Crans Montana, l’Italia non sarà parte civile. Svizzera: “Non è parte lesa”

La Svizzera ha respinto la richiesta dell’Italia di costituirsi parte civile nel procedimento relativo all’incendio di Crans-Montana, in cui sono morte 41 persone e 115 sono rimaste ferite, fra cui sei giovani italiani. Lo indica il provvedimento del 23 luglio indirizzato all’avvocato Romain Jordan, che rappresenta il governo italiano, nel processo per l’incendio divampato nella notte di Capodanno nel bar Le Constellation.

L’Italia ha presentato ricorso contro l’ordinanza del 29 luglio che ha negato la possibilità per il governo di costituirsi parte civile. Secondo una nota della Farnesina, tramite l’avvocato svizzero che tutela gli interessi italiani è stato depositato un ricorso motivato che contesta i rilievi del giudice cantonale e richiama anche la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, chiedendo quindi che venga consentita la partecipazione come parte civile.

«Il 3 agosto 2026 è stato depositato ricorso dinanzi alla Camera penale del Tribunale cantonale vallesano», afferma l’avvocato Romain Jordan (Studio Merkt & Associés, Ginevra), incaricato di rappresentare il governo della Repubblica Italiana. «Il Governo ha preso atto dell’ordinanza con cui il Ministero pubblico del Canton Vallese gli ha negato la qualità di parte nel procedimento penale relativo all’incendio de ‘Le Constellation’, nel quale sei cittadini italiani hanno perso la vita e quattordici sono rimasti gravemente feriti. L’Italia non condivide questa decisione». Jordan aggiunge che uno Stato che ha perso propri cittadini, che assiste connazionali gravemente feriti e che ha mobilitato risorse di soccorso rilevanti deve poter far valere la propria voce nel procedimento e che la questione giuridica è nuova e merita l’esame delle giurisdizioni superiori, fino eventualmente al Tribunale federale.

«La Repubblica Italiana ribadisce la propria fiducia nella giustizia svizzera e nell’eccellente cooperazione tra i due Paesi, e conferma l’impegno a fianco delle vittime e delle loro famiglie. Trattandosi di un procedimento pendente, non saranno rilasciate ulteriori dichiarazioni», conclude l’avvocato.

Il procedimento

Nel provvedimento si afferma che «l’Italia non può essere considerata parte del procedimento penale svizzero» perché «nessuno degli status processuali previsti le è riconoscibile». Secondo il giudice, l’Italia non può ottenere uno status «partes sui generis», poiché né il diritto federale né quello cantonale attribuiscono a uno Stato estero tale ruolo sulla base della nazionalità delle vittime o dei costi sostenuti per assisterle. Di conseguenza, l’Italia non è ritenuta una «parte terza interessata».

Il provvedimento precisa inoltre che riconoscere all’Italia diritti processuali equivalenti a quelli di una persona offesa o di un accusatore privato significherebbe aggirare le condizioni già fissate per tali status.

La strage di Capodanno

Tra le vittime italiane dell’incendio di Crans-Montana la notte di Capodanno ci sono Sofia Prosperi, Chiara Costanzo, Achille Barosi, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti ed Emanuele Galeppini, tutti tra i 15 e i 17 anni. L’incendio al bar ‘Le Constellation’ sarebbe stato innescato da una candela scintillante fissata a una bottiglia di champagne: sollevando la bottiglia la fiamma avrebbe raggiunto il soffitto e il fuoco si sarebbe propagato in pochi secondi, scatenando il panico tra le circa 200 persone presenti, molte delle quali minorenni.

L’unica uscita disponibile era ritenuta troppo stretta: per fuggire alcuni clienti hanno sfondato una vetrina. I testimoni hanno descritto scene di «panico assoluto», con urla, caos e persone che cercavano di uscire accalcandosi verso la sola porta praticabile.

I proprietari del bar, Jacques e Jessica Moretti, hanno negato responsabilità per l’incendio di Capodanno. In aula hanno dichiarato di non essere stati a conoscenza del rischio associato alle candele scintillanti, sostenendo che erano ritenute autorizzate e testate dai vigili del fuoco e che si aspettavano al massimo danni a materiali o attrezzature, ma non una tragedia di tali dimensioni.

Le fatture alle famiglie italiane delle vittime

Circa tre mesi fa si è chiuso il capitolo delle tensioni diplomatiche tra Italia e Svizzera relative all’invio di fatture alle famiglie italiane delle vittime. Berna ha annunciato che non invierà più tali fatture. La questione, che aveva provocato uno scontro diplomatico con conti per decine di migliaia di euro e una dura reazione di Palazzo Chigi, si è conclusa con un esito favorevole per l’Italia.

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