La Cina si e offerta di mediare tra Stati Uniti e Iran per cercare di fermare l’escalation in Medio Oriente, in un contesto segnato da molteplici interessi strategici e dall’imminente visita di Donald Trump nel Paese, alleato di lunga data di Teheran e di Islamabad. Anche il Pakistan, gia intervenuto nei giorni scorsi dopo aver annunciato misure contro il vicino Afghanistan, propone il proprio ruolo di facilitatore per la pace. Pechino e Islamabad hanno appoggiato un piano in cinque punti per riaprire lo Stretto di Hormuz e limitare le tensioni esplose la mattina del 28 febbraio con attacchi attribuiti a Usa e Israele contro l’Iran e la risposta iraniana che ha interessato in particolare i Paesi del Golfo, con ripercussioni a livello internazionale. Nel frattempo, a Urumqi, nello Xinjiang, sono in corso incontri tra rappresentanti di Cina, Afghanistan e Pakistan; Islamabad aveva lanciato il 26 febbraio l’operazione Ghazab lil-Haq contro presunti “covi di terroristi” in Afghanistan, controllato dai talebani dal 2021.
L’economia al centro della diplomazia
Cina e Pakistan hanno ribadito che dialogo e diplomazia sono la strada da seguire per risolvere la crisi, al termine della visita a Pechino del ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar e dell’incontro con il capo della diplomazia cinese Wang Yi, incentrato sul tema dell’Iran. Secondo analisti citati dalla Bbc, Pechino potrebbe essere intervenuta non solo per motivi geopolitici ma anche per tutelare la stabilita economica che il presidente Xi Jinping considera prioritaria: uno shock energetico o una recessione globale danneggerebbero le industrie e le esportazioni cinesi.
Dopo le tensioni commerciali con gli Stati Uniti, la Cina ha guardato verso nuovi mercati: le esportazioni verso i Paesi del Medio Oriente sono cresciute lo scorso anno a un ritmo quasi doppio rispetto al resto del mondo. La regione e diventata il mercato in piu rapida espansione per le auto elettriche e Pechino e anche il principale investitore nel settore della desalinizzazione, fondamentale in un’area con scarsita d’acqua. Aziende cinesi, come la Power Construction Corporation of China, hanno progetti in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Oman e Iraq. Nel frattempo, la Cina mantiene relazioni sia con Paesi amici degli Stati Uniti, come l’Arabia Saudita, sia con attori contrari agli Usa, come l’Iran, da cui importa grandi volumi di petrolio. Tre anni fa Pechino era stata protagonista del riavvicinamento tra Arabia Saudita e Iran.
Per Pechino la priorita rimane lo sviluppo economico, osserva Zhu Yongbiao, esperto di Medio Oriente citato dalla Bbc, e c’e consenso sulla necessita di evitare un coinvolgimento diretto in un conflitto. La Repubblica Popolare, inoltre, dispone di capacita militari limitate nella regione; la sua base piu vicina e a Gibuti. Sul piano politico, il ruolo di mediatore della Cina e valutato alla luce delle critiche ricorrenti su diritti umani, dell’avvicinamento alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina del 2022 e delle posizioni su Taiwan. E in questo quadro che e attesa la visita di Trump a meta maggio.
Il Pakistan, dal canto suo, si e proposto non solo per mediare ma anche per ospitare eventuali colloqui tra delegazioni statunitensi e iraniane, nonostante sia impegnato in violenti scontri con l’Afghanistan. A Urumqi sono in corso colloqui tra rappresentanti di Pakistan, Afghanistan e Cina, ha confermato il ministero degli Esteri di Islamabad, citato dal quotidiano Dawn: l’obiettivo sarebbe condividere valutazioni sull’escalation, senza aspettarsi svolte immediate, mentre Pechino spinge per misure di fiducia reciproca. Fonti diplomatiche riferiscono che il Pakistan e preoccupato per la presenza di presunti covi del Tehreek-i-Taliban Pakistan (TTP) in Afghanistan. Secondo quanto riportato dalla Nbc News da quattro funzionari – due di Islamabad e due di Kabul – la Cina sta svolgendo un ruolo di mediatore. Intanto il mondo attende le dichiarazioni di Trump.
