I ministri delle Finanze dell’Eurozona e dell’Unione europea si riuniscono oggi, giovedì 8 ottobre, e domani, venerdì 9, a Lussemburgo per l’Eurogruppo e l’Ecofin di ottobre. L’appuntamento è particolarmente importante perché si svolge nel pieno delle trattative per i documenti programmatici di bilancio, le leggi finanziarie dei Paesi membri. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il premier greco Kyriakos Mitsotakis hanno scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere maggiore flessibilità di bilancio, con l’obiettivo di fronteggiare la crisi energetica innescata dalla prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz. È probabile che il tema venga affrontato nel corso dell’Eurogruppo.
Secondo un alto funzionario Ue, durante la colazione dell’Ecofin si discuterà della possibile imposizione fiscale sugli extraprofitti delle società energetiche. L’ufficiale ha escluso che la questione della flessibilità possa essere risolta direttamente dal Consiglio, prevedendo invece che approdi sul tavolo dei leader al Consiglio Europeo della prossima settimana. Fonti del Mef segnalano comunque che il tema sarà oggetto di attenzione da parte dei ministri, anche perché il ministro Giancarlo Giorgetti intende sollevarlo. Si prevede un confronto tra i ministri dell’Eurozona, pur senza «conclusioni operative», in attesa della valutazione della Commissione.
Nell’Eurogruppo i ministri esprimeranno le loro opinioni e «sicuramente questo argomento verrà posto», ha aggiunto l’alto funzionario, ricordando che «quasi ogni Paese membro ha adottato misure» per attenuare l’impennata dei prezzi dell’energia causata dalla chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz. Tutti comprendono le implicazioni politiche interne dell’aumento del prezzo del gasolio, che pesa sulla competitività dell’industria e sull’economia reale.
A Bruxelles, sulle richieste avanzate dall’Italia, si mantiene comunque prudenza. È evidente l’esistenza di «pressioni politiche», ma conciliarle con il quadro fiscale vigente è «più complesso di quanto comunemente si pensi». La domanda chiave è fino a che punto si intende modificare le regole fiscali concordate nella riforma conclusa alla fine del 2023, che già porta l’impronta della posizione tedesca; bisogna evitare di adattare il quadro a ogni singolo shock.
Ci si interroga su quanto a lungo il quadro regolatorio possa mantenere la propria credibilità se mostrasse flessibilità ogni volta che si presenta una crisi. Le regole europee di bilancio contribuiscono a contenere i rendimenti dei titoli di Stato; indebolirle avrebbe un costo per gli Stati membri, soprattutto per quelli più esposti ai mercati obbligazionari.
Esiste poi il problema della coerenza interna: anche piccoli aggiustamenti possono avere effetti collaterali diversi e potenzialmente indesiderati per chi li ha richiesti. Per questo è necessario comprendere appieno gli impatti complessivi prima di prendere una posizione. È prevedibile che i Paesi nordici, solitamente restii a concedere flessibilità, si opporranno a modifiche del patto.
Sulla proposta di utilizzare maggiori entrate fiscali generate dal caro carburanti per finanziare interventi discrezionali, la fonte si mostra cauta. Va chiarito se un simile approccio sarebbe simmetrico: quando i prezzi del petrolio dovessero scendere e le entrate Iva calare, i Paesi sarebbero disposti a effettuare risparmi discrezionali di pari entità? Oppure il sistema diventerebbe asimmetrico? È un dibattito che va affrontato prima di qualsiasi modifica.
Analoga cautela vale per l’osservazione di Meloni secondo cui il percorso concordato per la crescita della spesa si basava su stime d’inflazione più basse rispetto ai livelli attuali, spinti dai rincari dei carburanti. Al momento, secondo la fonte, non si osservano ancora forti effetti secondari a livello di Eurozona, ossia un contagio generalizzato del caro energia.
Il controllo dell’inflazione sfugge in buona parte alla sfera d’azione dei governi, quindi il problema è reale. Prima di intervenire è però necessario capire come funzionerebbe un eventuale cambiamento in differenti scenari: la valutazione, secondo la fonte, non sarebbe ancora completa, perciò è prematuro esprimere giudizi definitivi. In questa fase spetta alla Commissione analizzare la situazione e, sulla base della sua valutazione, all’Unione trarre le conclusioni.
L’alto funzionario ha ribadito un principio fondamentale: qualsiasi modifica deve portare la certezza di un miglioramento tangibile. Ogni cambiamento comporta un costo, perché può erodere la credibilità del quadro di riferimento; è quindi opportuno procedere con cautela e non affrettare decisioni.
La richiesta di flessibilità avanzata da Italia e Grecia, che probabilmente non troverà contraria l’adesione di grandi Paesi come Francia e Spagna, rimane difficile da soddisfare sul piano di una riforma del patto di stabilità appena aggiornata. Sarà compito della Commissione valutarla, e il Consiglio si esprimerà di conseguenza.
Nel formato ristretto dell’Eurogruppo (solo i ministri dell’area euro) è previsto uno scambio di vedute sull’andamento del cambio, con l’euro che si è indebolito rispetto al dollaro, sulla base di elementi forniti dalla Commissione e dalla Bce. Prenderà inoltre avvio il processo per individuare il successore di Isabel Schnabel nell’esecutivo della Bce: i ministri saranno invitati a presentare candidature e la questione tornerà sul tavolo nell’Eurogruppo di novembre. È l’inizio della procedura di selezione.
Nel formato «inclusivo», cioè a 27, i ministri affronteranno temi quali l’Unione dei risparmi e degli investimenti, l’efficienza delle finanze pubbliche e l’impatto dei mercati energetici sull’economia dell’area euro.
L’agenda dell’Ecofin di venerdì è ricca: i ministri dovranno concordare la posizione negoziale del Consiglio sul pacchetto legislativo per l’integrazione dei mercati e della vigilanza, un elemento centrale dell’Unione dei risparmi e degli investimenti (che rebrandizza l’Unione bancaria e l’Unione dei mercati dei capitali). Discuteranno inoltre della competitività del settore bancario, dell’impatto economico dell’aggressione russa all’Ucraina, dell’attuazione del Rrf, cuore del Next Generation Eu, e del semestre europeo 2026.
Tra i compiti anche l’approvazione del piano a medio termine della Repubblica Ceca per il 2027-2030, la chiarificazione della flessibilità consentita dalla clausola nazionale di salvaguardia e l’autorizzazione all’estensione dell’applicazione della Nec anche all’energia per la Grecia. In programma ci sono inoltre la revisione della lista delle giurisdizioni considerate non cooperative a fini fiscali e le questioni di finanza climatica in vista della Cop31 che si terrà ad Antalya, in Turchia, il mese prossimo.