Messaggi incrociati tra Nato e Russia. Da una parte Mark Rutte, segretario generale dell’Alleanza Atlantica; dall’altra Vladimir Putin. In mezzo c’è l’Ucraina e un conflitto che, dopo quattro anni e mezzo, continua senza segnali di arresto, inserendosi in un contesto internazionale teso e con il rischio di ulteriore escalation. Rutte ha dichiarato a Münster, in Vestfalia, affiancato dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e dal premier olandese Rob Jetten, che la risposta alle azioni russe consiste nel rafforzare il sostegno a Kiev affinché possa difendersi. Ha aggiunto che la Russia sta pagando un prezzo elevato per la guerra e che le perdite di giovani soldati russi sono ingenti, mentre sul campo Mosca non sta ottenendo i risultati sperati né riuscendo a intimidire l’Occidente.
Secondo Rutte, gli alleati della Nato devono restare vigili e attenti di fronte a una Russia che sta «mettendo alla prova» l’Alleanza in tutta Europa. Ha citato violazioni dello spazio aereo, incendi dolosi, sabotaggi e l’attacco ibrido all’aeroporto di Lipsia dello scorso agosto come esempi delle tensioni in corso. Pur escludendo al momento un attacco militare imminente contro la Nato, Rutte ha sottolineato la necessità di prepararsi a una prosecuzione delle azioni ostili e ha esortato governi, società e industria a mantenere alta la guardia.
Per il segretario generale è essenziale una stretta collaborazione tra governi e industrie della difesa per garantire la resilienza delle capacità militari di fronte alle minacce. Ha accusato il Cremlino di cercare di dividere gli Alleati e di dissuaderli dal sostenere l’Ucraina, e ha chiesto di «mantenere la calma, andare avanti e continuare a sostenere l’Ucraina». Ha ricordato che la Nato dispone delle capacità per difendere il territorio alleato e ha citato come esempio la cooperazione tra Germania e Paesi Bassi, collegata anche all’incremento delle spese militari per rafforzare la deterrenza e la difesa.
Pochi giorni dopo, a sua volta Vladimir Putin ha risposto con un lungo intervento al Valdai Forum, riproponendo argomentazioni già espresse in passato: ha puntato il dito contro l’espansione della Nato, ha accusato l’Ucraina di aver creato le condizioni del conflitto e ha dipinto la Russia come costretta a difendersi. Putin ha assicurato che Mosca non intende attaccare paesi della Nato ma ha avvertito che reagirà se l’Occidente dovesse compiere azioni contro l’enclave russa di Kaliningrad. Negli ultimi mesi la Nato ha svolto esercitazioni lungo i confini di Kaliningrad, provocando la condanna russa per presunte «parole e azioni provocatorie»; la Nato, da parte sua, ha denunciato il rischio di minacce russe, inclusa una retorica nucleare considerata irresponsabile.
Nel suo discorso Putin ha affermato che la Russia «non ha intenzione di attaccare nessuno» né nel futuro prossimo né a lungo termine, ma ha definito escalation le esercitazioni occidentali nel Mar Baltico e i tentativi di fermare o sequestrare navi russe. Ha avvertito che, in caso di un attacco diretto contro la Russia, l’uso da parte russa di «tutte le armi disponibili» diventerebbe inevitabile, lasciando intendere anche la possibilità di ricorrere all’arsenale nucleare in tale evenienza.
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