Secondo un’analisi del New York Times, la guerra avviata dal presidente Donald Trump contro l’Iran sta complicando per i leader stranieri la strategia tradizionale di compiacere l’inquilino della Casa Bianca. Il quotidiano prende ad esempio il cancelliere tedesco Friedrich Merz: dopo aver intrattenuto rapporti stretti con Trump – visite alla Casa Bianca, elogi pubblici e accordi operativi come l’uso delle basi americane in Germania – Merz ha poi criticato apertamente la gestione del conflitto e l’assenza di una strategia di uscita, suscitando la reazione dura del presidente.
Le tensioni con la Germania
Il Times osserva che Merz aveva investito molto nel mantenere buoni rapporti con l’amministrazione americana, ma il conflitto ha avuto conseguenze interne: l’aumento dei costi dell’energia ha aggravato la situazione economica tedesca e ha inciso negativamente sui consensi del suo partito. Sotto pressione politica, il cancelliere ha definito l’azione americana “mal ponderata” e ha sollevato dubbi sull’esistenza di una strategia per uscire dal conflitto.
La replica di Trump, su Truth Social, e stata severa: ha accusato Merz di non comprendere la questione nucleare e ha invitato il cancelliere a concentrarsi sui problemi interni della Germania, come immigrazione ed energia. Il confronto e poi proseguito mentre la Casa Bianca valutava una possibile riduzione delle truppe americane in Germania. Il caso, scrive il Times, illustra come i leader europei stiano sempre meno seguendo l’approccio di compiacere automaticamente il presidente Usa, trovandosi invece a dover scegliere tra accontentare Trump o i propri elettori.
I precedenti con Starmer, Meloni e Sanchez
Merz non e l’unico a essersi scontrato con l’amministrazione americana. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha espresso frustrazione per l’impatto sulle bollette energetiche, mentre la premier italiana Giorgia Meloni ha preso le distanze da Trump intervenendo a favore del Papa in una disputa verbale, mossa che secondo gli analisti riflette la crescente impopolarita del presidente negli ambienti politici italiani.
Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha invece guadagnato consenso interno opponendosi in modo netto al conflitto, rifiutando anche di concedere basi militari. Il Times conclude che la pazienza europea verso una guerra non condivisa e al limite e che i leader del continente sono sempre meno disposti a tacere, anche a costo di incrinare i rapporti con Washington.
