Puigdemont può tornare in Spagna, la Corte revoca l’arresto: scatta il ‘fattore Catalogna’ sulle elezioni

Carles Puigdemont può tornare in Spagna dopo quasi nove anni di esilio. Il Tribunale Supremo ha revocato oggi l’ordine di arresto nazionale nei confronti dell’ex presidente della Generalitat catalana, a seguito della decisione della Corte costituzionale che ha stabilito di applicare l’amnistia anche al reato di malversazione collegato al procés. Questa svolta giudiziaria riapre una questione politica destinata a pesare sulle elezioni anticipate del 29 novembre e rilancia il cosiddetto “fattore Puigdemont” e, più in generale, il tema della Catalogna nella campagna elettorale.

Puigdemont, fuggito in Belgio nell’autunno del 2017 dopo il tentativo fallito di dichiarare l’indipendenza della Catalogna, potrà rientrare nel Paese senza il rischio immediato di essere arrestato. Restano tuttavia dubbi sul momento in cui deciderà di tornare: il 29 ottobre ricorreranno infatti i nove anni del suo autoesilio a Bruxelles. Il provvedimento riguarda anche gli ex ministri catalani Toni Comín e Lluís Puig.

La decisione arriva in un momento delicato per Pedro Sánchez. Il premier socialista ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre dopo la perdita di sostegno da parte di Junts su provvedimenti chiave, compresi quelli riguardanti la crisi abitativa. Il partito legato a Puigdemont, che aveva contribuito alla formazione del governo Sánchez nel 2023, è poi diventato uno degli ostacoli parlamentari più rilevanti. Sánchez ha detto di accogliere favorevolmente la decisione, sottolineando che le misure adottate mirano alla convivenza dei catalani e non a favorire specifici partiti o politici indipendentisti.

Secondo il quotidiano catalano La Vanguardia, Puigdemont ha tre possibili momenti simbolici per fare ritorno: immediatamente dopo la revoca del mandato d’arresto, quando il giudice istruttore chiuderà il suo procedimento specifico, oppure al termine dell’iter alla Camera penale che dovrà decidere definitivamente. La questione principale resta se potrà tornare in tempo per la campagna elettorale e se i condannati per il referendum indipendentista potranno candidarsi.

Permangono passaggi procedurali prima che la legge di amnistia, varata nel 2024 secondo il governo per favorire la convivenza in Catalogna, sia pienamente operativa anche per reati come l’appropriazione indebita. Nella motivazione che ha portato alla revoca dei mandati di arresto, il giudice Liarena evita di pronunciarsi su eventuali concessioni di grazia e indica che non prenderà decisioni definitive prima di aver letto integralmente la sentenza della Corte Costituzionale, che finora riguarda il ricorso presentato dall’ex consigliera Dolors Bassa.

I giudici della Corte Suprema potrebbero estendere l’amnistia a tutti i condannati e imputati, come suggeriscono fonti citate da El País, oppure potrebbero limitare l’effetto della decisione alla sola vicenda di Bassa, rimandando ad esiti giudiziari separati per ciascun ricorso.

Il calendario dell’applicazione dell’amnistia è cruciale perché l’eventuale cancellazione delle interdizioni permetterebbe ai leader indipendentisti condannati di ricandidarsi o di assumere incarichi pubblici, chiudendo in modo definitivo la “causa del procés”. Nel 2019 la Corte Suprema aveva inflitto pene detentive tra i 9 e i 13 anni e interdizioni dai pubblici uffici per reati di sedizione e appropriazione indebita legati alla proclamazione di indipendenza del Parlamento catalano nell’ottobre 2017.

Nel 2021 il governo Sanchez aveva già compiuto un passo verso la riconciliazione concedendo l’indulto a nove leader separatisti detenuti, misura che però non aveva riguardato coloro che si erano rifugiati all’estero, come Puigdemont, e aveva mantenuto le interdizioni in vigore (con l’interdizione di Junqueras attiva fino al 2031). L’orientamento espresso oggi dalla Corte Costituzionale apre dunque la strada alla possibilità che l’ex vicepresidente della Catalogna e leader di Esquerra Republicana (ERC) possa candidarsi alle prossime elezioni.

Le sorti dei leader indipendentisti saranno un elemento centrale nelle prossime elezioni in Catalogna. El Mundo ricorda che nel 2023 i voti di alcuni partiti catalani furono decisivi per permettere a Sánchez di rimanere al potere; Puigdemont ha continuato a esercitare influenza dall’esilio a Waterloo e, secondo alcune ricostruzioni, avrebbe avuto un ruolo nelle difficoltà politiche affrontate da Sánchez. Per ribaltare i pronostici negativi, il leader socialista ha bisogno di un buon risultato in Catalogna e del sostegno forte dei suoi partner di coalizione.

Nell’attuale legislatura 40 dei 48 deputati catalani appoggiavano Sánchez, ma i sondaggi indicano difficoltà sia per i socialisti catalani sia per Junts. Le elezioni anticipate comportano inoltre che la Catalogna potrebbe non ricevere in tempo i nuovi finanziamenti regionali promessi, su cui aveva puntato soprattutto ERC, per mancanza di tempo utile per l’approvazione parlamentare. Resta l’incognita del “fattore Puigdemont”: non è chiaro se un suo eventuale ritorno potrebbe rialzare i consensi per la lista di Junts, che quasi certamente sarà guidata da Miriam Nogueras. Intanto un’altra figura della sinistra catalana, l’ex sindaca di Barcellona Ada Colau, si è offerta di guidare il Frente Amplio, la nuova coalizione alleata di Sánchez, il cui programma e candidato verranno presentati il 17 ottobre.