Il segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth, ha annunciato che la fucilazione di Nidal Hasan, responsabile della strage di Fort Hood, “sarà pubblica” e che si farà in modo che le persone possano assistere. Hegseth ha aggiunto che l’esecuzione sarà effettuata da un plotone di soldati e che l’intento è far capire che azioni di questo tipo hanno conseguenze molto gravi. L’annuncio ha suscitato numerose reazioni.
Il vicepresidente statunitense Jd Vance ha dichiarato che non assisterà all’eventuale trasmissione in diretta dell’esecuzione. Interrogato sulla compatibilità tra la sua fede cristiana e l’annuncio del Pentagono, Vance ha risposto: “Non so se questo accadrà davvero. Quest’uomo ha commesso il peggior attacco terroristico sul suolo americano, al di fuori dell’11 settembre”. “Se alla fine verrà trasmessa in diretta, io non la guarderò”, ha aggiunto il vicepresidente Usa.
I vescovi: “Barbarie”
Mons. Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza episcopale italiana per il settore meridionale, ha definito l’annuncio di una fucilazione in diretta “una barbarie”. Ha ricordato che la condanna a morte di Nidal Hasan risale al 2013 ed è stata decisa da una corte marziale, ma l’aggiunta dell’elemento pubblico — data, plotone, pubblico ammesso e possibile streaming — modifica la natura dell’atto, trasformandolo da esecuzione di una sentenza a un evento con intento pedagogico.
Savino ha richiamato un precedente storico, la grande esecuzione pubblica di Owensboro nel 1936, sottolineando la differenza tra un pubblico presente in un luogo e un pubblico anonimo connesso da casa. Secondo lui, la trasmissione rende l’esecuzione contenuto destinato alla competizione per l’attenzione e ciò comporta il rischio che venga confezionata per essere “guardabile”. Ha inoltre citato la posizione morale che considera inaccettabile trattare una persona come strumento per insegnare ad altri, richiamando il principio kantiano che un essere umano va sempre trattato come fine e non come mezzo.
Mons. Paul Stagg Coakley, presidente della Conferenza dei vescovi degli Stati Uniti, ha parlato di una “promozione barbara della cultura della morte” e ha invitato a riconsiderare la decisione. Coakley ha detto di aver appreso la notizia “con choc e grande dolore” e ha ricordato l’esortazione evangelica a non rispondere al male con il male, sostenendo che una esecuzione pubblica rischia di danneggiare ulteriormente il tessuto morale della nazione e di lasciare un’impronta negativa nelle coscienze.
Anche il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, ha criticato la spettacolarizzazione pubblica dell’esecuzione, ricordando la posizione della Chiesa contraria alla pena di morte per ragioni di dignità umana e per la sua inefficacia come deterrente.
Onu: “Diretta streaming plotone fucilazione è una forma di tortura”
L’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani dell’Onu ha definito la decisione di trasmettere in diretta la fucilazione una “forma di tortura”. In un comunicato ha richiamato quanto già sostenuto riguardo alle esecuzioni pubbliche in altri Paesi, osservando che trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti sono vietati e che la trasmissione in diretta equivale a un’esecuzione pubblica in violazione del divieto assoluto di tortura.
Amnesty: “Fucilazione in diretta un orrore”
Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ha definito l’annuncio di una fucilazione in diretta “un orrore”, sottolineando il contraccolpo emotivo di eventi recenti e indicando che la scelta ha toni che possono apparire di natura elettorale. Noury ha osservato che, se gli Stati Uniti volessero imitare pratiche di esecuzioni pubbliche viste in Paesi come Iran e Afghanistan, il risultato sarebbe una spettacolarizzazione della violenza che rischia di brutalizzare la società e di legittimare atteggiamenti violenti tra la popolazione.
Amnesty ha inoltre richiamato la possibilità, nel contesto statunitense, di interrompere o rinviare l’esecuzione attraverso i ricorsi davanti ai tribunali federali, ma ha sottolineato la contraddizione tra la protezione dei minori dalla violenza sui social e l’eventuale trasmissione in diretta di un’esecuzione, chiedendosi come si intenda tutelare i bambini in quel caso.
Nessuno tocchi Caino: “Ritorno al Far West”
Sergio D’Elia, segretario dell’associazione Nessuno tocchi Caino, ha denunciato un ritorno a modalità punitive del passato, paragonando la scelta a un ritorno all'”occhio per occhio” e alla giustizia dell’Antico Testamento. D’Elia ha richiamato l’ottavo emendamento della Costituzione Usa, che vieta pene crudeli e inusuali, e ha espresso fiducia nel fatto che la Corte Suprema potrà intervenire qualora gli avvocati del condannato presentino ricorsi per fermare quella che definisce una regressione.
Ha poi osservato che una fucilazione pubblica non avviene da quasi un secolo negli Stati Uniti, la definisce crudele e inusuale e manifesta preoccupazione per una possibile perdita dei riferimenti civili e democratici nel modo di amministrare la giustizia.
Esperti: “Non esistono regolamenti per esecuzioni militari pubbliche”
Il Death Penalty Information Center ha espresso dubbi sulla fattibilità pratica e legale di una esecuzione aperta al pubblico o trasmessa in streaming. Robin Maher, direttrice esecutiva del centro, ha osservato che non risultano regolamenti o precedenti che consentano di rendere accessibile su Internet o aprire al pubblico un’esecuzione e ha ricordato che le esecuzioni pubbliche sono più diffuse in contesti autoritari, dove servono a instillare paura e mostrare il potere dello Stato.
Il centro ha inoltre richiamato che, dopo la sentenza di corte marziale che ha inflitto la pena capitale con la fucilazione, Hasan — uno dei quattro detenuti nel braccio della morte militare che potrebbe essere il primo a ricevere tale mandato in 65 anni — ha il diritto costituzionale di ricorrere alle corti civili federali, ricorsi che di norma sospendono l’esecuzione fino alla loro definizione.
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