Papa Leone XIV a Lourdes: “Medicina non si faccia serva della morte programmata, chi soffre non va eliminato”

27 settembre 2026 | 16.31

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Il Papa, a Notre‐Dame de Lourdes, ha incontrato malati e operatori dell’Accueil Notre‐Dame sottolineando che la dignità della persona è intrinseca e non negoziabile: esiste semplicemente perché la persona esiste ed è orientata all’eternità. Ha ribadito con fermezza il no della Chiesa al suicidio assistito e all’eutanasia, affermando che nessuna legge umana deve cancellare la certezza della dignità umana e che non è mai accettabile togliere la vita con la scusa della compassione. Ha osservato che ciò che è legale non è necessariamente morale e ha riconosciuto le sofferenze di chi vive patologie dolorose e condizioni particolarmente dure.

Ai malati ha detto che non sono un peso, ma il cuore pulsante della nostra umanità e un patrimonio prezioso per la Chiesa, assicurando la sua preghiera e ricordando anche chi non ha potuto essere presente. Citando Giovanni Paolo II, ha invitato a coltivare uno sguardo contemplativo sulla vita, capace di riconoscerne la gratuità, la bellezza e il valore, accogliendo la realtà come dono e vedendo in ogni persona il riflesso del Creatore.

Rivolgendosi agli operatori sanitari, il Pontefice ha richiamato il significato profondo della loro vocazione: prendersi cura della persona che soffre, non eliminarla. Li ha esortati a essere servitori appassionati della vita e ha richiamato la sua precedente condanna di decisioni che, basandosi su algoritmi o criteri di laboratorio, decidano della vita di un embrione o di una persona anziana. Ha affermato che la medicina non può diventare strumento di una morte programmata.

Ha inoltre insistito sulla necessità di investire nelle cure palliative e nella ricerca, chiedendo di sviluppare servizi di assistenza e di accompagnare con tenerezza i malati, come avviene a Lourdes grazie al lavoro di medici, infermieri, barellieri, cappellani ed équipe pastorali. Curare i corpi significa anche prendersi cura delle anime, ha detto, promuovendo la dignità della persona fino alla fine della vita.

«Gli abusi sono un flagello; serve massima vigilanza»

Parlando a porte chiuse con i vescovi francesi, il Papa ha affrontato il tema degli abusi sui minori da parte del clero, riconoscendo il cammino compiuto negli ultimi anni: decisioni coraggiose, ascolto delle vittime, ricerca della verità, giustizia, perdono, riparazione e misure per prevenire e proteggere. Ha ringraziato per gli sforzi compiuti, riconoscendo le difficoltà affrontate dalla Conferenza episcopale, e ha esortato a proseguire mantenendo la massima vigilanza. Contemporaneamente ha ricordato che il clero va sostenuto e incoraggiato: per far nascere vocazioni i sacerdoti devono essere attesi, accolti e amati, con una chiara identità configurata in Cristo all’interno del Popolo di Dio, per la gioia del Vangelo e il servizio alla missione.