Kharg Island back in US crosshairs but striking oil infrastructure is risky

L’isola iraniana di Kharg, nel Golfo Persico, e tornata nel mirino di attacchi statunitensi dopo quasi un mese. Punto nevralgico dell’industria petrolifera di Teheran, rappresenta uno degli obiettivi economici piu sensibili del conflitto in corso. Gia il 13 marzo era stata colpita nel corso di un’operazione del Comando Centrale Usa (Centcom) che aveva interessato oltre 90 obiettivi militari – tra cui depositi di mine navali e bunker missilistici – con l’indicazione ufficiale di aver risparmiato le infrastrutture petrolifere. Nelle ultime ore, riferisce il Wall Street Journal citando fonti anonime, gli Stati Uniti avrebbero preso di mira oltre 50 nuovi obiettivi militari sull’isola.

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Kharg si trova a circa 55 chilometri dal porto di Bushehr e e circondata da acque molto profonde. Pur estendendosi per soli otto chilometri, ospita la principale piattaforma di esportazione del petrolio iraniano. Attraverso oleodotti e terminali di carico, l’isola instrada il greggio dai giacimenti centrali e occidentali verso petroliere dirette soprattutto ai mercati asiatici, con la Cina tra i maggiori compratori. Normalmente dal terminal transitano tra 1,3 e 1,6 milioni di barili al giorno, e lo stoccaggio puo raggiungere decine di milioni di barili.

Il valore strategico di Kharg spiega anche perche finora le sue infrastrutture petrolifere non fossero state indicate come obiettivi principali. Neil Quilliam, analista di Chatham House citato dal Guardian, avverte che un attacco diretto potrebbe portare il prezzo del petrolio fino a circa 150 dollari al barile, rispetto ai circa 120 toccati nei momenti piu critici della crisi. Distruggere o paralizzare gli impianti significherebbe togliere dal mercato l’intero flusso delle esportazioni iraniane, mentre parte della produzione regionale risulta gia compromessa nello Stretto di Hormuz.

Anche un’eventuale occupazione militare dell’isola sarebbe estremamente complessa: richiederebbe un massiccio dispiegamento di forze e potrebbe creare uno stallo energetico. L’Iran continuerebbe a produrre petrolio senza poterlo esportare, mentre un controllore esterno potrebbe avere il terminale sotto controllo senza poterlo effettivamente utilizzare, con il rischio di aggravare l’instabilita dei mercati.

Oltre al ruolo economico, Kharg ha un forte valore simbolico per l’Iran. Abitata sin dall’antichita e contesa da potenze regionali ed europee nel corso dei secoli, divenne un importante hub petrolifero negli anni Sessanta e fu pesantemente bombardata durante la guerra Iran-Iraq negli anni Ottanta. Le sue acque profonde – tra le poche nel Golfo Persico ad accogliere superpetroliere – consentono ancora oggi l’attracco delle grandi navi che esportano la principale fonte di entrate della Repubblica Islamica.