L’Iran non sembra in grado di evitare la sconfitta definitiva, mentre gli Stati Uniti non sono riusciti a ottenere una vittoria totale. Teheran e Washington inseguono obiettivi che potrebbero restare fuori dalla loro portata. I raid condotti da Stati Uniti e Israele hanno arrecato danni rilevanti al programma nucleare iraniano; Donald Trump afferma di aver neutralizzato la minaccia atomica, ma deve fare i conti con un regime che resiste – come dimostra l’elezione di Mojtaba Khamenei a Guida Suprema – e con i costi economici e politici derivanti dall’aumento del prezzo del petrolio.
Un editoriale del Wall Street Journal firmato Yaroslav Trofimov sostiene che il conflitto ha ormai coinvolto una dozzina di Paesi e sta provocando ripercussioni economiche e politiche a livello globale, senza che alcuna delle parti abbia conseguito i propri obiettivi strategici. Secondo l’articolo, entrambe le fazioni avrebbero sottovalutato la reazione dell’avversario, e la situazione rischia di trasformarsi in una lunga guerra di logoramento senza una via d’uscita chiara.
Fonti americane riferiscono che l’attacco del 28 febbraio, che ha portato all’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei, era stato concepito nella speranza di far crollare il regime o di favorire l’emergere di figure piu pragmatiche, come avvenuto in altri contesti. Tuttavia, l’Assemblea degli Esperti ha scelto Mojtaba Khamenei, figlio del leader precedente e rappresentante della linea piu dura e ostile agli Stati Uniti.
Braccio di ferro
Sul piano militare e strategico, l’Iran continua a mostrare capacita offensive significative. Il presidente Trump rivendica successi delle forze statunitensi e i vertici militari parlano di oltre 5.000 obiettivi colpiti. Il capo degli Stati maggiori riuniti, generale Dan Caine, ha affermato che sono state affondate piu di 50 navi iraniane e che le operazioni hanno impiegato artiglieria, caccia, bombardieri e missili lanciati dal mare. Le autorita segnalano inoltre una forte riduzione degli attacchi missilistici e dei raid con droni rispetto all’inizio del conflitto – ma, secondo gli analisti, questi risultati non bastano a porre fine allo scontro.
Nonostante i bombardamenti, l’Iran continua a lanciare missili e droni contro basi statunitensi, Israele e citta chiave dei Paesi del Golfo, e ha ostacolato – e probabilmente minato – il transito nello Stretto di Hormuz, via cruciale per circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto a livello mondiale. Molti osservatori ritengono che l’obiettivo di Teheran sia aumentare i costi politici ed economici della guerra per gli avversari. Come sottolinea Ellie Geranmayeh dell’European Council on Foreign Relations, l’Iran punta a mostrare quanto il conflitto stia danneggiando l’economia americana e quanto i cittadini negli Stati Uniti ne subiranno le conseguenze; piu il conflitto si prolunga, maggiore e la possibilita per Teheran di imporre questi oneri.
Il vero vincitore e…
Un conflitto prolungato avrebbe come beneficiario indiretto la Russia di Vladimir Putin: prezzi elevati di petrolio e gas favorirebbero Mosca. Lo stesso Putin ha prospettato la fornitura di greggio russo all’Europa, e l’economista Alexandra Prokopenko osserva che al Cremlino potrebbe convenire una continuazione del conflitto nel breve periodo per mantenere quotazioni elevate.
La Russia, sospettata di scambi di intelligence con l’Iran, puo muoversi con margine, presentandosi come potenziale mediatore senza rischiare grandi perdite e rafforzando il proprio ruolo internazionale. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha dichiarato che Mosca e pronta a offrire assistenza e proposte di mediazione, molte delle quali sarebbero ancora sul tavolo. Dal Pentagono e pero arrivata una chiara obiezione: secondo Pete Hegseth, la Russia non dovrebbe essere coinvolta nelle mediazioni.