Il vertice alla Casa Bianca tra Donald Trump e Xi Jinping è stato valutato da Axel Berkofsky, professore dell’Università di Pavia e Senior Advisor Ispi, come un incontro dai toni concilianti ma privo di risultati concreti. Secondo l’analisi, la nuova distensione pubblica non ha cancellato le profonde rivalità tra Washington e Pechino né ha generato strumenti operativi di collaborazione su dossier chiave come l’intelligenza artificiale, Taiwan o l’Iran.
Trump e Xi hanno usato un linguaggio amichevole e hanno parlato di cooperazione e di un rapporto destinato a influire negli anni a venire. Quanto di questo è sostanziale e quanto è invece una pausa tattica tra potenze ancora rivali?
Secondo Berkofsky, il vertice è stato soprattutto simbolico e poco sostanziale. È stato descritto come un incontro vago, celebrato come un gesto amichevole più che come un’occasione per decisioni concrete. La critica principale è la mancanza di fatti e di impegni verificabili.
Non è emersa alcuna dichiarazione significativa su una collaborazione concreta nell’ambito dell’intelligenza artificiale, né sono state annunciate iniziative o meccanismi di follow-up. Questo lascia immutato lo stato di rivalità e competizione tra Stati Uniti e Cina.
Berkofsky osserva che la politica commerciale di Trump partita un anno fa, con misure tariffarie e pressioni, non ha raggiunto gli obiettivi sperati: la reazione cinese è stata decisa, con minacce su export strategici come le terre rare, e alla fine si è giunti a una tregua senza risultati sostanziali per gli Usa.
Xi Jinping è invece apparso a Washington con sicurezza. Per l’analista, l’incontro ha avuto un carattere bilaterale volto più a mostrare un rapporto cordiale che a produrre cambiamenti concreti; pubblicamente, infatti, poco è emerso di sostanziale.
L’intelligenza artificiale è stata indicata tra i dossier strategici: Trump ha parlato di superintelligenza e Xi ha sottolineato la necessità del controllo umano. È possibile una collaborazione reale tra le due potenze su una tecnologia diventata anche campo di competizione geopolitica e militare?
Berkofsky non ravvisa segnali di cooperazione concreta. Ritiene improbabile un accordo sostanziale perché Stati Uniti e Cina rimangono concorrenti su un tema così cruciale e nessuna delle due parti ha proposto strumenti o fori condivisi per lavorare insieme.
L’America mantiene ancora un vantaggio soprattutto tramite l’industria privata e le aziende, più che attraverso il governo, ma non sono emersi meccanismi comuni. L’intelligenza artificiale continuerà a evolvere anche indipendentemente dall’azione governativa.
A livello globale c’è preoccupazione per i rischi dell’IA e molte nazioni cercano di regolarla. Tuttavia, secondo l’analisi, la possibilità di una collaborazione significativa tra Washington e Pechino in questo campo resta remota: le proposte emerse sembrano più promozionali che concrete.
Oltre ai toni cordiali e al rapporto personale tra i leader, permangono i principali punti di frattura: Taiwan, i semiconduttori e l’Iran tra i temi sensibili.
Sulle questioni geopolitiche notevoli informazioni pubbliche mancano: Taiwan e Iran erano nell’agenda ma non sembra siano emerse posizioni chiare o nuovi accordi. La Cina tende a porre spesso il tema di Taiwan, ma non è chiaro che risposte concrete siano state fornite da Trump.
La posizione americana su Taiwan resta ambigua sulla carta e non si intravede, secondo l’analista, una politica coerente e decisiva verso la Cina su questo punto. Non è evidente cosa Xi volesse ottenere su Taiwan durante l’incontro.
Per quanto riguarda l’Iran, la situazione è più complessa: gli Stati Uniti mantengono relazioni ostili con Teheran, mentre la Cina è il principale acquirente del petrolio iraniano e, insieme alla Russia, uno dei suoi alleati economici e politici.
Berkofsky ritiene improbabile che l’Iran sia stato un tema centrale del summit. Se Trump avesse voluto chiedere a Pechino di ridurre il sostegno a Teheran, non sembra che ciò sia avvenuto. In generale, l’influenza statunitense sulla politica cinese riguardo a Taiwan o Iran appare limitata nell’attuale contesto.