Economia circolare nel settore edilizio: il futuro del restauro architettonico

Oggi si parla sempre più del concetto di economia circolare. Nel restauro architettonico, questa visione consente di preservare l’identità riducendo il consumo di risorse, l’impatto sull’ambiente e i costi di ciclo di vita. Ciò che si sta verificando non è un trend destinato a passare, ma un metodo che unisce scienza dei materiali, progettazione e cantieristica efficiente. L’obiettivo è semplice, ma allo stesso tempo ambizioso: restituire funzionalità e bellezza agli edifici, chiudendo i cicli di materia ed energia.

Materiali sostenibili e bioedilizia per il restauro circolare

La scelta dei materiali è il primo fattore da considerare. In un approccio che si rivolge alla bioedilizia, contano molto la compatibilità chimico-fisica con le strutture storiche, la traspirabilità, l’assenza di sostanze nocive e la provenienza da filiere controllate.

In questo quadro si inserisce l’esperienza di Calchera San Giorgio, realtà che studia le antiche ricette del costruire e formula leganti, malte e intonaci dedicati al restauro storico e all’edilizia sostenibile, con materie prime selezionate e con componenti che derivano dal riciclo per ridurre l’impronta ambientale mantenendo la qualità delle prestazioni.

Il centro di ricerca e formulazione dell’azienda opera seguendo una logica circolare: riparte dai saperi costruttivi originari, li rilegge alla luce delle esigenze progettuali contemporanee e individua miscele coerenti con i materiali locali che caratterizzano la fisica degli edifici e la loro identità culturale.

La selezione avviene escludendo sostanze pericolose per salute e ambiente, in modo da garantire sia la sicurezza in cantiere sia la durata dell’opera. Si ottiene così un ricco insieme di prodotti compatibili e tracciabili, adatti a consolidamento, risanamento e protezione.

Progettazione che si rivolge al riuso e al ciclo di vita

L’economia circolare entra nel progetto fin dalle prime fasi di rilievo. Infatti, tramite una diagnosi preventiva, si può distinguere ciò che può essere conservato, riparato o sostituito e si pianificano le azioni da compiere, privilegiando sistemi a secco quando possibile. Il punto principale su cui riflettere non dovrebbe essere costituito dal costo iniziale, ma dal costo totale insieme all’impatto ambientale lungo gli anni.

È proprio la valutazione del ciclo di vita che consente di prendere le decisioni: si fa affidamento, quindi, a leganti a base di calce naturale compatibili con murature storiche, ad aggregati locali che riducono i trasporti, ad additivi minerali per migliorare le prestazioni senza creare criticità in termini di compatibilità.

Quando un elemento non può essere mantenuto, si esplora il riuso direttamente sul luogo, per esempio i frammenti come inerti per sottofondi o il riutilizzo di pietre e laterizi recuperati. In questo caso, l’obiettivo consiste nel limitare rifiuti e nuovi prelievi di materia.

Tecniche tradizionali e innovative: compatibilità e prestazioni

Restaurare in ottica circolare vuol dire saper unire tecniche storiche e conoscenza moderna dei materiali. Sono diverse le opportunità: ad esempio, le malte di calce, con granulometrie e addensanti che si abbinano bene ai contesti originari, rendono possibili scambi igrometrici corretti e determinano una riduzione di fenomeni di incompatibilità meccanica.

In molti casi si adottano sistemi di consolidamento a bassa invasività, caratterizzati da iniezioni con leganti compatibili o intonaci armati con reti non invasive. Si aggiunge, quindi, il minimo necessario e si rende sempre possibile un futuro intervento di manutenzione o rimozione.

Inoltre, le finiture traspiranti, gli intonaci deumidificanti minerali e le pitture a base di leganti naturali determinano un miglioramento del comfort, senza che l’edificio sia completamente chiuso. Per i ponti termici si valutano soluzioni leggere e compatibili con i supporti, privilegiando correzioni localizzate e stratigrafie sottili.

Tutte le operazioni subiscono delle verifiche che riguardano la traspirabilità, la capillarità, le dilatazioni termiche e l’adesione, allo scopo di ridurre il rischio di fessurazioni e di distacchi. Da non trascurare nemmeno il monitoraggio nel corso del tempo, per analizzare man mano l’opera realizzata.