“Crimini contro l’umanità”, le autorità di al-Sharaa condannano il regime Assad ma l’ex rais è in Russia

Un tribunale siriano ha condannato in contumacia Bashar al‐Assad alla pena capitale per reati che comprendono omicidio premeditato di più persone (tra cui bambini), torture, arresti arbitrari e crimini contro l’umanità. Assad è stato al potere in Siria dal 2000 al 2024; la famiglia al‐Assad, al governo dal tempo di Hafiz al‐Assad per oltre mezzo secolo, ha perso il controllo del Paese nel dicembre di due anni fa. Poco dopo la caduta del regime, il Cremlino annunciò che Vladimir Putin aveva concesso asilo ad Assad e ai suoi familiari.

Il verdetto è stato letto in diretta dalla televisione di Stato della Siria post‐Assad, il canale in cui Ahmed al‐Sharaa è divenuto figura centrale dalla fine del 2024, dopo la rapida avanzata partita dal nord del Paese compiuta da Hayat Tahrir al‐Sham (Hts) e da fazioni armate alleate. Al‐Sharaa — noto anche come l’ex capo di Hts Abu Mohammed al‐Jawlani — sostiene di essersi allontanato dall’estremismo, ha avviato un restyling dell’organizzazione e promette di perseguire la «giustizia».

Anche il cugino di Assad, Atef Najib, 66 anni, è stato condannato alla pena capitale: secondo al‐Jazeera è detenuto in Siria dall’inizio del 2025 e dalle immagini diffuse era presente in aula dietro le sbarre con una tuta rigata. Le proteste anti‐governative iniziate nel 2011, partite da città come Daraa, sfociarono in una lunga e sanguinosa repressione e in una guerra civile durata oltre 13 anni. Nel 2011 Najib era capo della sicurezza a Daraa e l’agenzia ufficiale siriana Sana lo ha indicato come responsabile di «crimini contro l’umanità», fra cui esecuzioni, torture e sparizioni forzate.

Le altre condanne

Sono stati condannati in contumacia alla pena capitale anche Maher al‐Assad, fratello minore di Bashar e comandante della Quarta divisione d’élite dell’esercito — secondo al‐Jazeera attualmente residente in Russia — e altri esponenti dell’ex regime, accusati di omicidi premeditati e atti di tortura. Tra i condannati figurano inoltre l’ex ministro della Difesa Fahd Jassem al‐Freij e Louay Ali al‐Ali, che dirigeva l’intelligence militare a Daraa.

Secondo un articolo del Guardian pubblicato un anno dopo la caduta del regime, la famiglia al‐Assad conduce una vita isolata e agiata tra Mosca e gli Emirati Arabi Uniti: Bashar, che a settembre avrebbe compiuto 61 anni, avrebbe ripreso a studiare il russo e a occuparsi di oftalmologia, mentre i figli si recano spesso negli Emirati.

Si tratta delle prime sentenze emesse dalla Siria della «transizione», ma non è chiaro come le nuove autorità possano ottenere l’estradizione di Bashar e Maher al‐Assad. Domenica il ministero degli Esteri siriano ha annunciato un accordo con Mosca per trasformare le basi russe di Hmeimim e Tartus in «centri congiunti di addestramento», definendo l’intesa un passo significativo verso una nuova fase nei rapporti con la Russia.

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