Russia, successore è convitato di pietra al 74esimo compleanno di Putin

Vladimir Putin compie 74 anni. Le celebrazioni plateali appartengono ormai al passato: nelle immagini ufficiali appare spesso da solo, mentre il gruppo di potere che guida il Paese mostra segni sempre più evidenti di tensione, nonostante la retorica dell’unità ribadita dal partito “presidenziale” e dallo stesso Presidente.

Con risorse nazionali ridotte dagli sforzi bellici in Ucraina e con una successione che nessuno osa discutere pubblicamente ma che è ben presente nei corridoi del potere, le varie fazioni cercano di accaparrarsi spazi e risorse. Un caso emblematico è il recente arresto del politologo Aleksandr Kynev, letto da molti come uno scontro tra settori dei servizi e la macchina politica coordinata dal vice capogabinetto del Cremlino Sergei Kiryenko (64 anni).

Nel frattempo si sono affermati esponenti giovani legati a famiglie influenti — i cosiddetti “principini” — che hanno consolidato posizioni di rilievo senza grande esperienza: tra questi Boris Kovalchuk (48 anni), Dmitry Patrushev (coetaneo e vice premier con delega all’agricoltura) e Anna Tsivileva (54 anni), ora vice ministra della Difesa con delega ai veterani. Molti di loro operano al fianco dei dirigenti della generazione precedente, che non sono ancora usciti di scena, come l’ex ministro della Difesa Sergei Shoigu e figure come Dmitry Medvedev.

Nonostante età e problemi di salute che gli si attribuiscono, Putin è stato molto visibile in pubblico nella fase pre-elettorale delle recenti elezioni legislative. La sua campagna ha dovuto fare i conti con un inaspettato picco di interesse verso il partito Yabloko, e il Presidente ha continuato a richiamare all’unità fino all’apertura delle urne.

Quando e se Putin uscirà di scena, è probabile che anche la generazione senior che lo ha accompagnato dagli anni di Leningrado/San Pietroburgo perderà peso. I vertici dei servizi e della sicurezza — molti dei quali oltre i 70 anni — non hanno predisposto eredi chiari, come in generale non è stato fatto per la leadership politica: tra loro figurano Aleksandr Bortnikov (Segretario del Consiglio di sicurezza, 74), Sergei Naryshkin (direttore dell’SVR, 71), Aleksandr Bastrykin (direttore del comitato investigativo, 72), Viktor Zolotov (comandante della Guardia nazionale, 72) e Valery Gerasimov (capo di stato maggiore, 70).

Il politologo Jullian Waller, in un’analisi apparsa su Foreign Affairs, richiama parallelismi con la transizione successiva alla morte di Stalin e segnala un rischio rilevante: il salto generazionale che sembra aver marginalizzato la fascia dei 50-60enni a vantaggio di personaggi più giovani potrebbe alimentare instabilità. Secondo Waller, questo cambiamento demografico complica la possibilità di una successione ordinata.

Waller avverte che, come in passato, le decisioni e gli accordi di un piccolo gruppo di leader determineranno chi prenderà il potere. A differenza dell’epoca staliniana, però, gli attuali decisori sono in media più anziani e meno energici, mentre una generazione frustrata e una classe emergente relativamente inesperta potrebbero rendere la transizione meno coordinata e più soggetta a errori.

Più utile che speculare sull’identità del “convitato di pietra” è ora individuare chi nel gruppo dirigente potrà accedere alla ristretta cerchia che richiede non solo autorità istituzionale ma anche una solida rete personale. Il bacino include i presidenti delle due Camere, il premier, il direttore dell’FSB, il capogabinetto del Cremlino, il segretario del Consiglio di sicurezza, il ministro della Difesa e il segretario di Stato. Da tempo viene citato come possibile candidato Aleksei Dyumin (53 anni), ma la partita resta aperta e il confronto è già in corso.