Midterm, Spannaus: ”El-Sayed e socialisti non detteranno linea dem, Vance indica strada per ripartenza Gop”

La netta sconfitta dei repubblicani nei midterm è largamente riconducibile alle scelte di Donald Trump, ma apre anche una nuova fase politica per entrambi i partiti in vista delle presidenziali del 2028. Per i repubblicani si profila la necessità di trovare un’alternativa al trumpismo, con il vicepresidente Jd Vance chiamato a indicare un percorso diverso; per i democratici emergono figure come il neo-senatore Abdul El‐Sayed che rappresentano la componente più progressista. Andrew Spannaus, analista politico americano, individua nella gestione della politica estera (in particolare la guerra con l’Iran) e nelle difficoltà economiche le cause principali della battuta d’arresto del Grand Old Party, e mette in guardia i democratici dal leggere la vittoria come un’autorizzazione a una svolta radicale verso sinistra. La sfida comune sarà riconquistare gli elettori moderati senza abbandonare la propria base.

Secondo Spannaus, una responsabilità centrale è di Trump: aveva promesso di evitare nuovi conflitti e invece si è aperta una guerra; aveva inoltre promesso di ridurre i prezzi dopo l’inflazione degli anni della pandemia, ma le sue scelte non hanno prodotto politiche economiche coerenti e hanno peggiorato la percezione dei costi per i cittadini. La guerra ha inoltre inciso sui prezzi dell’energia, collegando strettamente politica estera ed effetti economici domestici. Ma il problema non riguarda solo la Casa Bianca: i repubblicani non hanno contrastato sufficientemente Trump a livello nazionale, e candidati locali che si sono allineati al presidente hanno pagato il prezzo elettorale. A complicare la situazione c’è la carenza di nuovi leader, visto che Trump è rimasto il volto predominante del partito e ha imposto candidati in diversi Stati, talvolta con esiti negativi alle urne.

Guardando al 2028, Spannaus sostiene che il partito repubblicano non può ignorare il presidente, che rimane centrale per ancora due anni, ma può cercare di influenzarne le scelte. Vance ha indicato la possibilità di ammettere gli errori e proporre un cambio di rotta: questo potrà generare conflitti interni, in particolare sulla politica estera. Trump dovrà decidere quanto portare avanti la sua linea diplomatica verso Russia e Cina e come gestire il conflitto in Iran; gli altri repubblicani cercheranno di usare le istituzioni per limitare azioni eccessivamente dirompenti. La priorità per il partito sarà riconoscere i fallimenti dell’amministrazione e parlare alla base, che non condivide necessariamente la linea bellica o l’approccio economico adottato. C’è anche il rischio di fraintendimenti: alcuni auspicano un ritorno all’establishment pre‐Trump, ma una rinascita del neoliberismo globalista o delle politiche neoconservatrici sarebbe problematica per il consenso attuale.

Per i democratici, le midterm hanno favorito l’emergere di nuove figure, da El‐Sayed in Michigan a candidati vincenti in Stati tradizionalmente conservatori. Spannaus nota che la sinistra del partito ha messo energia nella lotta contro Trump, mentre il partito ha saputo focalizzarsi su temi come la corruzione, il costo della vita ed evitare di cadere in polemiche di cultura politica che avrebbero potuto dividerlo. La componente socialista non è tuttavia maggioritaria nel partito e non ha mostrato di saper ampliare significativamente il suo consenso. I maggiori spostamenti di voto verso i democratici si sono registrati in Stati repubblicani quali Texas, North Carolina, Iowa e Kansas, più che in Michigan, dove i guadagni di El‐Sayed sono stati limitati. Per il 2028 Spannaus avverte che i socialisti non possono imporre la linea del partito: possono influenzare l’agenda su temi come la sanità pubblica, ma il candidato presidenziale dovrà essere una figura in grado di parlare efficacemente di economia e attrarre anche elettori moderati.

Sull’esperienza personale di El‐Sayed, primo senatore musulmano eletto negli Stati Uniti, Spannaus osserva che gli attacchi personali subiti durante la campagna si sono rivelati controproducenti per chi li ha promossi. El‐Sayed ha concentrato la sua campagna sui problemi concreti della gente, evitando di rispondere alle provocazioni e mantenendo l’attenzione sulle istanze quotidiane degli elettori. La sua vittoria non è però automaticamente un modello replicabile per tutto il Partito democratico, dato che il margine di successo in Michigan non è paragonabile ad altre vittorie democratiche nella regione. La lezione principale è che candidati che si focalizzano su questioni condivise e materiali possono superare tentativi di polarizzazione culturale.

Nei prossimi due anni entrambi i partiti dovranno ridefinire la propria identità e individuare leadership capaci di competere per la Casa Bianca nel 2028. I repubblicani devono fare i conti con l’eredità di Trump, correggendone gli errori senza perdere la base che lo sostiene; i democratici devono bilanciare l’impulso progressista con la necessità di mantenere il consenso degli elettori moderati. La guida democratica del Congresso costituisce un nuovo equilibrio istituzionale che offre opportunità ma presenta anche rischi: potrà permettere ai democratici di avanzare proposte, ma non significa automaticamente la loro attuazione. Il dibattito sulle idee è destinato a diventare centrale nella corsa al 2028, mentre raggiungere intese su regole di bilancio e altre questioni istituzionali rimane una sfida non banale.