Al vertice Nato che si apre domani ad Ankara, secondo Stefano Stefanini, senior advisor dell’Ispi ed ex ambasciatore alla Nato, per il premier Giorgia Meloni è preferibile mantenere distacco: meno contatti con Donald Trump e maggiori riferimenti alle posizioni italiane ed europee su spesa per la difesa, Iran, Stretto di Hormuz e Ucraina. Stefanini consiglia di evitare commenti su altre richieste o esternazioni del presidente americano, dopo l’ultimo post su Truth in cui Trump ha evocato un “ordine restrittivo” pubblicando una foto con la presidente del Consiglio.
Secondo l’analista, Meloni dovrebbe evitare di chiedere un incontro bilaterale con Trump per non esporvisi a successive critiche; pur riconoscendo la difficoltà politica, conviene fare finta di nulla e mantenere la coerenza delle posizioni italiane. In particolare, sull’Iran l’Italia non appoggia una guerra ma è disponibile a contribuire alla tutela della libertà di navigazione negli stretti; analogamente, sulla guerra Russia-Ucraina la posizione italiana deve restare coerente con il sostegno a Kiev.
Stefanini mette in guardia dal cercare una riconciliazione pubblica con Trump, che potrebbe offrire spunti per critiche e attacchi da parte americana. Al vertice di Ankara, osserva, Trump arriverà con atteggiamento combattivo verso la Nato e senza aver manifestato solidarietà nei suoi discorsi recenti, perciò non è possibile essere ottimisti. Pur presentandosi con un’apparente neutralità sulla guerra Russia-Ucraina e volendo un avallo per riprendere una iniziativa diplomatica, è improbabile che la Nato gli conceda un mandato in bianco per negoziati trilaterali con Putin e Zelensky.
Stefanini ricorda che l’esperienza del G7 potrebbe aver fatto sperare in un Trump meno distruttivo, ma le circostanze qui sono diverse: a Evian l’Iran era la questione principale e c’era la necessità di promuovere un accordo, mentre ad Ankara la maggioranza degli alleati, specialmente europei, è nettamente a favore del sostegno all’Ucraina. Le telefonate di Trump a Zelensky e Putin, nelle quali li avrebbe messi sullo stesso piano e, secondo l’analista, dato maggior peso a Putin, complicano ulteriormente la situazione.
In sintesi, Trump cerca consensi per le sue iniziative diplomatiche — come accaduto per il piano di pace per Gaza e per il memorandum con l’Iran — ma sull’Ucraina gli alleati probabilmente porranno paletti, a partire dall’impegno a non chiedere cessioni di territorio da parte ucraina e dal rifiuto di equiparare Putin e Zelensky. Questa divergenza di fondo tra la neutralità proposta da Trump e l’appoggio della Nato a Kiev rende il summit un’occasione per limitare i danni derivanti dalle posizioni americane.
Tra i possibili punti di rottura Stefanini indica l’Ucraina e le critiche americane sul ruolo della Nato in Iran. Inoltre è atteso l’annuncio di un ridimensionamento statunitense delle forze aeree e navali nel teatro europeo di circa un terzo: una riduzione già prevista, ma che dipende molto da come e quando verrà attuata. Se il ritiro avvenisse in sei mesi creerebbe gravi difficoltà; se avvenisse nell’arco di due-tre anni, ci sarebbe margine per discuterne. (Di Melissa Bertolotti)