Salvo sorprese, e nonostante la disponibilita mostrata da Paesi come il Pakistan, al momento non sembrano sussistere le condizioni per un negoziato tra Washington e Teheran: le posizioni restano inconciliabili e il rischio concreto e che la fine del conflitto passi attraverso una nuova escalation. E questo il giudizio espresso all’Adnkronos da Giampiero Massolo, ex segretario generale della Farnesina e direttore dell’Osservatorio sul Rischio Geopolitico della Luiss, che non prevede una conclusione rapida della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran iniziata il 28 febbraio scorso.
Massolo parte dalla constatazione che sono cadute due ipotesi iniziali: la prima e quella di una massiccia invasione di terra, scenario che l’ex presidente Donald Trump non sembra voler perseguire; la seconda e l’idea di dichiarare vittoria e ritirarsi rapidamente, opzione smentita dagli sviluppi sul terreno e dal fatto che il regime iraniano, pur diverso e militarizzato, non e collassato. Inoltre, finche lo Stretto di Hormuz resta chiuso, un ritiro completo non e praticabile.
In questa situazione – con la pazienza dei mercati limitata e la base elettorale americana poco propensa a un impegno prolungato – occorre adattare le mosse alla realta: o si cerca un negoziato, oppure si procede con un’ulteriore escalation militare, osserva Massolo.
Secondo l’analisi dell’ex diplomatico, Trump ha bisogno di uscire da questa guerra con una vittoria, e questa sarebbe piu facilmente ottenibile attraverso un accordo negoziale. Sul piano militare pero gli Stati Uniti avrebbero gia ottenuto risultati significativi: hanno rallentato o sospeso la corsa nucleare iraniana su base temporanea, ridotto in modo rilevante capacita missilistiche e inflitto danni gravi alle forze convenzionali, oltre ad assicurarsi il controllo dello spazio aereo. Rimane pero il rischio di ritorsioni asimmetriche.
Nel quadro negoziale ipotizzato dagli Stati Uniti, l’obiettivo sarebbe ottenere la resa o forti concessioni del regime e il controllo dello Stretto di Hormuz, offrendo in cambio un alleggerimento delle sanzioni. Dall’altra parte, l’Iran e consapevole del proprio potere di pressione e potrebbe chiederere contropartite consistenti, come riparazioni di guerra o la chiusura delle basi statunitensi nella regione.
Per questi motivi Massolo ritiene che, a meno di sviluppi imprevisti, non ci siano oggi le basi per un negoziato efficace: l’arrivo di nuovi assetti militari nella regione indica piuttosto l’avvio di una fase di ulteriore escalation mirata a logorare la resistenza iraniana. In sintesi, le condizioni di partenza per un accordo non appaiono promettenti e le posizioni restano difficilmente conciliabili.
