Maurizio Forestieri: “Per fare animazione serve cultura, non basta la tecnica”


Il regista e produttore a ‘Cartoons on the Bay’ di Pescara dove ha ricevuto il Premio alla Carriera. “Ai giovani dico anche che bisogna faticare perché se non si fatica non si cresce”
Pescara, 4 giu. Per fare questo mestiere bisogna frequentare scuole specializzate nell’animazione in modo da sviluppare una tecnica sicura, ma serve soprattutto la cultura, una cosa che spesso manca alle nuove generazioni. Ne è convinto Maurizio Forestieri, disegnatore, regista e produttore di fama internazionale, protagonista a ‘Cartoons on the Bay’, il festival dell’animazione e della transmedialità in corso a Pescara, promosso dalla Rai e organizzato da Rai Com, dove ha ricevuto il Premio alla Carriera. “Sono felice e onorato di questo premio e lo prendo come un buon auspicio per il futuro, anche se in 35 anni di carriera ho già fatto molte cose”, dice Forestieri in un’intervista all’Adnkronos.
Impegnato su tematiche sociali, il regista e produttore spiega che il suo ultimo lavoro ‘La custodia “riguarda il tema molto forte dei profughi e purtroppo è ancora più di attualità in questo momento con il conflitto in Ucraina. E’ un progetto in collaborazione con Rai Ragazzi, Unicef e Unar e tratta in maniera fantastica quello che è il dramma dei profughi che scappano dalla guerra e soprattutto il diritto al futuro che tutti i bambini hanno e invece viene loro negato dalle circostanze. Mentre è dovere della nostra civiltà darglielo”. Forestieri spiega che per i temi sociali “l’animazione è sempre un buon veicolo di comunicazione sia per i bambini che per gli adulti perché è molto diretta e molto sintetica”. E l’Italia, secondo il fondatore di Graphilm Enterteninment, “ha grandissimi talenti e grande creatività, e la produzione cinematografica e televisiva in questi anni sono aumentate. Certo – osserva – misurarsi con un’industria così grande come quella statunitense è sempre un problema ma non solo per l’Italia, direi per l’Europa. Penso che il futuro del settore sia nella grande collaborazione tra Paesi europei, abbiamo tanti talenti se non scappano…”.
La formazione di Forestieri arriva da “studi artistici. Ho fatto l’Accademia di Belle Arti ma avevo sempre il pallino dell’animazione – confessa – Poi ho frequentato il centro sperimentale di scenografia. Il mio maestro è stato Lele Luzzati assieme a Giulio Gianini, che è stato un po’ anche il mio padre putativo. Insomma, personaggi che hanno ottenuto due nomination all’Oscar con ‘Gazza ladra’ (1965) e ‘Pulcinella’ (1973). Poi nel 1988 ho fondato la società di produzione ‘Graphilm’ che non solo è viva e vegeta ma è anche molto cresciuta con una partecipazione francese”.
Rispetto agli inizi, con l’avvento del digitale il lavoro dell’animatore è completamente cambiato. “Il digitale ha migliorato e facilitato tantissimo il processo di lavoro che prima era molto più artigianale e lungo. Si dipingeva, si disegnava su carta, c’erano la macchina da presa, la moviola, la pellicola, lo scotch, la gomma da cancellare e il temperino. Era certamente più ‘romantico’, ma quello che allora facevamo in due giorni adesso lo facciamo in due minuti”, spiega Forestieri che ha avuto anche una forte formazione cinematografica con personaggi che hanno fatto la storia del cinema italiano come Tosi, De Santis, De Laurentiis e tanti altri.
E ai i giovani che vogliono intraprendere questo mestiere dice: “Bisogna frequentare scuole specializzate nella tecnica dell’animazione. Ma poi occorre non fermarsi solo all’arte tecnica ma raffinarsi anche culturalmente. Una cosa che manca alle nuove generazioni, non solo per colpa loro ma anche a causa dei tempi, è la mancanza di cultura cinematografica e di cultura generale che è un grandissimo valore aggiunto”. E cita l’intervento a ‘Cartoons on the Bay’ del collega spagnolo Carlos Grangel, papà di personaggi come la sposa cadavere e Balto’: “Mi ha riempito il cuore sentirgli dire che per i personaggi di ‘Madagascar’ si è ispirato all’arte africana, oppure che prende spunti da Degas o Caravaggio. Ad esempio sono dell’idea che se il pittore toscano del XV secolo, Paolo Uccello, fosse vissuto ai tempi nostri avrebbe fatto l’animatore, avrebbe lavorato alla Disney o alla Dreamsworks. Lui aveva proprio il movimento dentro, era un pittore che non stava fermo. Quando disegnava sentivi già che aveva un afflato futurista. Ecco – chiosa Forestieri – la cultura evita che si creino cose dozzinali oppure che non si metta il cuore nella propria opera”.
Ultimo consiglio che Forestieri dà ai giovani “è quello di faticare. La fatica è un altra cosa che non si conosce ma che fa parte del nostro lavoro e dalla nostra crescita. Se non si fatica non si cresce, non si può pensare che facciano tutto le macchine o che tutto sia immediatamente fatto e perfetto. Anche lo sbaglio o il non raggiungimento di un obiettivo permette di andare avanti”, conclude.

(Adnkronos)