Donald Trump ha espresso la speranza che altri Paesi inviino navi da guerra per contribuire a riaprire lo Stretto di Hormuz. Pur sostenendo che gli Stati Uniti abbiano “vinto” il confronto con l’Iran, ha sottolineato la necessita di un sostegno internazionale per forzare la riapertura della via marittima, chiusa da Teheran e vitale per circa il 20% del traffico commerciale mondiale. Gli attacchi statunitensi alle infrastrutture militari sull’isola di Kharg non hanno cambiato la posizione iraniana e, mentre il prezzo del petrolio supera i 100 dollari al barile, Trump ha invitato alla mobilitazione per mantenere aperto il passaggio.
Il primo appello
In un post sul social Truth il presidente americano ha scritto che numerosi Paesi, in particolare quelli danneggiati dal tentativo dell’Iran di chiudere lo Stretto, invieranno navi da guerra insieme agli Stati Uniti per garantire sicurezza e libero transito. Washington sta per dispiegare altri 5.000 militari nell’area, inclusi circa 2.200 Marines, e valuta una possibile nuova operazione contro Kharg. Trump ha affermato che gli Stati Uniti avrebbero gia distrutto la capacita militare iraniana, ma ha riconosciuto che l’Iran dispone ancora di mezzi – droni, mine o missili a corto raggio – in grado di bloccare lo stretto, esponendo cosi un problema senza soluzione immediata.
Prima di un’eventuale azione finale su Kharg, che potrebbe avere pesanti ripercussioni sui mercati petroliferi, Trump ha detto di sperare in un coinvolgimento di Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito e altri Paesi interessati, in modo che lo Stretto di Hormuz “non sia piu una minaccia”. Nel frattempo ha avvertito che gli Stati Uniti continueranno a colpire coste e imbarcazioni iraniane fino a rendere lo stretto sicuro e transitabile.
Il secondo messaggio
Poche ore dopo Trump ha pubblicato un nuovo messaggio, ribadendo che gli Stati Uniti hanno colpito duramente l’Iran “militarmente, economicamente e sotto altri profili”, ma che ora serve la responsabilita dei Paesi che ricevono petrolio via Hormuz. Ha assicurato che gli Stati Uniti contribuiranno in modo significativo e si coordineranno con quei Paesi per operazioni rapide e efficaci, auspicando uno sforzo congiunto a livello internazionale. La prima reazione e arrivata dalla Gran Bretagna, che ha dichiarato di valutare una “serie di opzioni” e di discutere con alleati e partner misure per garantire la sicurezza della navigazione nella regione, ha detto un portavoce del ministero della Difesa britannico.
La risposta di Teheran
Teheran ha interpretato le dichiarazioni di Trump come segno di debolezza dell’azione statunitense. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha criticato l'”ombrello di sicurezza” statunitense definendolo inefficace e ha osservato che gli Stati Uniti stanno ora chiedendo aiuto ad altri Paesi, compresa la Cina. L’Iran ha invitato i Paesi vicini a respingere quelli che definisce aggressori stranieri, sostenendo che lo Stretto e stato chiuso soltanto alle petroliere e alle navi dei “nemici e dei loro alleati”. Negli ultimi giorni la repubblica islamica ha consentito il transito a navi turche e indiane, ma ha imposto restrizioni a altre nazionalita.
La posizione dell’Italia
La linea ufficiale italiana e stata esposta dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni e confermata dal Consiglio supremo di Difesa, presieduto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: l’Italia “non partecipa e non prendera parte alla guerra”, ha detto il comunicato al termine della riunione del 13 marzo.
Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che l’Italia non partecipera a un conflitto armato, preferendo l’azione diplomatica per impedire un ampliamento della crisi e promuovere la de-escalation attraverso iniziative europee e multilaterali, incluse le Nazioni Unite.
Tajani ha aggiunto che l’Italia sta proteggendo anche Cipro e che, con i partner europei, sara rafforzata la missione Aspides per la sicurezza del trasporto marittimo nel Mar Rosso; ha inoltre ricordato l’impegno nella missione Atlanta contro la pirateria, auspicando che si possa ripristinare presto il transito attraverso Hormuz per evitare ulteriori aumenti del costo dell’energia.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo in Senato l’11 marzo, ha definito necessaria una risposta multilaterale che metta d’accordo interessi di numerosi Paesi, anche fra Stati che hanno rapporti tesi. Ha detto che non e “una nave italiana” a risolvere il problema dello Stretto, ma che l’Italia puo contribuire a coordinare uno sforzo comune per tutelare l’importazione di energia globale, citando in particolare l’interesse della Cina. Crosetto ha sottolineato come il problema coinvolga non solo gli Stati Uniti o i Paesi del Golfo, ma l’intera comunita internazionale, e ha invitato a cercare soluzioni attraverso meccanismi multilaterali come l’Onu o altre piattaforme internazionali.
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