Gli 80 anni di Bill Clinton, il ‘ragazzo di Hope’ dall’Arkansas alla Casa Bianca

Bill Clinton compie oggi 80 anni. Nato il 19 agosto 1946 in una famiglia modesta a Hope, Arkansas, fu presentato alla convention del 1992 come “il ragazzo venuto da Hope”. Allora 46enne e governatore di uno stato del Sud, concentrò la sua campagna sulla promessa di rilanciare l’economia adottando politiche di centro-sinistra orientate al libero scambio, alla deregolamentazione finanziaria e a riforme del mercato del lavoro, spesso indicate come la “Terza Via”.

Lo slogan di quella campagna, “It’s the economy, stupid”, sintetizzava la sua strategia e contribuì alla vittoria su George H. W. Bush, negandogli un secondo mandato. In carica, le politiche economiche note come “Clintonomics” accompagnarono un lungo periodo di crescita economica, con tassi medi elevati e la creazione di milioni di posti di lavoro; nel primo mandato furono inoltre introdotte misure fiscali sugli alti redditi insieme a tagli della spesa per la difesa e a riorientamenti di alcune voci del welfare, contribuendo infine a riportare il bilancio federale in surplus per la prima volta dal 1969.

Il successo economico contribuì a un alto livello di popolarità alla fine dei due mandati, nonostante nel dicembre 1998 Clinton sia stato il primo presidente dell’era moderna a subire un procedimento di impeachment. In anni successivi altri presidenti, tra cui Donald Trump, affrontarono a loro volta procedimenti di impeachment durante i rispettivi mandati.

La Camera dei Rappresentanti, a maggioranza repubblicana, lo accusò di spergiuro e ostruzione alla giustizia in relazione alla sua relazione con Monica Lewinsky, una stagista della Casa Bianca. Prove come il cosiddetto “vestito blu” furono citate in relazione alla discrepanza tra le dichiarazioni pubbliche del presidente e gli elementi raccolti dagli inquirenti.

Lo scandalo, noto come “Sexgate”, emerse nell’ambito di indagini più ampie che riguardavano Bill e Hillary Clinton, a partire dallo scandalo Whitewater e dagli accertamenti condotti dall’inchiesta dell’indipendente Kenneth Starr, che indagò su vari aspetti delle attività finanziarie e politiche della coppia.

Nel processo al Senato, nel gennaio 1999, Clinton fu assolto: il voto finale non raggiunse la maggioranza necessaria per la condanna, con alcuni senatori repubblicani che scelsero l’assoluzione insieme alla stragrande maggioranza dei democratici. Durante tutta la vicenda, Hillary Clinton mantenne il sostegno al marito e, negli anni successivi, avrebbe portato avanti una propria lunga carriera politica.

Nella politica estera Clinton promosse la globalizzazione economica, firmando nel 1994 l’accordo NAFTA con Canada e Messico, e si fece portavoce di un ruolo internazionale degli Stati Uniti dopo la fine della Guerra Fredda. Il suo primo anno di mandato fu segnato anche dall’ospitalità alla firma degli accordi di Oslo, intesi come un passo verso la risoluzione del conflitto israelo-palestinese.

Una delle principali sfide internazionali fu la crisi dell’ex Jugoslavia: l’amministrazione Clinton guidò l’intervento della NATO nel 1995 per porre fine alle pulizie etniche in Bosnia e favorire gli accordi di Dayton, e nel 1999 sostenne le operazioni per il Kosovo. Al contrario, l’amministrazione non intervenne per fermare il genocidio in Ruanda nel 1994; Clinton si scusò pubblicamente per questa mancanza durante una visita a Kigali nel 1998, riconoscendo la responsabilità, anche collettiva, di non aver agito tempestivamente.

Nel gennaio 2001 Clinton lasciò la Casa Bianca a George W. Bush. La transizione era stata preceduta dalla controversa conclusione della disputa sui voti in Florida, risolta il 12 dicembre 2000 dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, che pose fine a un prolungato conteggio e riconteggio e assegnò la vittoria al candidato repubblicano.

Il giorno dopo la decisione della Corte Suprema, il vicepresidente Al Gore riconobbe la sconfitta. Il 14 dicembre Clinton, pur esprimendo delusione per l’esito, invitò alla fiducia nella legge e in un confronto politico senza rancore, sottolineando la necessità di mantenere un dibattito civile nella democrazia americana.

Dopo aver lasciato la presidenza, oltre 25 anni fa, Clinton si è dedicato all’attività filantropica attraverso la Clinton Foundation, fondata con la moglie Hillary e la figlia Chelsea. La fondazione si è occupata di salute globale, resilienza climatica e inclusione economica e sociale; la Clinton Global Initiative, legata a questo impegno, è diventata un appuntamento internazionale che richiama leader politici, premi Nobel e dirigenti economici. Clinton è rimasto attivo anche come ex presidente, partecipando a cerimonie, tenendo discorsi e intervenendo in ambiti accademici e imprenditoriali.

Infine, Clinton ha sostenuto le campagne politiche della moglie, incluso il successo per il Senato nel 2000 e le sue candidature alla presidenza: nel 2008 Hillary Clinton fu sconfitta nelle primarie dal senatore Barack Obama, che poi la nominò segretario di Stato, e nel 2016 vinse la nomination democratica per poi perdere le elezioni generali contro Donald Trump.