Stati Uniti e Iran hanno concordato una tregua di due settimane: il conflitto viene temporaneamente congelato e lo Stretto di Hormuz e stato riaperto alla navigazione. Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato di aver accettato la proposta del primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, che ha svolto un ruolo di mediazione tra Washington e Teheran. Poco dopo anche l’Iran ha ufficializzato il suo assenso. Secondo la Cnn, citando una fonte della Casa Bianca, la tregua coinvolge anche Israele.
L’accordo e arrivato a meno di due ore dalla scadenza fissata da Trump, quando si paventava un attacco mirato alle centrali elettriche e ad altre infrastrutture energetiche iraniane. Il conto alla rovescia si e fermato prima delle 2 di notte dell’8 aprile (ora italiana), il termine indicato dalla Casa Bianca. La sospensione, per quanto temporanea, ha evitato un’escalation immediata. Lo Stretto di Hormuz, vitale per circa il 20% del commercio petrolifero mondiale, e stato riaperto per il transito delle navi.
L’annuncio di Trump
Trump ha dichiarato di aver accettato di sospendere gli attacchi previsti dopo colloqui con il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif e il generale Asim Munir, a condizione che l’Iran consenta un’apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz. Ha specificato che si tratta di un cessate il fuoco bilaterale della durata di due settimane.
Secondo Trump, gli Stati Uniti hanno raggiunto e superato gli obiettivi militari prefissati e sono avanzati nella definizione di un accordo per una pace duratura con l’Iran e per la stabilita in Medio Oriente. Ha inoltre riferito di aver ricevuto una proposta in 10 punti da parte dell’Iran, considerata una base praticabile per i negoziati, e ha affermato che molte delle questioni in passato controverse risultano ora in via di definizione. Il periodo di due settimane dovrebbe servire a finalizzare l’intesa.
L’annuncio di Teheran
Il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, ha dichiarato che se gli attacchi contro l’Iran cesseranno, le forze armate del Paese interromperanno le operazioni difensive. Per due settimane sara possibile il transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, coordinato con le forze armate iraniane e considerando eventuali limitazioni tecniche. Araghchi ha inoltre fatto riferimento a una richiesta statunitense di negoziati basati su una proposta in 15 punti e ha richiamato l’annuncio del presidente Usa circa l’accoglimento del quadro generale dei 10 punti avanzati dall’Iran come base per il dialogo.
La giornata cruciale
Nella giornata che ha preceduto la tregua, Trump aveva lanciato un avvertimento durissimo, provocando una rapida catena di reazioni. L’Iran ha sospeso alcuni sforzi negoziali, pur senza interrompere del tutto il dialogo. Il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref ha affermato che il Paese e pronto a ogni scenario e che la sicurezza nazionale e la protezione delle infrastrutture sono state valutate e pianificate nei dettagli. Nel frattempo si sono moltiplicate manifestazioni di sostegno attorno a ponti e impianti energetici.
Le autorita iraniane hanno chiamato a raccolta categorie come giovani, atleti, artisti, studenti e docenti, definiti patrimonio essenziale della nazione. La portavoce del governo Fatemeh Mohajerani ha definito le minacce di Trump un segno di ignoranza, sottolineando che la priorita del governo e la sicurezza dei cittadini e che la porta del dialogo resta aperta purche vi sia rispetto reciproco. Ha inoltre ricordato la resilienza storica dell’Iran di fronte alle crisi.
Lo scontro verbale e proseguito: il vicepresidente americano JD Vance ha dichiarato che gli Stati Uniti dispongono di strumenti non ancora utilizzati e che il presidente potrebbe ricorrervi qualora l’Iran non cambiasse comportamento. Alcuni hanno interpretato queste parole come un’allusione a opzioni estreme, mentre la Casa Bianca ha respinto tale interpretazione definendola infondata e criticando la lettura sensazionalistica delle dichiarazioni.
Il Pakistan, che ha mediato tra le parti nelle settimane precedenti, ha chiesto una proroga dell’ultimatum per consentire alla diplomazia di proseguire. Il primo ministro Shehbaz Sharif ha invitato l’Iran a mantenere aperto lo Stretto di Hormuz per un periodo corrispondente di due settimane come gesto di buona volonta. La proposta, avanzata a ridosso della scadenza, ha portato al congelamento dell’ultimatum e all’accordo provvisorio.
