Il premier britannico Andy Burnham ha aperto all’ipotesi di un possibile rientro nell’UE, una prospettiva che figura tra le opzioni in vista del prossimo vertice UE-Regno Unito in cui Londra presenterà proposte di riavvicinamento, come lo stesso Burnham ha indicato. Francesco Torselli, eurodeputato di Fratelli d’Italia (ECR) e membro della delegazione del Parlamento europeo per i rapporti con il Regno Unito, considera la dichiarazione un segnale positivo: secondo lui ci sono ampi margini di cooperazione su difesa, energia, commercio e intelligenza artificiale e occorre incentivare i rapporti con Londra. Torselli sottolinea però che la Brexit è stata una scelta espressa democraticamente e ricorda che, pur non essendo nell’Unione, la Gran Bretagna resta parte dell’Europa.
Come valuta l’apertura di Burnham? La considera un segnale concreto o una mossa di politica interna?
È probabile che il premier Burnham abbia valutato con attenzione le sue parole, tenendo conto anche delle ricadute politiche interne. Essendo appena stato incaricato, è naturale che consideri sia la dimensione esterna sia quella domestica. Io, come osservatore esterno, preferisco concentrarmi sull’aspetto positivo del messaggio, senza entrare nelle dinamiche interne al Regno Unito.
Non essendo cittadino britannico, non mi compete giudicare direttamente un eventuale rientro o discutere il rispetto del voto sulla Brexit. Da europeo, però, ribadisco la convinzione che, a prescindere dall’appartenenza all’Unione, la Gran Bretagna faccia parte dell’Europa e che i legami tra le due realtà restino forti.
L’Ue è pronta a discutere un rapporto più stretto, per esempio su mercato unico, unione doganale o mobilità giovanile? A quali condizioni?
Nel recente discorso sullo Stato dell’Unione la presidente von der Leyen ha prospettato un accordo di profonda collaborazione con il Canada; a mio avviso la Gran Bretagna è un Paese prioritario con cui mantenere rapporti stretti. Il mercato unico e l’unione doganale sono obiettivi ambiziosi: va ricordato che nemmeno quando il Regno Unito era nell’UE tali aspetti erano pienamente omogenei. La mobilità giovanile, invece, è stata storicamente molto intensa e, in certi momenti, ha preceduto l’integrazione formale, con giovani attratti dalla cultura, dalla moda, dalla musica e dalle opportunità di lavoro britanniche.
È però evidente che il contesto è cambiato rispetto agli anni Settanta e Ottanta: oggi questioni come il controllo delle frontiere e i flussi migratori sono al centro del dibattito politico britannico. Quando si parla di superare barriere e ripristinare forme di mobilità, bisogna tenere conto anche di questi aspetti concreti.
Un eventuale rientro nell’UE è realistico, o la priorità resta la revisione dell’Accordo esistente di commercio e cooperazione?
Ribadisco quanto detto prima: è legittimo che un premier neoincaricato sollevi il tema del rientro, ma bisogna anche ricordare che la Brexit è stata una decisione espressa democraticamente dal popolo britannico. Se l’opinione pubblica britannica dovesse mutare, esistono strumenti democratici per farlo valere. Il principio della sovranità popolare vale per il Regno Unito come per qualsiasi altro Paese.
Quali temi dovrebbero dominare il prossimo vertice: difesa, commercio, energia, mobilità?
UE e Regno Unito condividono interessi rilevanti: la difesa e l’approvvigionamento energetico sono temi centrali che richiedono coordinamento, così come il commercio, che storicamente ha unito le due sponde della Manica. Va inoltre considerata la transizione digitale e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale: l’Europa sta pianificando investimenti significativi in questi ambiti e il Regno Unito è avanzato nella ricerca sull’AI, mentre l’UE ha punti di forza in settori come il quantum, l’edge computing e la cybersecurity. Cooperare in questi ambiti è utile e forse necessario per competere con Stati Uniti e Cina.
L’Eurocamera dovrà avere un ruolo particolare in un eventuale negoziato?
Al Parlamento europeo compete il compito di seguire e applicare i principi e le regole stabiliti dai trattati: la sua responsabilità è tutelare gli interessi dei cittadini e delle imprese europee. Incentivare relazioni costruttive con il Regno Unito rientra in questo mandato. Italia e Regno Unito sono legati da un’amicizia e da una collaborazione consolidata nel tempo, dalla gestione dei flussi migratori alla gestione congiunta delle principali crisi internazionali: se il Parlamento europeo favorirà un rafforzamento di questi legami, ne trarranno beneficio tutte le parti coinvolte.