, alla quale mercoledì sono state somministrate nella camera della morte del carcere di Nashville due dosi di un cocktail letale, è ricoverata in un ospedale di Nashville in stato di incoscienza, intubata e collegata a un ventilatore. Lo riferisce il New York Times citando i legali della donna. Pike, 50 anni, è in condizioni critiche dopo il tentativo di esecuzione fallito; secondo un documento depositato dai suoi avvocati, al suo arrivo in ospedale “entrambe le braccia erano gonfie, ustionate e ricoperte di vesciche”.
“Mi sembra che il braccio mi stia scoppiando”: episodio nella camera della morte e trasferimento d’urgenza in ospedale
“Mi sembra che il braccio mi stia scoppiando” è la frase che, secondo i presenti, Pike avrebbe pronunciato poco prima che le tende della camera della morte venissero chiuse. La detenuta è sopravvissuta alla somministrazione di due dosi del cocktail letale nel penitenziario di Nashville; esperti per i diritti umani hanno definito l’accaduto senza precedenti.
La condanna risale a un omicidio commesso nel 1995 quando Pike aveva 18 anni. L’esecuzione, iniziata tra urla e panico tra i testimoni — inclusa la madre della vittima — è poi degenerata in confusione, con la stampa fatta allontanare. I legali di Pike hanno denunciato un’agonia incostituzionale, sostenendo che dopo le iniezioni la donna era ancora cosciente e con battito cardiaco. Trasportata d’urgenza in ospedale, al momento è in condizioni critiche e sotto assistenza respiratoria.
Il governatore Bill Lee ordina un’inchiesta e sospende le esecuzioni: il precedente di maggio
Il governatore repubblicano Bill Lee, che lunedì scorso aveva respinto la richiesta di clemenza presentata per Pike — la prima donna condannata a morte dal Tennessee in oltre due secoli — ha ordinato “un’inchiesta complessiva da parte di terzi per determinare cosa sia successo esattamente” e ha sospeso le altre esecuzioni previste entro la fine dell’anno. La decisione segue le critiche legate all’età della donna al momento del reato e alle violenze subite in passato.
“Eseguire le sentenze in modo legale è una delle responsabilità più serie degli Stati, e il popolo del Tennessee si aspetta che sia fatto non solo in termini legali e costituzionali, ma anche efficacemente”, ha detto Lee, che ora si trova ad affrontare il secondo tentativo fallito di esecuzione in pochi mesi. A maggio, infatti, l’esecuzione di Tony Carruthers fu interrotta perché il personale non riuscì a trovare una vena idonea per l’iniezione; in quel caso il governatore concesse una sospensione della pena capitale di un anno.
Il Dipartimento di Correzione del Tennessee ha dichiarato di aver seguito “ogni passo del protocollo legale”, che prevede la somministrazione di un secondo ciclo di iniezioni se il detenuto non muore dopo il primo. Tuttavia, il caso mette in evidenza lacune normative e operative riguardo a scenari in cui anche una seconda somministrazione non producesse l’effetto previsto dalla legge.
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