«È evidente che La France Insoumise sta strumentalizzando le proteste degli studenti per fini politici», afferma all’Adnkronos il deputato di Renaissance, Éric Bothorel. Le sue parole riprendono le accuse del premier Sébastien Lecornu, che la scorsa settimana ha imputato al partito di sinistra radicale di incitare i liceali contro il governo e di sfruttarne la rabbia in vista delle prossime elezioni presidenziali.
Bothorel osserva che «alcuni politici tendono ad esasperare le situazioni e spesso incoraggiano reazioni più dure contro le forze di polizia». La France Insoumise è stata criticata anche da altre forze politiche: Marine Le Pen e il presidente dei Républicains, Bruno Retailleau, hanno condannato il sostegno del partito ai movimenti studenteschi — Retailleau ha perfino proposto ironicamente di ribattezzarlo «la Francia incendiaria». I dirigenti di LFI respingono le accuse, definendole teorie del complotto. «La maggior parte degli studenti non è neppure maggiorenne e non voterà l’anno prossimo», dice Sylvie Cruzillac, consigliera comunale di LFI nella periferia sud di Parigi, durante la manifestazione del 6 ottobre, «quindi non stiamo cercando di conquistare un elettorato».
I membri di Mélenchon, presenti in strada vicino ai liceali, affermano di sostenere i giovani e di vigilare per evitare un uso eccessivo della forza da parte della polizia. «Le loro richieste sono legittime», sottolinea Cruzillac, riferendosi anche ai tagli all’istruzione degli ultimi anni: «il vaso era già pieno e ora è straripato». Bothorel, pur riconoscendo le rivendicazioni legittime, chiede che siano espresse pacificamente: «Abbiamo il diritto di manifestare, ma il dialogo deve restare centrale». Bothorel non ha partecipato alle proteste. (Di Veronica Gennari)