Donald Trump ha annunciato un accordo con Vladimir Putin per la fornitura di diesel russo agli Stati Uniti e ha attaccato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, criticandolo per le sue valutazioni sull’intesa Washington-Mosca. Trump ha risposto con toni duri alle critiche di Kiev, sostenendo che l’accordo potrebbe ridurre le risorse destinate al conflitto.
L’affondo di Trump
Alla Casa Bianca, rispondendo ai giornalisti, Trump ha suggerito che l’Ucraina dovrebbe valutare una nuova guida politica: “Suggerisco all’Ucraina di trovarsi un nuovo leader, uno che sappia raggiungere un accordo”, ha detto. Secondo Trump, se il conflitto non è terminato la responsabilità ricadrebbe in parte su Zelensky, che a suo avviso avrebbe potuto più volte contribuire a una soluzione ma non lo ha fatto. Ha inoltre accusato il presidente ucraino di voler creare problemi al mondo e agli agricoltori statunitensi danneggiando raffinerie russe. Trump ha sostenuto che Washington aveva avvertito Zelensky di non colpire il diesel, ma che l’Ucraina avrebbe comunque effettuato attacchi, contribuendo all’aumento dei prezzi del carburante.
Mosca ha salutato favorevolmente l’annuncio e ha confermato la revoca parziale, con effetto immediato, del divieto alle esportazioni di diesel. Il vicepremier russo Alexander Novak ha detto che i volumi di produzione sono sufficienti per soddisfare domanda interna ed esportazioni nelle quantità previste. La decisione anticipa in parte la scadenza del precedente blocco, esteso fino al 31 ottobre.
Kirill Dmitriev, inviato speciale del Cremlino per la cooperazione economica, ha descritto le dichiarazioni di Trump come “emblematiche e storiche”, affermando su X che il presidente statunitense si unisce a chi ritiene che l’Ucraina abbia bisogno di una leadership più focalizzata sulla pace piuttosto che sulle politiche bellicose attribuite a Zelensky.
L’offerta di Trump a Putin
Secondo il New York Times, gli Stati Uniti avrebbero offerto alla Russia tre importanti incentivi economici per convincerla a concordare un cessate il fuoco parziale su infrastrutture energetiche o operazioni marittime nel conflitto ucraino. Le proposte, riferite a colloqui riservati condotti da Jared Kushner e Steve Witkoff durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, includerebbero lo sblocco parziale di beni sovrani russi congelati in Occidente — riprendendo un piano che ipotizzava fino a 100 miliardi di dollari — come incentivo iniziale per una tregua.
Altre offerte avrebbero riguardato il rilancio di una vendita multimiliardaria di parte delle attività del gruppo petrolifero Lukoil a investitori mediorientali e la possibilità di consentire alla Bielorussia di esportare potassio. Secondo il quotidiano, Kiev non ha respinto categoricamente le proposte, ma ha chiesto garanzie precise, tra cui il trasferimento all’Ucraina di somme equivalenti a eventuali fondi sbloccati a favore della Russia e impegni per fornire ulteriore assistenza militare in caso di violazioni. Finora i negoziati non hanno prodotto risultati concreti e il Cremlino ha indicato che non è prevista una ripresa immediata dei colloqui di pace.
Il ricatto degli Usa
La frattura tra Trump e Zelensky è emersa il giorno dopo l’annuncio dell’accordo con la Russia e mentre gli Stati Uniti intensificavano le richieste all’Ucraina di cessare gli attacchi alle raffinerie russe. Il Financial Times, dopo un incontro tra delegazioni statunitensi e ucraine a Miami, ha scritto che funzionari Usa avrebbero aumentato la pressione sugli ucraini, minacciando, secondo la ricostruzione del quotidiano, di sospendere la condivisione di informazioni di intelligence fondamentali se gli attacchi non fossero cessati.
In Florida la delegazione che rappresentava Zelensky ha incontrato i rappresentanti di Trump per quasi otto ore; era previsto un secondo round, poi annullato. Fonti citate dal Financial Times riferiscono che l’incontro è stato compromesso dall’annuncio a sorpresa di Trump sull’intesa con Mosca per il gasolio.
Secondo alcune fonti, gli inviati di Trump, Witkoff e Kushner, avrebbero prospettato la possibilità di interrompere la condivisione di intelligence qualora Kiev non avesse fermato gli attacchi che, con l’uso di informazioni fornite dagli Usa, mirano a ridurre le entrate energetiche russe. L’agenzia russa Tass ha inoltre riferito che Witkoff e Kushner potrebbero recarsi a Mosca nelle prossime due settimane per ulteriori colloqui.
Kiev non si ferma: “Bruceremo le raffinerie di Putin”
Fonti ucraine avrebbero giudicato ingiusta la richiesta di interrompere unilateralmente gli attacchi senza che gli Stati Uniti esercitassero analoghe pressioni su Mosca. La delegazione ucraina avrebbe comunicato questa posizione agli Usa e, dopo l’annuncio di Trump, un alto funzionario avrebbe dichiarato che Kiev avrebbe proseguito le operazioni: “Bruceremo le raffinerie”, avrebbe affermato. Poche ore dopo, le autorità russe hanno riferito di un attacco al terminal petrolifero di Yug Rusi, nel distretto di Rostov sul Don. Sempre secondo alcune fonti, la delegazione ucraina avrebbe accorciato la visita, rinunciando al secondo ciclo di colloqui previsto.
Su X, Witkoff ha definito “produttivi” i colloqui di Miami, affermando che avevano identificato alcuni temi da approfondire e che le parti avevano concordato di continuare gli sforzi diplomatici.
Un’altra fonte anonima americana ha smentito che sia stata formulata una minaccia esplicita di sospendere la condivisione di intelligence. Secondo la ricostruzione di Axios, è stato spiegato agli ucraini che la decisione di Trump è arrivata dopo ripetute richieste di interrompere gli attacchi alle raffinerie, ritenuti dannosi per i consumatori americani. La fonte avrebbe detto che Witkoff e Kushner hanno ribadito che gli Stati Uniti restano un partner solido, che fornisce munizioni e informazioni, e che per questo motivo Kiev dovrebbe evitare azioni che ricadono negativamente sui consumatori Usa. Le operazioni contro le raffinerie possono danneggiare la Russia ma, secondo questa lettura, provocano anche effetti collaterali per gli Stati Uniti.