24 settembre 2026 | 17.23
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Un rapporto dei servizi statunitensi che ipotizza piani russi per lanciare droni nel Mediterraneo contro Italia, Francia e Spagna «non sorprenderebbe», se confermato, perché rientrerebbe in una strategia di provocazioni mirata a «misurare la nostra vulnerabilità». Lo afferma Salvatore De Meo, eurodeputato di Forza Italia (PPE) e membro della Commissione Sicurezza e Difesa dell’Eurocamera, in un’intervista all’Adnkronos, precisando però che la notizia è circolata in modo «caotico» e non è stata confermata ufficialmente né dalla Commissione europea né dai governi coinvolti.
De Meo definisce «anomalo» il modo in cui la notizia si è diffusa dopo la pubblicazione iniziale sul quotidiano spagnolo El Mundo, poi «immediatamente smentita dalle fonti ufficiali». Sottolinea che questo tipo di informazioni, anche se non verificate, possono creare allarme e ostacolare la costruzione di una cultura della sicurezza fondata sulla consapevolezza. Tuttavia, indipendentemente dalla veridicità delle indiscrezioni, l’episodio solleva comunque interrogativi sulla vulnerabilità e sulla capacità di reazione del sistema europeo.
Interrogato sulle possibili ragioni di un attacco del genere, De Meo suggerisce che potrebbe trattarsi di un tentativo di interferire nei processi democratici in vista delle elezioni previste nei tre Paesi nel 2027. In alternativa, la mossa potrebbe mirare a colpire il sostegno deciso all’Ucraina e alla sua sovranità territoriale: «Si tratta della continua contrapposizione di due modelli. Il modello europeo in cui ci riconosciamo oggi considera l’Ucraina anche come una nostra frontiera prossima». Tra i Paesi Ue, sostiene, Italia, Francia e Spagna sono tra i più attivi nel supporto a Kiev e nello sviluppare politiche di difesa che superino i confini nazionali.
Nel dibattito pubblico: strumentalizzazioni che alimentano tifoserie
A prescindere dall’attendibilità del rapporto iniziale, De Meo ritiene che una tattica del genere rientrerebbe nelle forme di attacchi ibridi ormai sempre più concrete: «Le minacce sono tra noi e ne abbiamo consapevolezza». Per questo, secondo l’eurodeputato e presidente della delegazione per le relazioni tra Parlamento europeo e Nato, è necessario accelerare sul piano industriale e sulle politiche di difesa interoperabili tra Stati. Gli europei devono costruire un pilastro che permetta all’Alleanza di rafforzarsi senza duplicazioni, integrandosi per accrescere la sicurezza dell’intero continente.
Il tema richiede «grande senso di responsabilità» e va raccontato nella sua complessità, senza allarmismi né divisioni che alimentino tifoserie. «Noi dalla mia parte politica cerchiamo di delineare la sicurezza in molteplici ambiti», dice De Meo: dalla difesa aerea al cyber fino all’autonomia energetica. Tuttavia nel dibattito pubblico, anche a livello nazionale, non mancano strumentalizzazioni che rischiano di trasformare la questione in fazione, vanificando gli sforzi per spiegare la reale portata delle minacce.
De Meo conclude ricordando che anche recentemente altri droni hanno violato lo spazio aereo dell’UE: «Sono segnali che richiedono una riflessione profonda e non semplicistica. Non è un gioco». Gli scenari sono monitorati con attenzione e preoccupazione dai servizi di intelligence: spetta poi alla politica e al legislatore tradurre queste preoccupazioni in provvedimenti concreti per rafforzare la sicurezza collettiva.