Trump touts strong talks with Iran to end the war, Tehran calls them only contacts

Dall’ultimatum alla possibile distensione: Donald Trump annuncia un’inversione di rotta e sostiene che gli Stati Uniti si stanno avvicinando a una soluzione che possa porre fine alle ostilita con l’Iran. Teheran pero nega che siano in corso negoziati diretti, parlando invece di contatti intermediati che delineano una situazione piu complessa rispetto alla versione americana.

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La dichiarazione di Trump

Il presidente degli Stati Uniti afferma: “Sono lieto di annunciare che negli ultimi due giorni gli Stati Uniti e l’Iran hanno avuto colloqui molto positivi e produttivi riguardo a una risoluzione completa e totale delle nostre ostilita in Medio Oriente”. Come primo passo concreto, Trump annuncia lo stop temporaneo alle operazioni contro gli impianti energetici iraniani: “Ho dato istruzioni al dipartimento per la Guerra di sospendere per cinque giorni ogni attacco contro centrali elettriche e infrastrutture energetiche“. I media israeliani riportano che Trump avrebbe indicato il 9 aprile come possibile data per la chiusura del conflitto.

Secondo il presidente, la de-escalation dovrebbe anche facilitare una soluzione alla crisi nello Stretto di Hormuz, il cui blocco ha gia avuto effetti sul traffico petrolifero e sui prezzi dei carburanti. “Lo Stretto di Hormuz sara riaperto molto presto”, afferma Trump, prevedendo una forma di controllo congiunto dell’area. Il presidente sostiene che le iniziative siano partite dall’Iran: “Hanno chiamato loro, non sono stato io a chiamare. Vogliono stringere un accordo”, dice, rifiutando di assumersi la paternita dell’apertura.

Nel discorso presidenziale si trova anche l’obiettivo di smantellare il programma nucleare iraniano e di ottenere i 440 chilogrammi di uranio gia prodotti da Teheran: “Vogliamo l’uranio arricchito”, afferma Trump. Per i contatti con l’Iran, secondo lui Washington si confronta con “un uomo che, a mio avviso, e il piu rispettato e il leader”, identificato dai media, in particolare Ynet, con Mohammed Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento. Trump mette invece in dubbio il coinvolgimento della Guida Suprema Mojtaba Khamenei, sostenendo che non si abbiano notizie certe sulla sua situazione.

Diplomazia in movimento

I contatti diplomatici avvengono su piu canali. Secondo ricostruzioni, inviati della Casa Bianca come Jared Kushner e Steve Witkoff avrebbero riavviato colloqui con Teheran, includendo scambi con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Paesi quali Turchia, Egitto e Pakistan avrebbero trasmesso messaggi tra Washington e Teheran e tenuto incontri separati con le controparti. I mediatori stanno lavorando per organizzare un incontro a Islamabad tra le delegazioni iraniana e statunitense; la scadenza di cinque giorni indicata da Trump farebbe ipotizzare un appuntamento nei prossimi giorni, con una delegazione iraniana che potrebbe comprendere Ghalibaf. Sul fronte statunitense, oltre a Witkoff e Kushner, e stato segnalato il coinvolgimento del vicepresidente Jd Vance, che avrebbe confronti anche con il premier israeliano Benjamin Netanyahu sui termini di un possibile accordo.

Nonostante le aperture diplomatiche, le operazioni militari statunitensi proseguono: non sono state modificate le pianificazioni per l’invio di rinforzi in Medio Oriente, che includono circa 2.200 Marines e l’arrivo di ulteriori navi. I Marines dovrebbero iniziare a sbarcare a partire da venerdi, lo stesso giorno indicato da Trump come termine per la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Il Pentagono sta inoltre valutando l’invio di circa 3.000 paracadutisti della 82 Divisione Aviotrasportata come forza di pronto intervento, con lo scopo, se necessario, di occupare l’isola di Kharg, principale polo per l’export petrolifero iraniano.

Teheran frena: “Contatti, non negoziati”

Da Teheran arrivano dichiarazioni pubbliche che contraddicono la versione di Washington. Il presidente del Parlamento, Mohammed Bagher Ghalibaf, su X scrive che “il popolo iraniano chiede una punizione completa e severa per gli aggressori” e che i funzionari iraniani sostengono la Guida Suprema e la posizione del Paese fino al raggiungimento di questo obiettivo. Ghalibaf aggiunge inoltre che “non sono stati condotti negoziati con gli Stati Uniti” e accusa la diffusione di notizie false finalizzate a manipolare i mercati finanziari e petroliferi.

Il Ministero degli Esteri iraniano conferma di aver ricevuto, tramite “Paesi amici”, messaggi che descriverebbero una richiesta statunitense di colloqui per porre fine alla guerra, ma nega l’esistenza di negoziati in corso: secondo il portavoce Esmaeil Baqaei non ci sono state trattative dirette negli ultimi 24 giorni del conflitto imposto. Al contempo, un alto funzionario iraniano ha riferito ad Al Jazeera che messaggi sono stati effettivamente scambiati tramite Egitto e Turchia in uno spirito di buona volonta per ridurre le tensioni, delineando cosi una realta piu sfumata dietro le dichiarazioni ufficiali.

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