Israele, “Hamas ha iniziato il recupero dei cadaveri degli ostaggi”. Trump apre a “cambiamenti” sul piano Gaza

Hamas è desiderosa di raggiungere un accordo per porre fine alla guerra in corso nella Striscia di Gaza. Lo ha dichiarato una fonte vicina a Hamas che ha parlato a condizione di anonimato. ”Hamas è molto interessata a raggiungere un accordo per porre fine alla guerra e avviare immediatamente il processo di scambio dei prigionieri, nel rispetto delle condizioni sul campo”, ha affermato la fonte palestinese aggiungendo che Israele ”non deve ostacolare l’attuazione del piano del presidente Trump. Se l’occupazione ha reali intenzioni di raggiungere un accordo, Hamas è pronta”.

La fonte ha aggiunto che ”i negoziati mirano a discutere la tempistica per la preparazione delle condizioni sul campo per il trasferimento dei prigionieri detenuti a Gaza, come preludio all’avvio del processo di scambio di prigionieri”. Inoltre, durante le comunicazioni con i mediatori, secondo la fonte ”Hamas ha insistito sul fatto che è essenziale che Israele interrompa le operazioni militari in tutte le aree della Striscia di Gaza, cessi tutte le attività aeree, di ricognizione e con i droni e si ritiri dall’interno della città di Gaza”. E “parallelamente alla cessazione delle attività militari israeliane, Hamas e le fazioni della resistenza interromperanno anche le loro operazioni e azioni militari”, ha aggiunto la fonte.

Secondo la fonte, si prevede che i colloqui includeranno anche discussioni sulle mappe che Israele fornirà, indicanti i percorsi e le tempistiche del ritiro, che coincideranno con il processo di scambio dei prigionieri. Secondo il piano statunitense, Hamas dovrebbe rilasciare i restanti 48 ostaggi, circa 20 dei quali si ritiene siano ancora vivi, entro tre giorni. Dovrebbe inoltre rinunciare al potere e procedere al disarmo. In cambio, Israele dovrebbe interrompere l’assalto e si ritirarsi da gran parte del territorio, liberare centinaia di prigionieri palestinesi e consentire l’afflusso di aiuti umanitari e l’eventuale ricostruzione.

Netanyahu: “Attuazione piano solo con rilascio tutti ostaggi”

Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato oggi che non intende procedere con gli altri punti del piano di pace del presidente Donald Trump finché tutti gli ostaggi non saranno stati liberati. “Non passeremo ad alcuna delle 21 clausole finché la prima – il rilascio di tutti gli ostaggi, vivi e morti – finché l’ultimo ostaggio, ognuno di loro, non sarà entrato in territorio israeliano”, ha dichiarato Netanyahu. “Solo allora passeremo ad altre clausole”, ha aggiunto intervenendo all’Israel’s Heroes Forum, un gruppo di famiglie i cui cari sono stati uccisi durante gli attacchi di Hamas del 7 ottobre o nella guerra a Gaza che ne è seguita.

In Egitto i negoziati di pace

Al Cairo si stanno dirigendo l’inviato statunitense per il Medio Oriente Steve Witkoff e il genero del presidente Usa, Jared Kushner. Obiettivo: finalizzare i dettagli tecnici del rilascio degli ostaggi e discutere un accordo di cessate il fuoco duraturo, dopo che Hamas si era dichiarata pronta a liberare gli ostaggi. Una delegazione di Hamas guidata da Khalil al-Hayya arriverà nella capitale egiziana questo pomeriggio.

In un’intervista, Trump ha dichiarato che “siamo molto vicini” a raggiungere un accordo e ha esortato Hamas ad agire rapidamente, altrimenti tutto sarà annullato. Mentre il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu ha affermato di sperare di riportare a casa tutti gli ostaggi rimasti nei prossimi giorni. Nel frattempo le operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza sono state temporaneamente sospese.

Secondo la pubblicazione saudita Asharq al-Awsat, che cita una fonte a conoscenza dei colloqui, durante gli incontri al Cairo le comunicazioni avverranno per il tramite di mediatori egiziani e qatarini, che saranno ospitati nello stesso edificio della delegazione israeliana, di Witkoff e Kushner. Una fonte di Hamas aveva precedentemente confermato alla stessa pubblicazione che l’organizzazione è favorevole al raggiungimento di un accordo e che i prossimi negoziati mirano a discutere la preparazione delle condizioni sul terreno necessarie per il trasferimento degli ostaggi dalla Striscia di Gaza in Israele. Gli ostaggi, secondo una fonte a conoscenza dei negoziati ha affermato verranno rilasciati gradualmente nel corso di diversi giorni, secondo un accordo predeterminato basato sulle condizioni militari e di sicurezza sul terreno.

“Sapremo molto presto se Hamas fa sul serio” rispetto ai colloqui per finalizzare l’accordo per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e il rilascio degli ostaggi israeliani ancora trattenuti, ha dichiarato il Segretario di Stato americano Marco Rubio sottolineando che “la seconda fase, quella del disarmo e della smobilitazione, non sarà facile, sarà dura”. Secondo Rubio ”c’è ancora del lavoro da fare”, ma ”sono in corso incontri sull’accordo tra Israele e Hamas” e ”si spera che questo accordo venga finalizzato molto rapidamente”.

900mila palestinesi hanno lasciato Gaza City

Il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che circa 900mila residenti hanno evacuato Gaza City, dove l’esercito israeliano sta conducendo operazioni per espellere i combattenti del movimento islamista palestinese Hamas. “La decisione di occupare Gaza, il crollo di torri a più piani e la forza delle manovre delle forze israeliane in città hanno portato all’evacuazione di circa 900mila residenti verso sud, esercitando un’enorme pressione su Hamas e sui paesi che la sostengono”, ha dichiarato Katz in un discorso a Gerusalemme.

Prima dell’inizio delle operazioni militari in questa città palestinese settentrionale, le Nazioni Unite stimavano il numero di persone che vivevano a Gaza City e nei dintorni a circa un milione. Il mese scorso, ai civili è stato ordinato di evacuare tutte le aree di Gaza City e di dirigersi verso una zona umanitaria designata da Israele nel sud di Gaza.

Il tasso di palestinesi che abbandonano l’area è aumentato nelle ultime settimane, con l’avanzata dell’IDF verso Gaza City, secondo i dati israeliani. Tuttavia, sottolinea il Times of Israel, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari ha riferito il 2 ottobre che si stima che “centinaia di migliaia di persone rimangano a Gaza City e nel governatorato di Gaza Nord”.

Ancora morti negli attacchi israeliani

Nelle ultime 24 ore 63 persone sono state uccise e 153 ferite dal fuoco israeliano nella Striscia di Gaza. Ad annunciarlo è stato il Ministero della Salute della Striscia, controllata da Hamas, precisando che due delle persone uccise e 30 di quelle ferite stavano cercando di procurarsi aiuti umanitari presso i punti di distribuzione quando sono state colpite. Il conteggio del Ministero indica che 67.139 persone sono state uccise e 169.583 ferite dal fuoco israeliano dal 7 ottobre 2023.

L’esercito – sottolinea il Times of Israel – afferma di essere ancora operativo a Gaza City, e lancia avvertimenti ai residenti di non tornarvi, perché sarebbe “estremamente pericoloso”.

Dichiarazione congiunta 8 paesi arabi: “Bene disponibilità Hamas”

I ministri degli Esteri di Qatar, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Pakistan, Turchia, Arabia Saudita ed Egitto hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui lodano la “disponibilità” di Hamas a soddisfare le richieste chiave contenute nella proposta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per porre fine alla guerra a Gaza ed esprimono il loro sostegno a un eventuale ritiro completo delle forze armate israeliane da Gaza e al ritorno dell’Autorità Palestinese. Lo riporta il Times of Israel.

I diplomatici accolgono con favore “le misure intraprese da Hamas in merito alla proposta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di porre fine alla guerra a Gaza, rilasciare tutti gli ostaggi, vivi o deceduti, e avviare immediatamente i negoziati sui meccanismi di attuazione”.

I ministri degli Esteri esprimono inoltre il loro sostegno all’appello di Trump a Israele affinché cessi i bombardamenti su Gaza e “accolgono con favore l’annuncio di Hamas della sua disponibilità a cedere l’amministrazione di Gaza a un Comitato Amministrativo Palestinese di transizione composto da tecnocrati indipendenti”, si legge nella dichiarazione.

Dichiarano infine di essere pronti a lavorare per un accordo globale che “garantisca la consegna senza restrizioni degli aiuti umanitari a Gaza, assicuri che non vi sia nessuno sfollamento del popolo palestinese e nessuna misura che minacci la sicurezza dei civili, il rilascio degli ostaggi, il ritorno dell’Autorità Palestinese a Gaza, l’unificazione di Gaza e della Cisgiordania e il raggiungimento di un meccanismo che garantisca la sicurezza di tutte le parti, in modo da portare al completo ritiro di Israele e alla ricostruzione di Gaza, creando un percorso verso una pace giusta sulla base della soluzione dei due Stati”.

Houthi rivendicano lancio missile contro Israele: “Monitoriamo sviluppi a Gaza”

I ribelli Houthi dello Yemen hanno rivendicato l’attacco missilistico balistico di questa mattina contro Israele, sostenendo di aver preso di mira “diversi obiettivi sensibili” nell’area di Gerusalemme utilizzando un missile con testata a grappolo. Secondo l’esercito, il missile è stato intercettato con successo durante l’attacco prima dell’alba. Non sono stati segnalati feriti o danni. Gli Houthi annunciano che stanno “monitorando gli sviluppi a Gaza” nel contesto della proposta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per porre fine alla guerra. “I risultati di questi sviluppi saranno affrontati in modo da soddisfare le richieste del nostro popolo palestinese oppresso”, affermano gli Houthi, aggiungendo che continueranno i loro attacchi contro Israele “finché l’aggressione contro Gaza non cesserà e l’assedio non sarà revocato”.

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