Via diplomatica o intervento militare se i negoziati fallissero: il presidente Trump ha sospeso momentaneamente l’ipotesi di raid in attesa di verificare gli esiti del nuovo round di colloqui con Teheran, che l’Oman ha annunciato si terranno a Ginevra. Questi incontri sarebbero programmati per giovedi prossimo e, secondo quanto riferito, sono subordinati alla consegna di una bozza di proposta agli inviati americani entro 48 ore.
Dal canto suo l’Iran continua a manifestare disponibilita al dialogo – definendo probabile una soluzione negoziale – ma avverte gli Stati Uniti: il ministro degli Esteri ha dichiarato che qualsiasi attacco sara considerato un atto di aggressione e che Teheran si difendera, compreso il colpire basi americane nella regione.
Diplomazia o attacco, l’agenda di Trump
Il New York Times, citando fonti informate sugli ambienti dell’amministrazione Usa, riferisce che Trump avrebbe comunicato ai suoi consiglieri che se la diplomazia o un’azione mirata iniziale non porteranno l’Iran a rinunciare al programma nucleare, prendera in considerazione un intervento militare piu ampio nei mesi a venire, con l’obiettivo di rimuovere i vertici del Paese.
I consiglieri hanno spiegato che non sono state prese decisioni definitive, ma che il presidente sarebbe incline a un’azione iniziale nei prossimi giorni pensata per costringere i leader iraniani a rinunciare alla capacita di produrre un’arma nucleare.
Tra gli obiettivi ipotizzati figurano il quartier generale del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran), impianti del programma nucleare e strutture legate al programma missilistico balistico.
Se queste misure non dovessero sortire l’effetto auspicato, Trump avrebbe lasciato aperta la possibilita di un intervento militare entro la fine dell’anno, mirato a rimuovere la guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei.
Secondo quanto riportato, i piani per possibili attacchi sarebbero stati discussi mercoledi scorso nella Situation Room della Casa Bianca, con la partecipazione di figure come il vicepresidente J.D. Vance, il Segretario di Stato Marco Rubio, il generale Dan Caine (capo dello Stato Maggiore Congiunto), il direttore della CI John Ratcliffe e Susie Wiles, capo dello staff della Casa Bianca.
La condizione Usa per i negoziati
Axios riporta che l’amministrazione Usa avrebbe posto una condizione per inviare delegati a Ginevra: Steve Witkoff e Jared Kushner avrebbero in programma la missione a patto che l’Iran invii rapidamente una bozza di proposta. Un alto funzionario Usa avrebbe affermato che, una volta ricevuto il testo, gli Stati Uniti sarebbero pronti a incontrarsi per avviare negoziati dettagliati finalizzati a verificare la possibilita di un accordo sul nucleare.
Il funzionario ha aggiunto che l’amministrazione e Teheran potrebbero discutere prima un’intesa provvisoria per poi negoziare un accordo completo sul controverso programma nucleare iraniano.
Iran lavora a un accordo ma lancia il monito
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha detto in un’intervista a Cbsnews di ritenere ancora possibile una soluzione diplomatica vantaggiosa per entrambe le parti, sottolineando che i negoziatori stanno lavorando sugli elementi di un accordo e su una bozza del testo.
Araghchi ha espresso la speranza che nel prossimo incontro a Ginevra si possa lavorare su questi elementi e preparare un buon testo per raggiungere un accordo rapido.
Al tempo stesso ha ribadito che, in caso di attacco americano, l’Iran si considera legittimato a difendersi: un’azione contro Teheran sarebbe giudicata un atto di aggressione e la risposta iraniana sara presentata come autodifesa.
Il ministro ha inoltre osservato che, non potendo i missili iraniani colpire direttamente il territorio statunitense, una risposta pratica sarebbe il colpire obiettivi americani nella regione, in particolare basi militari.
Pressing su Trump per scongiurare attacco
Sempre secondo Axios, il senatore repubblicano Lindsey Graham ha detto che intorno a Trump ci sono consiglieri che lo esortano a non attaccare l’Iran. Graham ha pero dichiarato di aver suggerito al presidente di ignorare alcuni di questi consigli, mentre nella cerchia ristretta attorno a Trump non mancano dubbi sull’opportunita di un cambiamento di regime in Iran.
Graham, rientrato da una visita in Medio Oriente (Israele, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita), si e detto convinto che esista la possibilita di un cambiamento storico in Iran. Pur riconoscendo i timori per un’ampia operazione militare nella regione, ha messo in guardia sulle conseguenze di non intervenire di fronte a minacce percepite.
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